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Ben Gvir indagato Roma: Italia spinge sanzioni Ue

Ben Gvir indagato Roma per tortura e sequestro: Meloni e Tajani spingono sul Consiglio Affari Esteri Ue del 15 giugno per sanzioni mirate contro il ministro israeliano dopo il caso Flotilla.

Di Nicola Paparusso

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Ben Gvir indagato Roma: palazzo del governo italiano al crepuscolo
Immagine generata con IA

L'indagine sul ministro Ben Gvir indagato Roma ha aperto una crisi diplomatica senza precedenti tra Italia e Israele. La Procura della Repubblica di Piazzale Clodio ha iscritto il titolare della Sicurezza nazionale israeliana nel registro degli indagati con le ipotesi di tortura e sequestro di persona, per i fatti contestati durante l'abbordaggio della Global Sumud Flotilla. La replica del ministro, che ha definito l'Italia «il Paese delle ciabatte», ha fatto deflagrare il caso politico fino a Palazzo Chigi.

Ben Gvir indagato Roma: la decisione della Procura sul caso Flotilla

Lunedì 8 giugno 2026 i magistrati di Piazzale Clodio hanno formalizzato l'iscrizione di Itamar Ben Gvir nel registro degli indagati. Il fascicolo nasce da tre denunce formali e dalle testimonianze raccolte dai legali degli attivisti italiani sbarcati ad Ashdod dopo l'intercettazione in acque internazionali. Tra i denuncianti figurano l'attivista Thiago de Avila, il portavoce internazionale Saif Abukeshek Abdelrahim e Maria Elena Delia, rappresentante italiana della Flotilla.

L'inchiesta è stata coordinata fin dalle prime ore dalla Procura nazionale antiterrorismo, che ha riconosciuto la giurisdizione italiana sui fatti perché vittime e denuncianti sono cittadini italiani. Il fascicolo è oggi ufficialmente nelle mani dei pm romani.

Ponte di una barca da pesca mediterranea: scena marittima richiamata dal caso Flotilla
L'inchiesta romana riguarda i due abbordaggi della Flotilla in acque internazionali, ad aprile e a maggio 2026. · Immagine generata con IA

Tortura e sequestro di persona: le accuse contestate

Le ipotesi di reato iscritte nel fascicolo sono pesantissime. La Procura di Roma contesta a Ben Gvir tortura per le umiliazioni inflitte agli attivisti bendati e in ginocchio nel porto di Ashdod, immortalate in un video poi pubblicato dallo stesso ministro sui social. Inoltre, viene contestato il sequestro di persona per gli arresti compiuti dalla marina militare israeliana in acque internazionali, dunque fuori da qualsiasi giurisdizione di Tel Aviv.

I legali degli attivisti hanno depositato referti medici che attestano costole rotte, lividi compatibili con l'uso del taser e ferite da proiettili di gomma. Una documentazione raccolta sul campo dall'organizzazione palestinese Adalah, che ha assistito i detenuti durante la permanenza nelle carceri israeliane di Ketziot. Tuttavia, l'iscrizione nel registro degli indagati non implica accuse formali: si tratta dell'atto necessario per consentire ai magistrati di compiere i primi atti di indagine. Le accuse, peraltro, riguardano episodi compiuti tra il 28 e il 30 aprile al largo di Creta e tra il 18 e il 19 maggio al largo di Cipro.

«Il Paese delle ciabatte»: l'insulto di Ben Gvir e la replica di Tajani

La risposta del ministro israeliano è arrivata via X poche ore dopo la notizia dell'iscrizione. «Il Paese dello stivale è diventato il Paese delle ciabatte», ha scritto Ben Gvir, ironizzando sulla decisione della Procura di Roma. Una sortita che ha spinto il vicepremier Antonio Tajani a una presa di posizione durissima alle commissioni Esteri e Difesa riunite di Camera e Senato.

