Elezioni comunali 2026: Venezia e Reggio Calabria al voto
Elezioni comunali 2026: 6,2 milioni di italiani al voto in 743 comuni e 18 capoluoghi. Affluenza al 14,7% alle 12. Sfide centrali a Venezia (dopo dieci anni di Brugnaro) e Reggio Calabria (chiusura del ciclo Falcomatà), ballottaggio il 7-8 giugno.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Le elezioni comunali 2026 sono iniziate questa mattina alle sette in 743 comuni italiani, dal Veneto alla Sicilia, mobilitando circa 6,2 milioni di elettori. Le urne resteranno aperte fino alle ventitré di oggi e poi di nuovo domani, lunedì 25 maggio, dalle sette alle quindici. L'appuntamento è il primo grande banco di prova elettorale per il governo Meloni dopo la stagione delle regionali e arriva mentre il centrosinistra prova a ricucire un fronte largo dietro l'asse Pd-M5S. I capoluoghi al voto sono diciotto, e l'attenzione politica nazionale si concentra soprattutto su due città-simbolo: Venezia e Reggio Calabria.
L'affluenza preliminare, secondo i dati diffusi dal Viminale, si è fermata al 14,7% alla rilevazione delle dodici, in calo di un punto rispetto alla tornata precedente, quando si era attestata al 15,7%. Il dato conferma una tendenza che ormai non sorprende più nessuno: le amministrative italiane si giocano sempre più al ribasso, con la mobilitazione vera concentrata nelle ultime ore. A Venezia, in particolare, i seggi hanno registrato il 14% di partecipazione a metà giornata; a Salerno il dato si è fermato al 13,5%. Tuttavia, il vero termometro sarà il dato finale di domani pomeriggio.
Elezioni comunali 2026: cosa si vota e dove
I comuni chiamati alle urne sono 743 in questa prima rilevazione, di cui oltre cento con popolazione superiore ai 15.000 abitanti, soglia che fa scattare il sistema a doppio turno con eventuale ballottaggio. Le città capoluogo al voto sono diciotto, distribuite lungo tutta la penisola: oltre a Venezia e Reggio Calabria, si vota a Salerno, Avellino, Messina, Prato, Mantova, Lecco, Arezzo, Pistoia, Fermo, Macerata, Chieti, Andria, Trani, Crotone, Agrigento ed Enna. Il ballottaggio, ove necessario, è fissato per il 7 e 8 giugno.
Il quadro politico complessivo è denso. Il centrodestra prova a consolidare un risultato di governo, dopo i successi alle regionali del 2025 e le difficoltà più recenti su sanità, Pnrr e legge elettorale. Il centrosinistra, dal canto suo, scommette su un campo largo che includa anche il Movimento 5 Stelle e le liste civiche territoriali, replicando il modello già sperimentato in alcune regionali del 2024. Infine, le forze civiche e i movimenti locali — soprattutto al Sud — provano a inserirsi nello scontro bipolare con candidati indipendenti.

Venezia: otto candidati per il dopo-Brugnaro
A Venezia la partita è particolarmente delicata. Luigi Brugnaro, sindaco uscente con la lista Coraggio Italia, lascia dopo due mandati e la successione è tutt'altro che scontata. I candidati in corsa sono otto, tutti uomini, ma la sfida vera si gioca su due nomi. Per il centrodestra corre Simone Venturini, trentottenne, assessore al Turismo, al Lavoro e alla Coesione sociale nella giunta uscente: è il candidato della continuità, sostenuto dall'intera coalizione governativa nazionale più una lista civica con il suo nome. Per il centrosinistra scende in campo Andrea Martella, cinquantotto anni, senatore Pd ed ex sottosegretario a Palazzo Chigi nel governo Conte II. Martella guida la coalizione "La Stagione Buona", che mette insieme Pd, M5S, Avs e una galassia di liste civiche, fra cui Terra&Acqua, presente in solitaria nel 2020.
Gli ultimi sondaggi raccontano una corsa apertissima. L'indagine Tecnè dà Martella leggermente avanti, ma con il 46% degli elettori ancora indecisi; un sondaggio Demetra ribalta lo scenario e mette davanti Venturini, con un blocco di indecisi al 27%. In altre parole: ogni proiezione resta dentro il margine di errore. Lo spopolamento del centro storico — passato dai 175 mila residenti del 1951 ai 49 mila di oggi — domina il dibattito programmatico insieme al turismo di massa, al carovita e al rapporto con la grande area di Mestre. Il ballottaggio fra i primi due è praticamente scontato.
