Aeffe Oxy Capital: offerta per Ferretti e Moschino
Aeffe Oxy Capital: offerta preliminare del fondo di Stefano Visalli per rilevare Alberta Ferretti, Moschino, Pollini e Philosophy nel risanamento del gruppo romagnolo.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

L'offerta Aeffe Oxy Capital, annunciata mercoledì 13 maggio 2026, segna un passaggio decisivo nella storia del gruppo di San Giovanni in Marignano. Il fondo specializzato in risanamenti guidato da Stefano Visalli ha presentato una proposta preliminare e non vincolante per rilevare l'intero perimetro industriale della holding che controlla Alberta Ferretti, Moschino, Philosophy di Lorenzo Serafini, Pollini e Velmar. Una mossa che potrebbe ridisegnare gli equilibri del lusso italiano di fascia media.
Il comunicato diffuso dalla società, riportato da ANSA e Pambianconews, parla di una proposta «suscettibile di consentire il buon esito del percorso intrapreso volto al risanamento aziendale». Una formula prudente, ma che apre uno spiraglio concreto dopo mesi di tensioni finanziarie.
Aeffe Oxy Capital: i termini dell'offerta preliminare
L'offerta Aeffe Oxy Capital ha carattere preliminare e non vincolante. Il fondo si presenta come capofila di un consorzio di partner industriali e finanziari ancora in corso di strutturazione. La proposta prevede la cessione «della sostanziale totalità del complesso aziendale» del gruppo facente capo ad Aeffe a una o più entità riconducibili al consorzio degli offerenti.
Il meccanismo tecnico è quello dell'accollo liberatorio: il consorzio si farebbe carico di tutte le passività ristrutturate del gruppo. All'esito dell'operazione, Aeffe SpA risulterebbe liberata dall'indebitamento ma anche sostanzialmente priva di asset. Lo storico veicolo quotato in Borsa, controllato dalla famiglia Ferretti tramite Fratelli Ferretti Holding, rischia dunque di trasformarsi in un guscio.
Tuttavia, la tempistica è stringente. La trasformazione dell'offerta in vincolante è attesa per i primi giorni di giugno 2026. Il piano di ristrutturazione dovrà poi essere sottoposto al voto dei creditori entro ottobre, mentre il closing dell'operazione è fissato per la fine del 2026. Nel frattempo, secondo quanto trapela dagli ambienti finanziari milanesi, serve un intervento finanziario straordinario entro giugno per stabilizzare la liquidità e sostenere le operazioni correnti.

Composizione negoziata: il ruolo di Lazard e Ranalli
Il processo di selezione dei potenziali investitori è stato avviato nell'ambito della composizione negoziata della crisi d'impresa, lo strumento introdotto dal Codice della Crisi per gestire le ristrutturazioni senza ricorrere a procedure concorsuali tradizionali. A guidare l'esperto indipendente è stato nominato Riccardo Ranalli, professionista torinese fra i più esperti italiani in operazioni di turnaround.
Sul fronte finanziario, Aeffe ha affidato a Lazard il mandato di advisor. La banca d'affari ha coordinato l'apertura della data room e il dialogo con gli operatori interessati al risanamento. Il consorzio guidato da Oxy Capital è risultato l'unico a presentare una proposta strutturata entro la deadline. Secondo quanto ricostruito da La Conceria, il fondo punta a stabilizzare la liquidità del gruppo per poi separare i singoli marchi in veicoli industriali distinti, replicando uno schema già sperimentato in altri dossier del tessile italiano.
Oxy Capital, infatti, non è un nome casuale. Guidato da Stefano Visalli, ex partner McKinsey poi fondatore della società di restructuring, il fondo si è specializzato in distressed assets e ha già operato su diverse filiere italiane in difficoltà. Inoltre, il consorzio in costruzione include partner industriali, segnale che almeno una parte dei brand del gruppo potrebbe restare sotto controllo italiano.
Brand portfolio: Alberta Ferretti, Moschino e Pollini nel mirino
Il perimetro coinvolto dall'offerta Aeffe Oxy Capital è uno degli archivi più pregiati del Made in Italy. Alberta Ferretti, fondata nel 1972 dall'omonima stilista in Romagna, ha trasformato la sartoria locale in un linguaggio internazionale fatto di chiffon, ricami e silhouette eteree. Il marchio rappresenta il cuore creativo della holding.
Moschino, invece, è la gemma più redditizia. Acquisita nel 1999 dalla famiglia Ferretti dopo la scomparsa di Franco Moschino, la maison milanese è oggi guidata creativamente da Adrian Appiolaza dopo l'addio di Jeremy Scott. Ha continuato a generare cassa anche nei trimestri più difficili e la sua eventuale separazione dal gruppo potrebbe attirare l'interesse di operatori specializzati nel licensing globale.
Pollini, lo storico calzaturificio marchigiano, rappresenta invece la scommessa accessori. Philosophy di Lorenzo Serafini, infine, completa il quadro con un posizionamento ready-to-wear contemporaneo. A queste si aggiunge Velmar, la divisione beachwear. Nessuno dei brand, al momento, ha rilasciato comunicazioni autonome sull'operazione.

