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Moda

Ferragamo primo trimestre 2026: ricavi a -5,5%

Ferragamo primo trimestre 2026 a 209 milioni con un -5,5%: titolo giù del 15% a Piazza Affari, Europa e Cina deboli, Americhe sole in crescita per la maison.

Di Vincenzo Pollice

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Ferragamo primo trimestre 2026: scorcio di via Tornabuoni a Firenze al tramonto
Immagine generata con IA

Il Ferragamo primo trimestre 2026 si chiude con un segnale che la Borsa non ha gradito. La maison fiorentina ha archiviato i tre mesi terminati a marzo con ricavi pari a 209 milioni di euro, in calo del 5,5% a cambi correnti e dell'1,2% a valuta costante. Numeri pressoché allineati alle stime degli analisti, eppure il titolo Salvatore Ferragamo ha perso circa il 15% in una sola seduta a Piazza Affari, con punte vicine al -18% durante la mattinata di venerdì 15 maggio.

Il messaggio del mercato è inequivocabile. Dopo un 2025 chiuso con difficoltà strutturali sull'Asia e sul wholesale, gli investitori attendevano segnali di svolta concreti. Quelli arrivati con la trimestrale, pur dentro la cornice del piano strategico annunciato dall'azienda, sono stati giudicati insufficienti per giustificare il +31% messo a segno dal titolo nei sei mesi precedenti, costruito proprio sull'aspettativa di un turnaround.

Ferragamo primo trimestre: il dettaglio dei conti

Il dato più solido del trimestre arriva dal canale diretto. Il direct-to-consumer ha generato 161 milioni di euro, in flessione contenuta dell'1,9% a cambi correnti. Il wholesale invece ha pagato dazio pesantemente, scendendo a 42 milioni di euro con un -21,8% reported. Una caduta che la società ha collegato esplicitamente alla scelta di concentrarsi su DTC e partner strategici, coerentemente con il riposizionamento del marchio iniziato negli ultimi due anni.

La geografia disegna un quadro a due velocità. Le Americhe rappresentano l'unica area in territorio positivo: il Nord America è cresciuto del 7,3%, mentre l'America centrale e meridionale ha registrato un +7,6%. Tutto il resto è in arretramento. L'Europa ha lasciato sul tavolo il 17,6%, il Giappone il 16,5% e l'Asia-Pacifico nel suo insieme il 12%. Quindi proprio i mercati storicamente più ricchi per il lusso italiano, Europa continentale e Far East, stanno frenando con un'intensità che non si vedeva dai tempi della pandemia.

Palazzo rinascimentale fiorentino al tramonto, dettaglio archi e pilastri
La storica boutique fiorentina in via Tornabuoni: il direct-to-consumer resta la voce più stabile del trimestre. · Immagine generata con IA

Borsa, analisti e la trappola delle attese

Tuttavia, il punto non sono i 209 milioni in sé. Il punto è che la community degli analisti, che nelle ultime settimane aveva spinto al rialzo i target price, si è ritrovata in controtempo. Barclays ad aprile aveva alzato le proiezioni proprio in vista del primo quarter, scommettendo su un retail positivo. Banca Akros e Milano Finanza hanno fatto seguire note di cautela su Ferragamo e Burberry già nella settimana precedente, mentre il titolo a Piazza Affari aveva chiuso aprile ai massimi semestrali. La trimestrale ha confermato che la rotta non si è ancora invertita, e il riprezzamento è stato brusco.

Durante la conference call, il consigliere Ernesto Greco ha espresso perplessità sulla ripresa in Cina. Si tratta di una delle uscite più significative arrivate finora dal board: il mercato cinese non è soltanto il principale buco geografico nei conti, è anche la variabile su cui i grandi gruppi del lusso continuano a costruire le loro guidance. Infatti tutta l'industria, da Lvmh al gruppo Kering, sta rivedendo le aspettative sull'APAC dopo un 2025 in cui il consumatore cinese ha ridotto drasticamente la spesa nelle boutique domestiche.

