Vai al contenuto
Newsletter

DirittoSocietà

Femminicidio Milena Vitanova: marito arrestato al cimitero

Femminicidio Milena Vitanova a Piacenza: il marito Hako Vitanov, 59 anni, ha confessato al 112 e si è recato sulla tomba del figlio, dove è stato arrestato.

Di Nicola Paparusso

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Femminicidio Milena Vitanova: il palazzo di via Pastore a Piacenza
Immagine generata con IA

Il femminicidio Milena Vitanova ha sconvolto Piacenza nel pomeriggio dell'8 maggio 2026. La donna di 56 anni, casalinga di origine macedone, è stata uccisa a coltellate nell'appartamento al sesto piano di un palazzo di via Pastore, nel quartiere Farnesiana. A confessare il delitto è stato il marito, Hako Vitanov, 59 anni, magazziniere, che dopo aver chiamato il 112 è fuggito al cimitero e si è seduto sulla tomba del figlio Metodij, morto in un incidente stradale nel 2020. È stato arrestato lì poco più di due ore dopo, mentre tentava di togliersi la vita tagliandosi le vene.

Femminicidio Milena Vitanova: la confessione al 112

Erano circa le 15:25 quando una vicina di pianerottolo, secondo quanto raccolto da Libertà, ha sentito un grido provenire dall'appartamento di fronte al suo. «Ho guardato l'orologio a muro: erano le tre e venticinque. Non ho dato peso a quel grido», ha riferito. Pochi minuti dopo l'arrivo delle prime sirene in strada, l'utente del 112 era già in fuga. Tuttavia non era stato un passante a chiamare i soccorsi, bensì lo stesso Vitanov: «Venite, ho ammazzato mia moglie», avrebbe detto all'operatore prima di interrompere la comunicazione.

Infatti, prima della telefonata, l'uomo aveva avuto la lucidità di accompagnare due dei quattro figli viventi a casa di uno zio, distante poche centinaia di metri. Solo dopo aver messo i ragazzi al riparo è tornato in via Pastore, ha composto il numero di emergenza e si è dileguato a bordo della propria auto, oggi sotto sequestro giudiziario.

La scena del crimine in via Pastore

Quando i carabinieri della compagnia di Piacenza hanno fatto irruzione nell'appartamento, hanno trovato Milena Vitanova riversa nel soggiorno, in una macchia di sangue dietro la testa. Accanto al corpo c'era il coltello da cucina utilizzato per colpirla. Le mani della 56enne presentavano evidenti segni di difesa, lesioni che gli inquirenti considerano un indizio della violenza estrema dell'aggressione. L'autopsia, disposta dalla procura di Piacenza, dovrà chiarire numero ed esatta sequenza dei colpi.

Femminicidio Milena Vitanova: il palazzo di via Pastore a Piacenza
Il palazzo di via Pastore a Piacenza dove si è consumato il femminicidio di Milena Vitanova. · Immagine generata con IA

L'abitazione è stata posta sotto sequestro e i rilievi della scientifica sono proseguiti fino a tarda sera. Secondo quanto riferito da ANSA Emilia-Romagna, l'inchiesta è coordinata dalla procura piacentina sotto l'ipotesi di omicidio volontario aggravato dal vincolo coniugale. Gli investigatori non escludono altre aggravanti, una volta accertato il movente.

L'arresto sulla tomba del figlio Metodij

La fuga di Hako Vitanov si è chiusa al Cimitero Monumentale di Piacenza, davanti alla lapide del figlio Metodij. Il giovane era morto nel 2020, insieme alla cugina Marija, quando l'auto su cui viaggiavano sbandò contro un albero e prese fuoco. Una tragedia che, raccontano gli amici della famiglia, aveva segnato in modo irreversibile la coppia. Quando i carabinieri lo hanno individuato, intorno alle 17:30, il 59enne aveva già iniziato a tagliarsi le vene con una lama.

I sanitari del 118, intervenuti sul posto, lo hanno medicato direttamente al cimitero. Successivamente è stato condotto in caserma, ascoltato e formalmente arrestato. Quindi è stato trasferito nel carcere delle Novate, dove sarà interrogato nei prossimi giorni dal pubblico ministero. Il quadro è quello dei reati cosiddetti «d'impeto», ma gli inquirenti vogliono capire se ci siano stati segnali premonitori non raccolti.

