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Italiani scomparsi Libia: due attivisti della Flotilla

Italiani scomparsi Libia: persi i contatti con Domenico Centrone e Dina Alberizia, fermati a Sirte con il Global Sumud Land Convoy diretto a Gaza. Farnesina attivata.

Di Nicola Paparusso

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

italiani scomparsi Libia: convoglio umanitario Global Sumud Land Convoy a un checkpoint nel deserto di Sirte
Immagine generata con IA

Italiani scomparsi Libia: si sono persi i contatti con Domenico Centrone, 33 anni di Molfetta (Bari), e con la piemontese Dina Alberizia, attivisti del Global Sumud Land Convoy bloccato da una settimana a Sirte, alla frontiera fra la Tripolitania controllata dal governo di Tripoli e la Cirenaica del generale Khalifa Haftar. Il fermo è avvenuto la sera di domenica 24 maggio 2026, dopo che una delegazione di una decina di persone aveva accettato l'invito a oltrepassare il check point per negoziare il passaggio del convoglio umanitario diretto a Gaza via Egitto.

La Farnesina ha attivato l'Unità di crisi e sta verificando le informazioni. Le famiglie sono state avvertite, mentre le ambasciate italiane nell'area sono in contatto con le autorità libiche. Non c'è ancora alcuna conferma ufficiale sullo stato dei due italiani: la qualifica di "arresto" resta da confermare, il dato certo è la perdita totale dei contatti dopo l'attraversamento del posto di blocco.

Italiani scomparsi Libia: cosa è successo a Sirte

Il convoglio terrestre del Global Sumud — composto da auto civili, un'ambulanza e una ventina di attivisti italiani su un totale internazionale — era fermo da otto giorni a Sirte in attesa del lasciapassare. La mattina del 24 maggio la carovana si è messa in marcia verso il confine, e una delegazione ridotta è stata autorizzata a entrare in territorio orientale per trattare con le milizie fedeli ad Haftar. Da quel momento, silenzio radio.

Sara Suriano, 33 anni di Andria, ha raccontato in diretta dal piazzale: «Stamattina tutto il convoglio si è diretto al confine di Sirte. Nel momento in cui la nostra delegazione è entrata in Libia orientale abbiamo perso ogni contatto. In questo momento sono a cento metri dal check point con gli altri colleghi: aspettiamo notizie, sperando di riaverli con noi sani e salvi». Insieme a Centrone e Alberizia risultano irreperibili circa otto altri attivisti internazionali.

Convoglio umanitario Global Sumud diretto a Gaza pronto a partire dal porto mediterraneo
Il Global Sumud Land Convoy è la versione terrestre della spedizione marittima intercettata da Israele il 19 maggio scorso. · Immagine generata con IA

Italiani scomparsi Libia: il sospetto della trappola di Haftar

La portavoce italiana del movimento, Maria Elena Delia, ha spiegato che la delegazione era stata «invitata a negoziare la ripresa del Land Convoy» dalle autorità di Bengasi. Tuttavia, dopo sei o sette ore di silenzio, il timore concreto è che si sia trattato di una trappola: secondo fonti locali raccolte dal movimento, i dieci attivisti sarebbero stati fermati dai miliziani di Haftar e successivamente trasferiti in una struttura non identificata.

Marco Corradini, attivista italiano rimasto nell'area cuscinetto, conferma che il quadro è instabile da giorni. Inoltre il convoglio aveva già subito ritardi ingiustificati, tentennamenti diplomatici e diverse richieste di tasse di transito da parte delle autorità locali. Quindi la decisione di mandare avanti una piccola delegazione era nata proprio dalla volontà di sbloccare lo stallo, perché restare fermi al confine significava esaurire viveri e farmaci destinati alla Striscia.

Italiani scomparsi Libia: la posizione della Farnesina

La Farnesina, attraverso l'Unità di crisi, ha avviato accertamenti immediati: l'attivazione del meccanismo porta il caso a livello di tutela consolare, con tre obiettivi sovrapposti — localizzare i connazionali, identificare l'autorità responsabile del fermo e aprire un canale di contatto stabile. Il ministro Antonio Tajani, già impegnato la scorsa settimana sul rientro degli attivisti della Flotilla marittima da Ashdod, sarebbe stato informato direttamente.

Tuttavia la situazione in Cirenaica è notoriamente più complessa che in Israele: l'interlocutore non è uno Stato riconosciuto a livello internazionale ma un'autorità di fatto, e i canali diplomatici sono meno strutturati. Infatti l'Italia non ha un consolato a Bengasi e l'ambasciata a Tripoli risponde al governo di Abdul Hamid Dbeibeh, formalmente in conflitto con Haftar. Di conseguenza ogni richiesta di chiarimento deve passare per mediatori — spesso egiziani o emiratini — con tempi tecnici incompatibili con un'emergenza umanitaria.

Strada deserta verso Sirte, area di controllo delle milizie del generale Haftar in Cirenaica
L'area di Sirte è la linea di faglia fra Tripolitania e Cirenaica, dove il convoglio è bloccato da otto giorni. · Immagine generata con IA

Chi sono Domenico Centrone e Dina Alberizia

Domenico Centrone, originario di Molfetta in provincia di Bari, è un volontario di lungo corso del movimento pro-Palestina pugliese e tra i nomi di riferimento del coordinamento Sumud nella regione adriatica. Dina Alberizia, piemontese, lavora da anni con realtà di cooperazione internazionale ed è una delle organizzatrici della tappa torinese del Land Convoy. Entrambi facevano parte della spedizione via terra, alternativa al braccio navale che il 19 maggio era stato intercettato dalla marina israeliana al largo delle coste di Gaza.

Il Land Convoy è dunque il piano B di un progetto che ha visto migliaia di attivisti da una sessantina di Paesi convergere prima al Cairo, poi a Tobruk, infine a Sirte. L'obiettivo dichiarato è consegnare aiuti umanitari direttamente al valico di Rafah, ma il passaggio dipende dall'autorizzazione di tre autorità diverse: il governo di Tripoli, le milizie di Haftar e l'Egitto.

Italiani scomparsi Libia: cosa aspettarsi nelle prossime ore

Nelle prossime ore sono attese tre cose. Primo, una eventuale comunicazione delle autorità di Bengasi che confermi o smentisca il fermo: in passato Haftar ha usato i passaggi di stranieri come leva diplomatica con i Paesi europei. Secondo, una presa di posizione politica dal governo Meloni e dalle opposizioni: il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico, già mobilitati la scorsa settimana per Carotenuto e Mantovani, dovrebbero chiedere informativa urgente alle Camere. Infine, la conferma o smentita della «trappola»: se i dieci risulteranno trasferiti in un centro di detenzione, scatterà il dossier sui diritti umani.

La vicenda dei due italiani scomparsi Libia arriva infatti a soli cinque giorni di distanza dal rientro a Roma di Dario Carotenuto e Alessandro Mantovani, i primi attivisti della Flotilla marittima rilasciati da Israele e accompagnati nel dibattito politico italiano da una scia di polemiche sul comportamento di Itamar Ben Gvir. Adesso la geografia dello scontro si sposta dal Mediterraneo orientale al cuore della Cirenaica, in un'area dove la voce dell'Europa pesa molto meno.

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