Il piano strategico e la nomina di Yigit Turhan

Pur con la doccia fredda del Ferragamo primo trimestre, l'azienda ha ribadito che continuerà a eseguire il piano strategico annunciato lo scorso anno, nonostante l'instabilità globale accentuata dal conflitto in Medio Oriente e dalle possibili ripercussioni nel breve e medio periodo. Tradotto: i tagli al wholesale, gli investimenti su DTC e il riposizionamento creativo affidato a Maximilian Davis non si toccano. La direzione è quella di un brand che vuole tornare a parlare la lingua del lusso esclusivo, non quella dell'accessibilità diffusa che aveva caratterizzato gli anni 2010.

A confermare l'impegno sul lato comunicazione è arrivata, nelle stesse ore della trimestrale, la nomina di Yigit Turhan come nuovo chief brand officer. Il manager guiderà marketing e brand strategy della maison, con la missione di rilanciare il racconto del marchio in un'era in cui il consumatore del lusso premia identità nette. Si tratta del secondo innesto di peso nell'ultimo anno, dopo i cambi al vertice creativo e commerciale.

Piazza Affari Milano sede Borsa Italiana colonne classiche
Piazza Affari: la seduta del 15 maggio ha visto Ferragamo lasciare sul terreno circa 15 punti percentuali. · Immagine generata con IA

Il contesto: lusso italiano sotto pressione

Il Ferragamo primo trimestre non è un episodio isolato. Si inserisce in una fotografia di settore che vede tutto il lusso italiano arrancare. Lvmh ha chiuso il primo quarter con la divisione Fashion & Leather Goods a -6% e il titolo a -26% da inizio anno; la stessa fragilità ha accelerato in questi giorni la mappa dell'M&A, con il colosso francese che ha ceduto un asset storico americano a un operatore di brand-management. Inoltre Confindustria Moda, attraverso l'Ufficio Studi, ha quantificato per il sistema moda italiano un fatturato 2025 in calo del 3,1% e un export in arretramento del 5% sotto il peso del rallentamento cinese.

Quindi la pressione su Ferragamo non è solo aziendale. È strutturale. Il marchio fondato nel 1927 si trova a navigare uno scenario in cui le storie di rilancio richiedono tempo e in cui il mercato finanziario ha un orizzonte sempre più corto. Le prossime tappe attese sono i conti del secondo trimestre, dove andranno verificate le indicazioni qualitative su aprile e maggio fornite dall'azienda, e l'avanzamento dei nuovi store concept che Maximilian Davis sta disegnando per le piazze principali.

I numeri che il mercato vuole vedere

Tre sono i segnali su cui si concentreranno gli analisti nei prossimi mesi dopo il Ferragamo primo trimestre. Primo: la dinamica del retail like-for-like, indicatore più pulito del wholesale per misurare la salute del brand. Secondo: il recupero del mercato cinese, che vale ancora una quota rilevante dell'APAC. Terzo: la conversione dei lanci prodotto firmati Maximilian Davis in vendite reali, dopo le buone recensioni ricevute dalle sfilate. Tuttavia, il punto centrale resta uno: il piano strategico ha bisogno di mostrare risultati tangibili entro la seconda metà dell'anno, perché un secondo trimestre simile al primo trasformerebbe la flessione in una crisi narrativa difficile da invertire.

Per ora il messaggio dei vertici resta di continuità. Il piano c'è, gli investimenti vanno avanti, le Americhe confermano che la formula funziona quando il consumatore è meno esposto al ciclo. Il resto dovrà arrivare dalla pazienza, da un'Europa che riapra i wallet del lusso e da una Cina che torni a comprare. Senza questi tre tasselli, il Ferragamo primo trimestre rischia di essere il preludio di un anno in salita ulteriore. Per la maison di via Tornabuoni il 2026 non è ancora compromesso, ma si è fatto improvvisamente molto più stretto.

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