Cimitero Monumentale di Piacenza dove e stato arrestato Hako Vitanov
Il Cimitero Monumentale di Piacenza, dove l'uomo è stato fermato sulla tomba del figlio. · Immagine generata con IA

Quattro figli e una comunità sotto shock

La coppia, residente da anni in Italia, lascia quattro figli, di cui uno minorenne. Nessuno di loro era in casa al momento dell'aggressione. Aleksandar «Ace» Poyrazov, presidente dell'Unione macedoni in Italia, ha espresso lo sgomento dei connazionali: «Non possiamo e non riusciamo a capirlo. Adesso dobbiamo stare vicino ai ragazzi, che hanno bisogno dell'intera comunità». Poyrazov ha definito il delitto «un dolore impossibile da spiegare», sottolineando come «nessuno di noi poteva aspettarsi un gesto del genere».

Anche i vicini di pianerottolo descrivono i Vitanov come «una famiglia perbene», riservata, segnata però dal lutto del 2020. Nessuno ricorda liti particolarmente aggressive negli ultimi mesi, perché il tono apparente della convivenza era di silenzio più che di conflitto. Tuttavia gli investigatori vogliono ricostruire la rete relazionale della donna, attraverso testimonianze di parenti, colleghi e medici di famiglia, per individuare eventuali segnali di tensione mai denunciati formalmente.

Il dato strutturale: i femminicidi in Italia nel 2026

Il femminicidio Milena Vitanova si inserisce in una scia che il Ministero dell'Interno conta da inizio anno e che, a maggio 2026, ha già superato la soglia delle trenta vittime di reati commessi in ambito familiare o affettivo. Quindi, per la quarta settimana consecutiva, almeno una donna è morta in Italia per mano del partner o dell'ex partner. Il dato, comunicato dal Servizio analisi criminale, conferma una tendenza che il 2025 aveva chiuso con 113 vittime di omicidio di donne, di cui oltre il 90% in contesto domestico o affettivo.

Il caso piacentino richiama, almeno per la dinamica della confessione e della fuga, quanto avvenuto in altri episodi recenti della cronaca giudiziaria italiana, dal caso Garlasco ai femminicidi che hanno scandito il 2025. Infine resta, dietro la cronaca, il nodo culturale: la difficoltà di intercettare in tempo le tensioni domestiche prima che esplodano. Ne discute, da settimane, anche la commissione parlamentare sul femminicidio, mentre cresce la pressione per rafforzare i centri antiviolenza locali e la rete dei codici rossi nelle questure.

I prossimi passi dell'inchiesta

Nelle prossime ore è atteso l'interrogatorio di garanzia di Hako Vitanov davanti al gip del tribunale di Piacenza. La difesa dovrà valutare la richiesta di una perizia psichiatrica, mentre la procura attende l'esito dell'autopsia per consolidare il capo d'imputazione. L'auto utilizzata per la fuga, già sotto sequestro, sarà repertata insieme agli abiti dell'arrestato e al coltello rinvenuto in casa. Anche il telefono cellulare dell'uomo è stato acquisito agli atti, perché la procura intende ricostruire le ultime ore del 59enne, comprese le chiamate effettuate prima della telefonata al 112.

Quindi i carabinieri stanno raccogliendo dichiarazioni dai parenti più stretti e dai colleghi del magazzino in cui Vitanov lavorava da diversi anni. L'obiettivo è capire se, nelle settimane precedenti il delitto, l'uomo avesse manifestato segnali di instabilità, depressione o crisi coniugale. Per ora, la pista più solida resta quella di un raptus innestato su un tessuto familiare già lacerato dalla morte del figlio nel 2020, perché nessuno dei testimoni interpellati riferisce di precedenti violenti o denunce pregresse.

Le ultime

Newsletter

Ogni articolonella tua posta

Scegli tu quanto spesso e su quali temi. Te ne vai con un clic, quando vuoi.

Quanto spesso