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Cinema

Roma Elastica Marion Cotillard: Mandico a Cannes 79

Roma Elastica Marion Cotillard apre la sezione Séances de Minuit a Cannes 2026: il film di Bertrand Mandico, coproduzione italiana girata a Cinecittà con Ornella Muti, Franco Nero, Isabella Ferrari, è già il caso più discusso del festival.

Di Marietou Dione

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Roma Elastica Marion Cotillard a Cannes 2026 — soundstage Cinecittà anni '80
Immagine generata con IA

Roma Elastica Marion Cotillard: il film di Bertrand Mandico ha debuttato in prima mondiale al 79° Festival di Cannes la notte tra martedì e mercoledì, nella sezione Séances de Minuit, ed è già il caso più discusso di questa edizione tricolore. Coproduzione italiana girata a Cinecittà, con un cast guidato dall'attrice francese e popolato da Noémie Merlant, Ornella Muti, Franco Nero e Isabella Ferrari, l'opera viene definita "felliniana" dal delegato generale del festival Thierry Frémaux ed è destinata a tornare a giugno nelle sale italiane con Europictures.

Festival di Cannes 2026, sezione Séances de Minuit per il film di Bertrand Mandico
La sezione Séances de Minuit del 79° Festival di Cannes ospita la prima mondiale di Roma Elastica. · Immagine generata con IA

Roma Elastica Marion Cotillard: trama e cast dell'omaggio felliniano

Ambientato nel 1982, il film segue Eddie Mars, attrice americana al tramonto interpretata da Marion Cotillard, che approda a Roma per girare quello che potrebbe essere il suo ultimo lavoro: un bizzarro film di fantascienza prodotto in una Cinecittà fatiscente e allucinata. Accanto a lei la fedele truccatrice Valentina, affidata a Noémie Merlant. Tra set polverosi, visioni esoteriche e confini sempre più sfumati tra realtà e finzione, Eddie si perde in una città sospesa tra mito e artificio.

Il cast italiano è impressionante per stratificazione generazionale: Ornella Muti nei panni di una "signora della televisione" innamorata della telecamera, Franco Nero, Isabella Ferrari, e poi Maurizio Lombardi, Martina Scrinzi, Michele Bravi, Alessio Gallo, Tea Falco, Agnese Claisse, Josephine Thiesen, Ondina Quadri. Una compagnia che attraversa il cinema italiano dagli anni Settanta a oggi e che Mandico orchestra come un'unica voce corale.

La proiezione di mezzanotte al Grand Théâtre Lumière ha trasformato l'inserimento "fuori concorso" in un evento. Roma Elastica Marion Cotillard è diventato il film più atteso della giornata, davanti perfino al concorrente in gara di Ira Sachs con Rami Malek, e ha imposto un tema editoriale chiaro: in un'edizione di Cannes senza titoli italiani nella selezione principale, è la trasferta felliniana di un autore francese ad accendere la Croisette.

Cinecittà come personaggio: la voce di Marion Cotillard

L'intera architettura del film ruota attorno a un luogo prima ancora che a una storia. Cinecittà è il vero protagonista nascosto, il teatro di posa che diventa pellicola e memoria. Cotillard ha raccontato a Cinecittà News, di ritorno dall'esperienza romana, di averla vissuta come un'iniziazione: «È una sensazione speciale, girare a Cinecittà, perché lì sono stati realizzati tanti capolavori in passato e puoi ancora percepirlo».

Il riferimento dichiarato è La dolce vita di Federico Fellini: «È un omaggio al cinema italiano di quegli anni e alla libertà creativa e follia che quei film avevano». L'attrice, due volte sulla Croisette quest'anno (anche per Karma di Guillaume Canet), si è detta «innamorata da Isabella Ferrari, incredibile nel film, come anche Ornella Muti che un'icona. Fanno parte dell'universo di Mandico in modo perfetto».

L'amministratrice delegata di Cinecittà Manuela Cacciamani ha letto la doppia presenza dei nostri studi a Cannes — Roma Elastica più il documentario Vittorio De Sica – La vita in scena di Francesco Zippel in Cannes Classics — come segnale industriale forte: «È emozionante avere nell'appuntamento più rappresentativo del cinema internazionale due racconti che parlano di Cinecittà e che vedono i nostri studi coinvolti nella realizzazione. Ed è importante che questo avvenga nel segno della produzione indipendente».