Le radici della crisi finanziaria
Per capire perché Aeffe è arrivata al tavolo della composizione negoziata, bisogna tornare al biennio 2024-2025. Dopo il ritorno all'utile nel 2024, il gruppo aveva archiviato un primo trimestre 2025 in calo, con un peggioramento progressivo della redditività e una pressione crescente sul circolante. Pesano tre fattori: la frenata del lusso globale, la sofferenza dei mercati asiatici e l'esposizione finanziaria contratta per sostenere il riposizionamento di Moschino.
La struttura industriale del gruppo, inoltre, sconta uno sbilanciamento storico. La produzione interna a San Giovanni in Marignano garantisce qualità ma comprime i margini rispetto a competitor che hanno spostato porzioni di filiera in fabbriche esterne. Infatti, la crisi del lusso italiano di fascia media, già emersa con le difficoltà di altre maison come Dolce & Gabbana, colpisce in particolare chi non ha la massa critica delle multinazionali del settore. Per approfondire il quadro del comparto si rimanda alle notizie di moda di AFG Magazine.
Cosa attende azionisti e dipendenti
Lo scenario delineato dall'offerta Aeffe Oxy Capital apre interrogativi pesanti per i piccoli azionisti quotati sul segmento Star di Piazza Affari (codice AEF). Se l'accollo liberatorio andrà in porto, il titolo quotato resterebbe come veicolo svuotato dei propri asset operativi. Tradotto: la valorizzazione residua delle azioni dipenderà esclusivamente da eventuali rimborsi distribuiti dalla società dopo la cessione, in assenza di un business industriale di riferimento.
Per i dipendenti distribuiti negli stabilimenti romagnoli, marchigiani e nelle filiali di Moschino, la partita si gioca sui piani industriali che il consorzio presenterà nelle prossime settimane. Il riferimento al risanamento, anziché alla liquidazione, è di per sé un segnale positivo. Tuttavia, le esperienze di altri turnaround del lusso italiano insegnano che le ristrutturazioni di filiera comportano spesso razionalizzazioni produttive.
Infine, c'è la partita istituzionale. Confindustria Moda e la Camera Nazionale della Moda Italiana seguono il dossier con attenzione: la cessione di una holding quotata a un consorzio guidato da un fondo di restructuring rappresenta un precedente importante per il settore. Il tema della nazionalità dei marchi italiani, riemerso più volte negli ultimi anni con i casi Versace, Bulgari e Valentino, torna sul tavolo.
Il calendario dei prossimi mesi
La road map è già scandita. Entro giugno l'offerta dovrà diventare vincolante o decadere. Da giugno a ottobre si aprirà la finestra di approvazione del piano da parte dei creditori. Entro dicembre 2026 dovrà materializzarsi il closing dell'operazione, con il trasferimento effettivo del perimetro aziendale alle entità del consorzio. Quindi, il 2026 si chiude con un nuovo capitolo nella storia di una delle maison italiane più riconoscibili.
Di conseguenza, le prossime quattro settimane saranno decisive. Se il consorzio confermerà l'offerta nella prima metà di giugno e troverà i finanziamenti ponte necessari, l'operazione Aeffe Oxy Capital potrà concretizzarsi nei tempi previsti. In caso contrario, lo scenario alternativo, già evocato negli ambienti milanesi, sarebbe quello di un concordato preventivo con cessione frazionata dei brand. Infine, resta aperta la domanda strategica: il consorzio sarà in grado di costruire una nuova governance per Alberta Ferretti, Moschino, Pollini e Philosophy capace di rilanciare la creatività senza sacrificare l'identità sartoriale che ha reso il gruppo un punto di riferimento internazionale.