«Non ho parole per commentare ciò che ha detto Ben Gvir contro l'Italia», ha dichiarato martedì 9 giugno il titolare della Farnesina. «Sono parole inaccettabili che rispediamo al mittente, non sono degne di un ministro», ha aggiunto Tajani, ricordando come l'Italia sia «un Paese amico di Israele che ha sempre difeso la libertà e la democrazia». Infine, la stoccata personale: «Le parole di Ben Gvir dimostrano il livello politico e morale di questo signore».

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Il dossier sanzioni Ben Gvir arriverà sul tavolo del Consiglio Affari Esteri di Bruxelles il 15 giugno 2026. · Immagine generata con IA

Meloni alla Camera: «Sì alle sanzioni contro Ben Gvir»

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta personalmente sulla vicenda mercoledì 11 giugno, durante le comunicazioni alla Camera dei deputati in vista del Consiglio europeo del 18-19 giugno. La premier ha definito le frasi del ministro israeliano «inaccettabili per l'Italia ma anche poco dignitose per Israele», sposando la linea Farnesina sulle sanzioni mirate.

«L'Italia intende sostenere misure mirate contro coloro che come i coloni violenti fomentano l'odio», ha spiegato Meloni a Montecitorio. Quindi l'apertura esplicita: «Abbiamo chiesto di sanzionare Ben Gvir a fronte dell'inaccettabile comportamento di cui si è reso protagonista nei confronti di cittadini italiani». Una formulazione che chiude la stagione del «sostegno incondizionato» a Tel Aviv e apre quella delle misure restrittive personali. Di conseguenza, Palazzo Chigi conferma di non voler più scaricare sull'ambasciatore Jonathan Peled il peso della rottura, ma di voler agire sul piano europeo.

Verso il Consiglio Affari Esteri Ue del 15 giugno

Il dossier Ben Gvir è ora nelle mani dell'Alta rappresentante per la politica estera dell'Unione europea, Kaja Kallas. Tajani le ha chiesto formalmente di inserire la proposta italiana di sanzioni nel Consiglio Affari Esteri convocato a Bruxelles per lunedì 15 giugno. La richiesta, secondo fonti diplomatiche, è stata accolta con favore da Francia e Paesi Bassi, mentre altri Stati membri restano cauti per non compromettere il negoziato sul cessate il fuoco a Gaza.

Il vicepremier ha riconosciuto che la strada non è lineare: «Vedremo nei prossimi giorni se sarà possibile raggiungere un consenso in Europa». Tuttavia, ha aggiunto che «questo ministro non è degno di rappresentare Israele» e che l'Italia «insisterà fino a raggiungere l'obiettivo». Peraltro, il governo italiano sta già lavorando a misure di congelamento dei beni e divieto di ingresso nell'area Schengen che dovrebbero colpire personalmente il leader di Otzma Yehudit. Una soluzione tecnica già sperimentata dall'Unione europea contro alcuni funzionari russi e bielorussi negli ultimi anni.

Infine, restano sul tappeto i rapporti bilaterali con il governo Netanyahu. Il primo ministro israeliano aveva già preso le distanze dal video di Ashdod, definendo «un errore» il comportamento di Ben Gvir; ma il sostegno politico a Otzma Yehudit, oggi ago della bilancia della maggioranza, blocca ogni rimpasto. Per saperne di più sui precedenti della crisi diplomatica seguita all'intercettazione delle navi umanitarie, consulta la sezione Voci dal mondo di Afgmagazine.

Il caso Ben Gvir indagato Roma assume così il valore di un test politico per l'Unione europea sulla capacità di colpire individualmente i ministri di un governo alleato. La sentenza definitiva, qualora i pm decidessero di chiudere il fascicolo con un rinvio a giudizio, arriverà non prima del 2027. Nel frattempo, però, la decisione di lunedì 15 giugno a Bruxelles diventerà il termometro della reale tenuta della linea italiana sui diritti umani in Medio Oriente.

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