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Rimpatrio attivisti Flotilla: Carotenuto e Mantovani

Il rimpatrio attivisti Flotilla inizia stasera con Carotenuto e Mantovani dopo l'intercettazione israeliana ad Ashdod e il video shock di Ben Gvir. La Farnesina convoca l'ambasciatore e pretende scuse, mentre Mattarella parla di trattamento incivile.

Di Nicola Paparusso

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Rimpatrio attivisti Flotilla, barca umanitaria nel Mediterraneo al tramonto vista da silhouette navale
Immagine generata con IA

Il rimpatrio attivisti Flotilla entra nella fase operativa: il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato che stasera, mercoledì 20 maggio, rientreranno in Italia i primi due cittadini italiani fermati da Israele durante l'intercettazione della Global Sumud Flotilla. Si tratta del deputato del Movimento 5 Stelle Dario Carotenuto e del giornalista del Fatto Quotidiano Alessandro Mantovani, finiti nelle 29 persone con passaporto italiano trattenute lunedì sera nel porto di Ashdod insieme agli altri 400 attivisti internazionali della missione umanitaria diretta a Gaza.

L'annuncio è arrivato a margine del bilaterale fra Giorgia Meloni e il premier indiano Narendra Modi a Villa Pamphilj, mentre infuriava la polemica politica per il video del ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben Gvir, ripreso a passeggiare in mezzo agli attivisti bendati, in ginocchio e ammanettati. Un'immagine che ha provocato la dura reazione del Quirinale, di Palazzo Chigi e della Farnesina e che, nelle prossime ore, accompagnerà i due connazionali in volo dal Mediterraneo verso lo scalo italiano.

Il rimpatrio attivisti Flotilla parte da Ashdod

Il piano operativo prevede l'uscita dei due italiani dal centro di detenzione di Ashdod, dove erano stati trasferiti dopo l'intercettazione delle barche in acque internazionali da parte della Marina israeliana. «Stasera rientreranno i primi due italiani della Flotilla, il parlamentare Carotenuto e il giornalista Mantovani», ha dichiarato Tajani davanti ai cronisti, confermando che il rimpatrio attivisti Flotilla seguirà nelle ore successive con gli altri ventisette connazionali ancora trattenuti. Tutti viaggiavano su imbarcazioni civili, con un equipaggio internazionale e l'obiettivo dichiarato di rompere il blocco navale e consegnare aiuti umanitari nella Striscia.

Carotenuto e Mantovani erano imbarcati sulla nave Kasri Sadabat insieme all'attivista Ruggero Zeni. Subito dopo il sequestro delle imbarcazioni hanno girato un video-messaggio dal ponte della barca, prima che le comunicazioni venissero interrotte, definendo l'operazione «una missione umanitaria» e chiedendo all'opinione pubblica di «diffondere il messaggio». A bordo, secondo le ricostruzioni della Federazione nazionale della stampa italiana, hanno proseguito la traversata fino all'arrivo della corvetta militare che li ha trasferiti ad Ashdod, dove ad attenderli c'era un team legale dell'organizzazione israeliana per i diritti civili Adalah.

Sala stampa istituzionale italiana con bandiere Italia e Unione Europea e leggio per la conferenza Farnesina
La Farnesina ha gestito il dossier in raccordo con l'ambasciata italiana a Tel Aviv per accelerare il rilascio dei connazionali. · Immagine generata con IA

Le scuse pretese a Israele dopo il video di Ben Gvir

Mentre la macchina diplomatica si muoveva per il rimpatrio, Roma chiedeva conto a Gerusalemme delle modalità di gestione dei detenuti. In una nota congiunta firmata insieme alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, Tajani ha definito «inaccettabili» le immagini diffuse da Ben Gvir, sottolineando che «è inammissibile che questi manifestanti, fra cui molti cittadini italiani, vengano sottoposti a questo trattamento lesivo della dignità della persona». Il governo ha annunciato di riservarsi «di valutare le iniziative politiche più opportune da prendere anche in sede europea» e ha convocato d'urgenza l'ambasciatore israeliano alla Farnesina per chiedere scuse formali.

La reazione più dura è arrivata però dal Quirinale: il presidente Sergio Mattarella ha parlato di «trattamento incivile» e ha bollato come «livello infimo» la condotta del ministro israeliano, una formula raramente usata dal Colle nei confronti di un membro di un governo alleato. La nota del Quirinale ha ulteriormente alzato l'asticella della tensione bilaterale, in un momento in cui la diplomazia italiana stava già negoziando il passaggio in sicurezza della Flotilla avviato nei giorni precedenti dopo lo sciopero generale del 18 maggio.

Cosa succede agli altri 29 italiani fermati

Il rimpatrio attivisti Flotilla non si esaurisce con Carotenuto e Mantovani. Tajani ha confermato che gli altri italiani lasceranno Ashdod nei giorni seguenti, dopo il completamento delle procedure consolari e l'eventuale firma dei moduli di espulsione previsti dalla legge israeliana per chi rifiuta di lasciare il Paese volontariamente. La Farnesina, in raccordo con l'ambasciata italiana a Tel Aviv, sta seguendo caso per caso anche per accertare le condizioni dei detenuti: secondo il bollettino diffuso da Sky TG24, 87 dei 400 attivisti internazionali avrebbero avviato uno sciopero della fame in segno di protesta.

Tra gli italiani figurano deputati, giornalisti, sindacalisti e attivisti, in larga parte legati alle reti sindacali e ai movimenti pacifisti che hanno organizzato la spedizione. L'ondata di reazioni politiche è stata immediata: Pd e Movimento 5 Stelle hanno chiesto al governo di sospendere gli accordi commerciali con Israele e di valutare l'introduzione di sanzioni mirate, mentre il segretario M5S Giuseppe Conte ha denunciato il «silenzio complice» di Palazzo Chigi prima dell'intervento di Tajani. Tuttavia, il fronte di maggioranza ha preferito puntare sulla pressione diplomatica, evitando per ora di trasformare la crisi in una rottura formale dei rapporti.

Sala arrivi di aeroporto italiano in serata con valigie pronte per il rientro degli attivisti Flotilla
Lo scalo romano è stato indicato come destinazione del primo volo di rientro, atteso in serata. · Immagine generata con IA

Netanyahu prende le distanze da Ben Gvir

Sul fronte israeliano la pressione internazionale ha prodotto un effetto inatteso. Il premier Benjamin Netanyahu ha pubblicamente smentito il suo ministro della Sicurezza nazionale: «Abbiamo il diritto di fermare la Flotilla, ma Ben Gvir ha sbagliato», ha dichiarato nelle ore successive alla diffusione del video. Una presa di distanza che gli osservatori interpretano come una mossa per contenere il danno reputazionale dopo le condanne arrivate da Roma, Madrid, Dublino e Bruxelles. Le agenzie internazionali hanno registrato la frenata di Gerusalemme come la prima crepa pubblica nella linea dell'esecutivo israeliano sulla gestione della Flotilla.

Per Tajani la sequenza degli eventi rappresenta «una linea rossa superata» e l'Italia, ha ribadito davanti alla stampa di Forza Italia, «risponderemo». Di conseguenza, il dossier passerà ora al tavolo del Consiglio Affari esteri dell'Unione europea, dove l'Italia intende chiedere una posizione comune. Infine, sul piano interno, il rientro dei due italiani questa sera servirà anche da test della tenuta della maggioranza, divisa fra l'esigenza di tutelare i propri cittadini e quella di non incrinare ulteriormente la storica relazione strategica con Israele.

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