Set di Cinecittà anni Ottanta, omaggio felliniano in Roma Elastica di Bertrand Mandico
Il set ricostruito di una Cinecittà anni Ottanta tra fondali baroccheggianti e visioni esoteriche. · Immagine generata con IA

Ornella Muti: «Un cinema che non ha paura di osare»

La voce più dura, dal red carpet, è arrivata però da Ornella Muti, intervistata dall'ANSA a Cannes. L'attrice, già protagonista sulla Croisette con La stanza del vescovo di Risi, Cronaca di una morte annunciata di Rosi e Domani della Archibugi, ha riconosciuto in Roma Elastica Marion Cotillard l'ultimo erede di una stagione che il nostro cinema fatica a replicare: «È un cinema che mi piace, è un cinema che riconosco nella sua diversità, come quello di Ferreri. È un film diverso da tutto quello che si vede, è un film che non ha paura di essere diverso, che non ha paura di mostrare quello che pensa».

Muti ha poi spostato il bersaglio sull'industria italiana, con un'osservazione che ha già fatto rumore in serata: «Non voglio parlarne male, io lo amo. Ma forse anche perché il cinema in Italia non è tanto aiutato. Dunque se non aiuti gli autori è difficile che poi qualcuno riesca a fare quello che ha fatto Bertrand. Oggi si cerca più di andare sul sicuro, di poter avere un film che sicuramente va bene. Un film come questo è un punto interrogativo, però è arte». E ancora, sull'oggi: «In questo momento, nel nostro cinema c'è meno arte».

L'eco di queste parole si salda con quanto detto lunedì in Sala Buñuel da Dario Argento, ospite di Cannes Classics col restauro 4K di Metti, una sera a cena: «L'Italia ha un problema sul cinema, di interpretazioni, e soprattutto per la questione dei soldi». Due generazioni, due percorsi diversi, lo stesso allarme — e a fare da contrappunto, paradossalmente, un film a regia francese che riesce dove pochi nostri progetti recenti hanno saputo arrivare.

Una coproduzione indipendente con il sigillo della Croisette

Roma Elastica è prodotto da Atelier de Production, Redibis Film e Dugong Films, con il contributo del Ministero della Cultura italiano e il sostegno di Eurimages, il fondo europeo per le coproduzioni. La distribuzione italiana è affidata a Europictures: l'uscita nelle sale è attesa nelle prossime settimane, dopo il passaggio cannese. La selezione nelle Séances de Minuit — tradizionalmente riservata a film visionari, fuori formato, capaci di galvanizzare il pubblico notturno della Croisette — conferma il posizionamento autoriale dell'opera.

Il regista francese Bertrand Mandico, già autore di Apocalypse After, costruisce qui il suo film più ambizioso: un grande romanzo visivo sull'industria del cinema, sulla decadenza, sull'eros e sul mestiere dell'attrice. Frémaux lo ha definito «felliniano», e in effetti l'intero progetto è dichiaratamente debitore della stagione di La dolce vita, di Roma, dell'esperienza italiana di Bertolucci e dei melodrammi di Ferreri. Non un'imitazione, però: piuttosto un libero esercizio di stile, quasi un sogno notturno proiettato sui muri di Cinecittà.

Per il sistema italiano, il segnale è duplice. Da un lato, la perdurante assenza dal Concorso ufficiale brucia: nessun film a regia italiana è in gara per la Palma d'oro, e Frémaux ha annunciato soltanto «piccole aggiunte» da rivelare nei prossimi giorni. Dall'altro, però, le coproduzioni e i set italiani sono ovunque — da Roma Elastica al documentario di Zippel su De Sica, dal corto Oh Boys di Antonio Donato alla Quinzaine fino a Paper Tiger di James Gray coprodotto da Leone Film Group e Vice Pictures. Quindi il paradosso resta: senza film nostri in Concorso, l'Italia firma ugualmente Cannes 2026, ma lo fa col timbro produttivo e con la sua tradizione, non con la sua nuova generazione di registi.

Roma Elastica Marion Cotillard, in questo quadro, vale doppio. È un'opera di un autore francese, certo, ma è girata, scritta e abitata da Cinecittà, dalle sue ombre, dai suoi maestri. Infine, è la prova che un certo modo di fare cinema — visionario, sperimentale, lirico — trova ancora qui, lungo via Tuscolana, la sua casa naturale. Tocca ora alle istituzioni e ai produttori italiani capire come ridare voce, e fondi, ai nostri autori prima che siano i vicini d'Oltralpe a raccontare meglio di noi le nostre città elastiche.

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