Vittorio De Sica Cannes Classics: il doc di Zippel
Vittorio De Sica Cannes Classics 2026: il documentario di Francesco Zippel "La vita in scena" è l'unico film italiano in selezione ufficiale alla 79esima edizione, con Wes Anderson produttore esecutivo.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Il film documentario Vittorio De Sica Cannes Classics ha avuto la sua anteprima mondiale sulla Croisette sabato 16 maggio 2026, all'interno della 79ª edizione del Festival di Cannes. Si intitola Vittorio De Sica – La vita in scena, è firmato da Francesco Zippel ed è di fatto l'unico film italiano in selezione ufficiale a Cannes 2026, in un'edizione che ha lasciato l'Italia fuori dal Concorso ma le ha aperto le porte della sezione dedicata ai grandi classici e al loro restauro.
La produzione è di Quoiat Films con Luce Cinecittà, Movimenti Production e Sky; la distribuzione italiana sarà affidata a Fandango per le sale, mentre la programmazione televisiva passerà successivamente su Sky e NOW. Sul tappeto rosso del Théâtre Lumière sono saliti la delegazione italiana e i nipoti registi di De Sica, Andrea e Brando, co-produttori del film. Sergio Castellitto era assente per altri impegni, ma il peso istituzionale del passaggio sulla Montée des Marches non è sfuggito a nessuno.
Vittorio De Sica Cannes Classics: la prima sulla Croisette
La cornice della prima è la sezione Cannes Classics, che quest'anno schiera ventidue titoli tra restauri, documentari sul cinema e due opere contemporanee. Il programma è stato svelato il 6 maggio 2026 e il documentario di Zippel risulta una delle due opere contemporanee in cartellone, accanto a L'âge d'or di Bérenger Thouin. Inoltre il festival ha previsto, lo stesso giorno, la proiezione della versione restaurata de La ciociara del 1960, il film che valse l'Oscar a Sophia Loren: un dittico voluto per restituire dimensione storica all'omaggio.
L'operazione di Zippel arriva dopo i suoi precedenti ritratti dedicati ad altri giganti italiani, da L'italiano che inventò l'America su Sergio Leone (2022) a L'uomo dai mille volti su Gian Maria Volonté. In un'intervista a Cinematografo il regista ha spiegato che il senso del suo lavoro è «restituire la giusta vetrina a queste figure enormi», e ha aggiunto: «L'idea era quella di trovare una chiave per far dialogare l'esperienza personale di De Sica con il riflesso della sua opera da regista».

La famiglia De Sica al centro del racconto
Il film deve molto a un accesso privilegiato alla famiglia. In scena ci sono il figlio Christian De Sica, le nipoti Eleonora Baldwin e Maria Teresa, e i nipoti-registi Andrea e Brando De Sica, che del documentario sono anche co-produttori. A loro Zippel ha affidato le porte d'ingresso al privato del maestro: gli aneddoti di un padre capace di far piangere i bambini sul set e di amarli profondamente, le ombre del vizio del gioco, la dignità con cui un'Italia che non conosceva il divorzio si trovò davanti alla doppia famiglia con Giuditta Rissone e Maria Mercader.
A spalleggiare i racconti familiari c'è Isabella Rossellini, cresciuta accanto ai De Sica, insieme alle voci di una generazione di cineasti internazionali che riconoscono nel maestro il proprio punto di partenza. Tuttavia il regista non rinuncia a inquadrare la sua figura nel contesto politico: come ricostruito da Avvenire, è proprio Ruben Östlund a leggere la celebre panoramica del banco dei pegni in Ladri di biciclette come pura politica, e Zippel commenta: «Quando un cineasta racconta in maniera così autentica e diretta la realtà, i film sono naturalmente e istintivamente politici. Le opere di De Sica non si sono limitate a fotografarla, ma hanno lasciato un segno indelebile per decenni».
