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Milano Fashion Week pellicce: lo stop di Cnmi

La Camera Nazionale della Moda Italiana pubblica le prime linee guida fur-free per le sfilate di Milano. Invito ai brand, non un divieto, in vigore già dall'edizione uomo del 19-23 giugno 2026. Le reazioni di LAV e delle organizzazioni animaliste internazionali.

Di Vincenzo Pollice

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Milano Fashion Week pellicce: passerella delle sfilate Cnmi Milano
Immagine generata con IA

Milano Fashion Week pellicce: la Camera Nazionale della Moda Italiana ha pubblicato il 15 maggio 2026 le prime linee guida ufficiali per chiedere agli stilisti di rinunciare alle pelli di animali allevati per il loro mantello durante le sfilate meneghine. Una svolta annunciata a poco più di un mese dall'edizione uomo del 19-23 giugno, che mette il sistema moda italiano in scia con Londra, New York, Copenaghen, Berlino, Stoccolma, Amsterdam, Helsinki e Melbourne. Tuttavia il documento, frutto del confronto con LAV, Collective Fashion Justice e Humane World for Animals, si ferma sulla soglia del divieto formale.

Cosa dicono le linee guida Milano Fashion Week pellicce

La Cnmi, che del marchio Milano Fashion Week è titolare esclusiva, invita i brand partecipanti «a non presentare, durante le sfilate, capi di abbigliamento, accessori o qualsiasi altro elemento» realizzato con pelliccia. Inoltre l'associazione presieduta da Carlo Capasa si impegna in prima persona a non promuovere prodotti in pelliccia nella produzione diretta dei propri contenuti di comunicazione, social media inclusi.

Il documento, intitolato «Linee guida sull'uso della pelliccia durante le sfilate della Milano Fashion Week», definisce con precisione il perimetro: rientrano nella raccomandazione le pelli con pelo provenienti da animali «allevati o catturati in natura esclusivamente o prevalentemente per la loro pelliccia, come volpe, visone, coyote, finn-raccoon, ermellino, coniglio, karakul». Restano fuori invece lo shearling, le pelli di pecora, agnello, capra, vitello e bovino destinate alla filiera alimentare, i prodotti vintage, i sintetici, la lana e i materiali ottenuti dalle comunità indigene attraverso pratiche tradizionali di sussistenza.

Un invito, non un divieto: la posizione Cnmi

La parola chiave è volontarietà. «Si tratta di un atto di indirizzo la cui implementazione non pregiudica il rispetto dei requisiti di legge e di vendita applicabili nei paesi di riferimento e potrà essere liberamente declinata in funzione delle diverse politiche aziendali dei brand partecipanti», precisa il testo diffuso da via Gesù. L'autonomia creativa e imprenditoriale degli stilisti, quindi, resta intatta. Niente sanzioni, nessuna esclusione dal calendario ufficiale per chi sceglierà di non aderire.

Sfilata Milano Fashion Week senza pellicce passerella linee guida Cnmi
Le nuove linee guida Cnmi riguardano tutte le sfilate del calendario ufficiale della Milano Fashion Week, a partire dall'edizione uomo del 19-23 giugno 2026. · Immagine generata con IA

Capasa difende l'approccio soft: «La pubblicazione di queste linee guida rappresenta un passaggio ulteriore nel percorso di responsabilità e sostenibilità che Camera Nazionale della Moda Italiana porta avanti da oltre dieci anni a sostegno del Made in Italy. Questa iniziativa conferma la volontà di Cnmi di accompagnare l'evoluzione del sistema moda con equilibrio e consapevolezza». L'iniziativa, come sottolinea la nota, è in continuità con l'impegno dell'associazione dal 2012 e con i principi contenuti nel Manifesto della sostenibilità e nel Codice Etico.

Cnmi argomenta inoltre che la propria forma giuridica non le consentirebbe comunque di imporre divieti: «Per ruolo, funzioni e poteri l'associazione non potrebbe imporre divieti», si legge nelle linee guida. Di conseguenza, lo strumento dell'invito viene presentato come l'unico effettivamente esercitabile. Quindi una scelta etica, ma anche statutaria.

Pellicce Milano Fashion Week, le altre capitali ci sono arrivate prima

Il contesto internazionale è la chiave per leggere la mossa milanese. New York Fashion Week e Londra hanno già policy fur-free integrali, così come Copenaghen, Berlino, Stoccolma, Amsterdam, Helsinki e Melbourne. Milano, di fatto, era rimasta l'ultima delle grandi fashion week mondiali a non esprimersi formalmente sul tema. Anche per questo le organizzazioni animaliste, pur soddisfatte, parlano di un primo passo.

