Tamponamento in coda: due morti sulla A4 in 37 giorni
Un tamponamento in coda fra tre mezzi pesanti ha ucciso un camionista al chilometro 427 della A4, fra San Donà di Piave e Cessalto. È il secondo morto in trentasette giorni con la stessa identica dinamica, sullo stesso tratto privo di terza corsia.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Un tamponamento in coda ha ucciso un camionista giovedì 1 ottobre sull'autostrada A4, al chilometro 427, nel tratto fra San Donà di Piave e Cessalto in direzione Trieste. Erano circa le 17.30. Tre mezzi pesanti si sono tamponati a catena e l'uomo alla guida di quello finito in mezzo agli altri due è rimasto incastrato fra le lamiere, morendo sul colpo. La sua identità, a tarda sera, non era ancora stata resa nota.
La dinamica, però, era già nota. Non si tratta di uno schianto qualsiasi: il tamponamento in coda è ormai il copione che su questo pezzo di autostrada si ripete con una regolarità che non somiglia affatto al caso.
Tamponamento in coda al chilometro 427: che cosa è successo
Secondo la prima ricostruzione della polizia stradale, al momento dell'impatto la carreggiata verso Trieste era già rallentata. I pannelli a messaggio variabile segnalavano ripetutamente le code provocate da un precedente incidente, avvenuto poco prima fra San Stino di Livenza e Portogruaro e nel frattempo già risolto. Il primo sinistro era finito; la coda che aveva generato, no. Ed è dentro quella coda che si è consumato il tamponamento in coda costato la vita all'autista.
I tre camion hanno perso parte dei rispettivi carichi — bottiglie di vetro e materiali per l'isolamento — finiti sull'asfalto insieme ai detriti. Sul posto, dopo il tamponamento in coda, sono intervenuti i vigili del fuoco dei distaccamenti di San Donà di Piave e Motta di Livenza, affiancati dai colleghi arrivati da Mestre con un'autogru, oltre al 118, alla polizia stradale e al personale di Autostrade Alto Adriatico, la concessionaria pubblica delle due Regioni che gestisce la tratta.

La risposta della concessionaria al tamponamento in coda è stata l'uscita obbligatoria a San Donà di Piave per chi arrivava da Venezia diretto verso Udine e Trieste, la chiusura dell'ingresso dello stesso casello e il reindirizzamento del traffico sui pannelli lungo l'itinerario alternativo A27-A28. Tutte misure corrette. Tutte, però, azionate dopo. Il Gazzettino, che colloca l'impatto verso le 17.20, ha parlato ancora una volta di «tratto maledetto»: è la stessa formula che la testata usò nell'ottobre 2022.
Lo stesso tamponamento in coda trentasette giorni prima
Il 25 agosto 2026, alle 17.15, al chilometro 434 — sette chilometri oltre il punto di giovedì, stessa direzione, stessa fascia oraria — Nicola Vicino, imprenditore quarantasettenne di Zenson di Piave, si è schiantato con il suo furgone contro un autoarticolato fermo in coda. È morto sul posto, in un tamponamento in coda identico a quello di giovedì. Quella colonna l'aveva generata un incidente della mattina stessa, il ribaltamento di una cisterna carica di fenolo fra Cessalto e San Stino di Livenza.
Due morti in trentasette giorni, a sette chilometri di distanza, alla stessa ora del pomeriggio, nella stessa direzione di marcia, con lo stesso identico meccanismo: un veicolo che arriva su una fila ferma e non si ferma. In entrambi i casi la coda non era l'effetto del traffico, ma di un sinistro precedente già risolto. In entrambi i casi il tamponamento in coda è stato il secondo incidente della giornata su quel tratto, non il primo. Quindi non parliamo di due fatalità isolate, ma di due esiti identici dello stesso innesco.
«Una giornata infernale», aveva commentato ad agosto il sindaco di Cessalto Emanuele Crosato, aggiungendo che «il tratto fra Cessalto e San Stino resta uno dei più critici della rete autostradale». Non era un'impressione: era una diagnosi, e il tamponamento in coda di giovedì l'ha confermata.
Perché il tamponamento in coda è il modo in cui si muore qui
Il precedente che pesa di più resta il 7 ottobre 2022, quando sempre fra San Donà e Portogruaro un furgone che trasportava un gruppo di ragazzi disabili tamponò un tir: sei morti. Anche allora si parlò di «collo di bottiglia» dei cantieri, e tre settimane dopo i sindaci organizzarono una marcia per la sicurezza lungo la tratta Portogruaro-San Donà. Quattro anni dopo quel cantiere non è ancora partito, e il tamponamento in coda resta la firma del tratto.
Qui sta il punto che quasi nessuno ha messo a fuoco. Il tratto fra San Donà di Piave e Portogruaro è l'unico segmento della A4 gestita dalla concessionaria dove la terza corsia non c'è ancora: altrove ne sono già stati realizzati 76 chilometri. Due corsie per senso di marcia, su un corridoio europeo che nel 2025 ha superato i 54 milioni di transiti, significano che qualunque sinistro trasforma subito la carreggiata in una colonna ferma. E una colonna ferma, su questo tratto, è il presupposto del tamponamento in coda.
Attenzione, però, a non tirare la conclusione sbagliata. Il 22 agosto scorso, all'alba, un uomo di 52 anni è morto sulla A4 fra Latisana e San Giorgio di Nogaro — e quello è un tratto che la terza corsia ce l'ha già. L'asfalto in più non immunizza nessuno dal tamponamento in coda: riduce la probabilità che la colonna si formi, non quella di finirci dentro. È una distinzione che conta, perché indica dove cercare il rimedio: non soltanto nella capacità della strada, ma nella velocità con cui una coda viene sciolta.