Reggio Calabria: il dopo-Falcomatà tra azzurri e civici
La sfida calabrese è altrettanto carica. Giuseppe Falcomatà, sindaco Pd uscente, chiude un ciclo lungo dodici anni: si vota dopo le sue dimissioni e la reggenza del facente funzioni Domenico Battaglia. Proprio Battaglia, oggi vicepresidente della Commissione regionale di vigilanza, è il candidato del centrosinistra, sostenuto da Pd, M5S e una rete di liste civiche di area. Il padre, Pietro Battaglia, fu deputato e sindaco della città: una continuità familiare che gli avversari sottolineano come "dinastia democristiana del Pd reggino".
Il centrodestra, dopo anni di opposizione, punta forte su Francesco Cannizzaro, deputato di Forza Italia molto vicino ad Antonio Tajani, coordinatore regionale del partito e considerato il vero stratega della rimonta azzurra in Calabria. La sua coalizione include FdI, Lega, Udc e diverse liste civiche territoriali. In campo anche due candidature civiche di peso: Saverio Pazzano, espressione del polo civico-progressista che già nel 2020 portò al ballottaggio Falcomatà, e Eduardo Lamberti Castronuovo, imprenditore della comunicazione e volto noto del territorio. Per la cronaca politica, la posta in gioco va oltre il Comune: una vittoria di Cannizzaro consoliderebbe l'asse Forza Italia-Tajani nel Mezzogiorno e indebolirebbe il fronte progressista reggino in vista delle regionali.

Le altre città capoluogo: Salerno, Avellino, Messina, Prato
Oltre ai due fari nazionali, le elezioni comunali 2026 mettono in gioco partite locali molto pesanti. A Salerno si chiude l'era di Vincenzo Napoli, succeduto a Vincenzo De Luca: la città è uno snodo simbolico del sistema deluchiano e il candidato del centrosinistra dovrà vedersela con un centrodestra sempre più aggressivo nel feudo campano. Ad Avellino, dopo il commissariamento seguito allo scandalo Festa, si vota per ricostruire credibilità istituzionale: la sfida coinvolge centrosinistra, centrodestra e una folta presenza civica.
A Messina il sindaco uscente Federico Basile prova il bis sotto il vessillo "Sud chiama Nord" di Cateno De Luca: contro di lui Marcello Scurria per il centrodestra e Antonella Russo per il centrosinistra. A Prato, capoluogo toscano simbolo del distretto tessile in crisi, l'ex sindaco Matteo Biffoni tenta il rientro per il centrosinistra dopo l'arresto della sindaca Ilaria Bugetti; sfida Gianluca Banchelli del centrodestra. Infatti, il caso Bugetti — finita ai domiciliari per corruzione — pesa come un macigno sulla narrazione del campo largo.
Elezioni comunali 2026: il significato politico nazionale
Il valore di queste elezioni comunali 2026 va ben oltre la somma delle singole partite locali. Il governo Meloni arriva al test dopo mesi complicati, fra polemiche sulla riforma costituzionale, la legge elettorale "Stabilicum" contestata da 126 costituzionalisti e una situazione economica che vede l'industria moda calare del 3,1% e l'export segnare un -5%. Per la società italiana, le amministrative restano l'unica occasione di verifica reale del consenso, in attesa delle politiche.
Elly Schlein, segretaria Pd, ha investito personalmente nella campagna veneziana, presentandosi più volte in laguna a fianco di Martella. Giuseppe Conte, presidente M5S, ha puntato soprattutto su Reggio Calabria e Salerno, dove i pentastellati misurano il radicamento meridionale. Sul fronte opposto, Giorgia Meloni ha tenuto un profilo basso: la leader di FdI ha lasciato a Matteo Salvini e ad Antonio Tajani il compito di chiudere la campagna sui territori, scelta che alcuni analisti leggono come prudenza in vista di un risultato non scontato.
Le proiezioni di affluenza definitive arriveranno solo lunedì sera, dopo la chiusura delle urne. I primi exit poll sui capoluoghi sono attesi alle quindici di lunedì, mentre lo spoglio inizierà subito dopo. Quindi, per i ballottaggi del 7 e 8 giugno bisognerà attendere una probabile doppia tornata in almeno quattro delle città principali. Infine, in caso di vittoria al primo turno serve il 50% più uno dei voti validi: scenario improbabile in tutti i grandi capoluoghi, vista la frammentazione delle candidature.