«Le linee guida italiane non sono così restrittive come quelle di altre fashion week che escludono del tutto le pellicce», riconosce LAV in una nota, annunciando la volontà di continuare a collaborare con la Camera della Moda «per rafforzare la loro posizione in futuro». Simone Pavesi, responsabile dell'area Animal Free Fashion di LAV, definisce la direttiva «una scelta etica e responsabile»: «Contribuirà a rendere le passerelle della Settimana della Moda di Milano fur-free, in coerenza con gli impegni di sostenibilità assunti dai membri, la maggior parte dei quali ha già bandito le pellicce. I pochi che ancora le utilizzano saranno incoraggiati a eliminarle».

Capasa, LAV e i partner internazionali

Emma Håkansson, direttrice e fondatrice di Collective Fashion Justice, parla di «un passo storico per l'industria della moda italiana». Tuttavia, ammonisce, «senza una politica fur-free come quelle in vigore a New York e Londra non è garantito che la crudeltà venga esclusa dalle passerelle milanesi». L'auspicio è che la dichiarazione anti-pelliccia spinga «un maggiore utilizzo di biomateriali di nuova generazione, belli e responsabili».

Sulla stessa lunghezza d'onda PJ Smith, direttore Fashion Policy di Humane World for Animals: «È chiaro che Cnmi ritiene che confinare e uccidere decine di milioni di animali selvatici ogni anno solo per la loro pelliccia sia una pratica superata, inutile e fuori moda. I marchi di moda italiani che vogliono rimanere rilevanti nel mondo di oggi farebbero bene a seguire questa tendenza fur-free». Infatti per Smith la svolta apre spazio «all'innovazione dei materiali» che «ispirano creatività migliore per gli animali e per il pianeta».

Biomateriali alternativi sostenibili alle pellicce moda etica italiana
Le organizzazioni animaliste auspicano che le linee guida Cnmi accelerino la ricerca su biomateriali di nuova generazione come alternative etiche alla pelliccia animale. · Immagine generata con IA

Italia senza allevamenti dal 2022, ma l'Europa è in ritardo

La cornice normativa italiana è già fur-free a monte. Dal 2022 nel Paese è in vigore il divieto di allevare animali per la produzione di pelliccia, una norma che ha chiuso le ultime strutture attive sul territorio. Tuttavia il fronte europeo procede a rilento. La Commissione Ue è infatti in ritardo nella risposta all'Iniziativa dei Cittadini Europei Fur Free Europe, che chiede una messa al bando comunitaria della produzione e della commercializzazione delle pellicce di animali allevati. La pressione dei consumatori europei è quindi cresciuta, ma la risposta istituzionale resta indietro.

In questo scenario la mossa Cnmi assume un peso doppio: da un lato sancisce che il sistema moda italiano, primo distretto del lusso mondiale insieme alla Francia, non ha più convenienza reputazionale a esibire pellicce; dall'altro lascia ai singoli brand una via d'uscita, evitando lo scontro diretto con i pochi marchi che ancora le utilizzano. Per approfondire il quadro del settore si veda anche la sezione moda di Afg Magazine, che segue da mesi le trasformazioni del lusso italiano.

Cosa aspettarsi alla Milano Fashion Week di giugno

Il primo banco di prova è imminente. Dal 19 al 23 giugno 2026 la Milano Fashion Week Uomo primavera-estate 2027 porterà in passerella 75 appuntamenti, con i debutti attesi di Ralph Lauren e Thom Browne e un calendario fitto di sfilate co-ed. Le linee guida saranno in vigore in tutti gli eventi ufficiali del palinsesto. Quindi sarà la prima edizione meneghina dichiaratamente improntata alla raccomandazione fur-free, anche se l'effettiva adesione resterà visibile solo guardando i singoli look.

L'appuntamento successivo, la sfilata donna primavera-estate 2027 prevista a settembre, sarà però il vero stress test: la stagione fredda è quella in cui storicamente le pellicce hanno trovato più spazio. Infine la partita si gioca anche sul piano della comunicazione: con il social media silence sulla pelliccia, Cnmi ridurrà concretamente la visibilità delle eventuali eccezioni. Una leva soft, ma in un'industria che vive di immagine può pesare quanto un divieto.

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