I numeri della concessionaria dicono che va meglio, ma dicono meno di quanto sembri
Autostrade Alto Adriatico pubblica i propri dati, ed è una buona pratica. Nel bilancio 2025 la società rivendica un calo netto: gli incidenti totali sono passati da 655 a 566 (-13,5%), quelli con danni alle persone da 173 a 152 (-12,1%) e i sinistri mortali da 13 a 5, cioè -61,5%. Sul sito, la pagina sui dati di traffico e sinistrosità traduce tutto questo in tassi per 100 milioni di veicoli-chilometro: gli incidenti mortali risultano 0,54 nel 2022, 0,18 nel 2023, 0,43 nel 2024 e 0,17 nel 2025.
Messa in fila, quella serie non descrive una discesa: descrive un dente di sega. E non dice nulla, in particolare, sull'unica dinamica che qui conta, cioè il tamponamento in coda. Fra il 2023 e il 2024 lo stesso indicatore era risalito del 139%, e nessuno lo presentò come un peggioramento strutturale. Soprattutto: il dato 2025 (0,17) è praticamente identico a quello del 2023 (0,18), a due anni di distanza e con la stessa infrastruttura. Il celebrato -61,5% è quindi un ritorno a un livello già toccato, misurato contro il 2024 che era l'anno peggiore del triennio.
C'è una ragione statistica banale e inaggirabile: con cinque incidenti mortali in dodici mesi su una rete di 234,6 chilometri, un singolo evento vale il 20% del totale annuo. Un indicatore costruito su numeri così piccoli oscilla da sé. Non è un'accusa alla concessionaria, che quei dati li pubblica invece di nasconderli; è un avvertimento su quanto poco si possa dedurre da una variazione fra due anni consecutivi. Lo stesso scetticismo, infatti, andrebbe applicato quando il dato peggiora. Nessuna di quelle percentuali, inoltre, dice dove gli incidenti accadono: un tamponamento in coda al chilometro 427 e un'uscita di strada in un tratto a tre corsie pesano identici nella media, pur essendo problemi diversi.

Il dispositivo che scioglie le code esiste già, ma guarda dall'altra parte
È questa la parte della vicenda che merita più attenzione. Da quest'anno sulla A4 è attiva l'uscita obbligatoria automatica al nodo di Portogruaro: ventuno cartelli comandati da un'applicazione sul telefono dell'operatore che, con il supporto di una safety car della polizia stradale, dirottano il traffico fuori dall'autostrada in caso di incidente. La concessionaria lo descrive come caso unico in Italia ed è pensato esattamente contro il tamponamento in coda: chiusura e riapertura del tratto in 20 minuti anziché 60.
Quaranta minuti di coda in meno. Esattamente la variabile che, su questa tratta, separa un disagio da un tamponamento in coda mortale.
Solo che quei ventuno cartelli sono installati fra Latisana e Portogruaro e funzionano in direzione Venezia. Giovedì il traffico andava verso Trieste. Il gemello del dispositivo — l'uscita obbligatoria automatica di San Donà di Piave in direzione Trieste, quella che avrebbe coperto il chilometro 427 — a luglio la società lo dava «in fase avanzata di progettazione», con l'obiettivo dichiarato di ridurre di due terzi i tempi di chiusura e riapertura. Progettazione avanzata, tuttavia, non vuol dire funzionante. Giovedì l'uscita obbligatoria a San Donà è stata disposta a mano, come sempre. E la coda si è formata lo stesso.
Ottocentosettanta milioni e cinque anni di cantiere davanti
Il 4 agosto 2026 il Cipess ha approvato l'aggiornamento del piano economico finanziario della concessionaria: 1 miliardo e 895 milioni di investimenti, il primo piano approvato dopo la riforma del settore. Dentro c'è il cantiere della terza corsia fra San Donà di Piave e Portogruaro, cioè i 25 chilometri in cui si concentra il tamponamento in coda: quadro economico da 870 milioni, apertura prevista fra fine 2026 e inizio 2027, conclusione nel 2031. L'intera terza corsia, secondo il presidente Marco Monaco, sarà completa nel 2035.
Significa che l'ottantasette per cento del miliardo che la società investirà nei prossimi cinque anni riguarda il tratto dove giovedì è morto un uomo — e che quel tratto resterà a due corsie per almeno altri cinque anni, durante i quali il rischio di tamponamento in coda non diminuirà di un grammo. Nel frattempo la concessionaria tiene i pedaggi fermi dal 2018 a 7,8 centesimi al chilometro per i veicoli leggeri e punta a non ritoccarli fino al 2029: unica in Italia a non aumentare le tariffe per undici anni consecutivi, senza un euro di contributo statale. Nel 2025 ha chiuso con 38,5 milioni di utile.
Durante i lavori il cantiere sarà sorvegliato da tre droni in quattro postazioni, pensati anche per intervenire «in caso di incidenti e code». Anche questo, al momento, è futuro. Il presente è un chilometro 427 a due corsie, una coda che si forma in pochi minuti, un dispositivo che la scioglierebbe in venti ma che è montato altrove, un tamponamento in coda ogni volta che le due cose si incontrano e un uomo che giovedì pomeriggio non è arrivato a casa.
La discussione sulla sicurezza di questa autostrada, troppo spesso, si è concentrata su quanto sarà larga fra cinque anni invece che su quanto velocemente si svuota oggi. Il tamponamento in coda del chilometro 427 suggerisce che la seconda domanda sia la più urgente. Infine resta il fatto che le stragi stradali italiane, da quella sulla SS79 fra Terni e Rieti in poi, continuano a essere lette come fatalità individuali anziché come difetti di sistema. Finché sarà così, ogni tamponamento in coda continuerà a sembrare una sorpresa — e su questo tratto della A4, ormai, non lo è più.