Wes Anderson produttore esecutivo e la dichiarazione di Coppola
Il colpo da prima pagina del documentario è il ruolo di Wes Anderson, produttore esecutivo del film e amico di Zippel da vent'anni. È lui a citare un'altra leggenda, Orson Welles, che diceva: «So di essere un grande regista, ma non saprei da dove cominciare per fare un film come Sciuscià». Accanto ad Anderson, il film raccoglie le testimonianze di Francis Ford Coppola, dei fratelli Jean-Pierre e Luc Dardenne, di Asghar Farhadi, dello scomparso ma centrale Andrej Zvyagintsev, di Dominique Sanda, Carlo Verdone e Nicola Piovani, oltre alla riflessione di Östlund.
Tra le frasi più discusse, quella che Il Sole 24 Ore ha riportato nelle prime ricostruzioni del programma, Coppola sostiene che il cinema di De Sica «consista in tutto ciò che definisce l'umanità». Zippel ha rilanciato: «Definisce il cinema di quei registi, pochissimi, capaci di mettere in scena momenti di grande umanità, fotografando senza filtri periodi storici ben definiti». Infatti tra gli eredi italiani, secondo il regista, ci sono oggi Matteo Garrone, Alice Rohrwacher e Jonas Carpignano.


Cinecittà rivendica un cinema italiano «contemporaneo ed eterno»
Tra i partner di produzione spicca Luce Cinecittà, che ha sostenuto il progetto fin dall'inizio. La presidente e amministratrice delegata Manuela Cacciamani ha rivendicato la scelta come una scommessa industriale e culturale insieme: «Cinecittà sostiene, oggi e da sempre, il cinema indipendente e il documentario, e oggi con particolare gioia perché il film di Zippel non ci regala solo una grande storia di cinema italiano che appartiene tanto ai nostri Studi, ma è un film realmente indipendente nell'atteggiamento». Infine ha definito De Sica «sempre contemporaneo, sempre nuovo e legato alla vita reale» e ha sottolineato come la sua pietas lo renda «oltre che contemporaneo, eterno».
La selezione si inserisce in un anno difficile per il cinema italiano in concorso a Cannes. La 79ª edizione si è infatti aperta senza titoli tricolori nella sezione principale, una circostanza che ha riacceso il dibattito sulle politiche industriali e che Zippel ha commentato con misura: «Sull'assenza di altri titoli italiani al Festival credo sia anche una questione di ciclicità, molti film sappiamo che non erano pronti, quindi dipende anche da quello. Magari l'anno prossimo ce ne saranno sei». Per intanto, sulla Croisette resta lui — più la pattuglia delle coproduzioni italiane sostenute da Rai Cinema e Leone Film Group e il corto di Antonio Donato selezionato alla Quinzaine, già raccontato come unica firma italiana totale della sezione parallela.
Da Cannes alle sale italiane: distribuzione e calendari
Una volta chiusa la parentesi di Cannes 2026, Vittorio De Sica – La vita in scena uscirà nelle sale italiane con Fandango Distribuzione; in un secondo momento sarà disponibile su Sky e NOW. La durata è di 100 minuti e il film alterna materiali d'archivio inediti, animazioni originali e una sceneggiatura che intreccia memoria familiare e analisi critica. Quindi non un omaggio celebrativo, ma un ritratto pieno, che non nasconde le contraddizioni del protagonista.
La sezione Cannes Classics 2026 ha previsto inoltre la pre-apertura con Il labirinto del fauno di Guillermo del Toro (per il ventennale), i restauri de L'innocente di Luchino Visconti e di Metti, una sera a cena di Giuseppe Patroni Griffi — quest'ultimo presentato da Dario Argento, che del film fu cosceneggiatore — e il documentario The Story of Documentary Film (The 1970s) di Mark Cousins, oltre al corto Torino Shadow di Jia Zhang-ke. Perciò la posizione del film di Zippel è doppiamente strategica: rappresenta la nuova produzione italiana e dialoga con il restauro de La ciociara, garantendo continuità tra il neorealismo e la sua ricezione contemporanea.
Di conseguenza il documentario diventa un piccolo evento industriale: confermala validità del modello produttivo che intreccia Luce Cinecittà, Sky e una società indipendente come Quoiat Films, e ricolloca De Sica al centro del canone internazionale. Non è poco, in un'edizione che — pur senza italiani in gara — ha trovato proprio nella memoria del nostro neorealismo la sua nota più stabile.


