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Economia e FinanzaModa

Gruppo Armani 2025: ricavi -4,6%, Ebitda in crescita

Gruppo Armani 2025: fatturato a 2,19 miliardi (-4,6%), Ebitda a 152,7 milioni (+3,2%) e liquidità solida. Marsocci: nessun incontro avviato per il 15%.

Di Marietou Dione

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Gruppo Armani 2025 sede Milano headquarters luxury
Immagine generata con IA

Il Gruppo Armani 2025 chiude un esercizio in chiaroscuro: ricavi netti in flessione del 4,6% a tassi correnti, ma redditività in crescita e una posizione finanziaria che resta fra le più solide del lusso italiano. Il bilancio appena pubblicato segna 2,19 miliardi di euro di fatturato netto, contro i 2,3 miliardi del 2024, con un Ebitda salito a 152,7 milioni (+3,2%) e un Ebit di 52,6 milioni in miglioramento sull'anno precedente. È un risultato che il management definisce «in linea con la tendenza generale del settore di riferimento» e che arriva nella stagione delle trimestrali tiepide del lusso, mentre il Q1 2026 di Lvmh ha già fissato il -6% del comparto Fashion & Leather Goods.

Gruppo Armani 2025: ricavi a 2,19 miliardi e l'effetto cambi

I dati del Gruppo Armani 2025 vanno letti su due binari. A tassi correnti il fatturato netto cala del 4,6%; a cambi costanti la flessione si riduce al 2,8%. La differenza misura quanto le oscillazioni valutarie abbiano pesato su un'azienda che genera all'estero la quota più rilevante delle vendite. Il turnover diretto del marchio, includendo i ricavi dei licenziatari, supera invece i 4 miliardi di euro, segnale di una piattaforma più ampia rispetto al solo perimetro consolidato.

La redditività, tuttavia, non segue il fatturato. L'Ebitda passa da 148 a 152,7 milioni (+3,2%), mentre l'Ebit raggiunge i 52,6 milioni: un miglioramento ottenuto attraverso un controllo più stretto dei costi e una selettività distributiva che ha penalizzato il wholesale. Il patrimonio netto consolidato si ferma a 1,9 miliardi, in calo del 3% per via dei movimenti valutari ma pari al 51% dell'attivo totale. La liquidità netta si attesta a 596 milioni di euro: un cuscinetto strategico in una stagione in cui altri gruppi italiani, da Dolce & Gabbana in giù, stanno rinegoziando il debito.

Marsocci e la cessione del 15%: nessun incontro avviato

Sul Gruppo Armani 2025 pesa anche la finestra temporale aperta dal testamento aziendale di Giorgio Armani per la cessione del 15% delle quote a uno fra Lvmh, EssilorLuxottica o L'Oréal. L'amministratore delegato Giuseppe Marsocci, nominato CEO nell'ottobre 2025, ha precisato in un'intervista a WWD uscita pochi giorni prima del bilancio che «non sono stati avviati incontri con i tre potenziali acquirenti e non ci sono tensioni tra i membri della famiglia». Una rassicurazione esplicita al mercato in un momento in cui ogni segnale di accelerazione o frizione potrebbe muovere le valutazioni dell'intero comparto.

Nella nota ufficiale Marsocci insiste sulla continuità: la gestione, dice, prosegue «nel solco strategico indicato dal signor Armani, con una gestione sana e senza forzature». Il riferimento al «testamento aziendale» è il filo rosso del comunicato. Tradotto in scelte operative, significa rinunciare alla massimizzazione del profitto a breve per difendere l'identità del marchio: una postura che ha senso quando il lusso globale rallenta e i conglomerati riducono l'esposizione su categorie volatili.

Atelier Armani con abito alta moda Privé in luce soffusa
Il quartier generale milanese di Giorgio Armani, simbolo della «gestione prudente» rivendicata dal CEO Marsocci. · Immagine generata con IA

Asia, alta moda e lifestyle: dove cresce ancora il marchio

Dietro il segno meno del fatturato si intravedono diversi motori in accelerazione. La crescita a doppia cifra di Armani Privé, la divisione di alta moda, conferma che il vertice del marchio tiene anche in un mercato che sta perdendo i clienti aspirazionali. Bene anche il full price della linea Giorgio Armani, segno che i prezzi più alti sono difendibili quando il brand mantiene credibilità. La divisione casa, hotel, food & beverage cresce a sua volta: lifestyle ed esperienziale si confermano i comparti più dinamici di tutto il sistema moda, in linea con quanto già emerso dal report Mediobanca sul sistema moda mondo, dove il segmento lifestyle ha mostrato la migliore tenuta dal 2019.

Sul fronte dei canali, il quadro è netto: i negozi a gestione diretta crescono del 2%, mentre il wholesale cala del 7%. È una scelta strategica più che un sintomo: Armani sta tagliando la distribuzione indiretta per riportare il marchio sotto controllo, sulla scia di quanto fatto da Prada e Bottega Veneta negli ultimi anni. Geograficamente, a cambi costanti, Europa, Asia e America si muovono in modo equilibrato, ciascuna con un peso pari a circa un terzo del fatturato escludendo l'Italia (che vale tra il 15 e il 20%).

Asia in primo piano e Q1 2026: il contesto del lusso italiano

L'Asia è il vero terreno di prova per il Gruppo Armani 2025. La Cina pesa circa il 10% dei ricavi e secondo WWD ha mostrato «maggiore dinamismo» a inizio 2026, insieme al Giappone. Sono in cantiere un'apertura a Taiwan tra fine 2026 e inizio 2027 con ristorante e boutique Armani/Casa, oltre a un flagship store in collaborazione con Skp a Wuhan a ottobre. Operazioni che riallineano la geografia del marchio mentre il consumatore cinese, dopo la frenata del 2024, mostra qualche segnale di ripresa selettiva.

Boutique Armani Asia vetrina notturna a Shanghai
L'espansione asiatica resta centrale nella strategia: nuovi flagship a Taiwan e Wuhan tra il 2026 e l'inizio del 2027. · Immagine generata con IA

Nel primo trimestre del 2026 il trend del Gruppo Armani 2025 si è confermato sfidante. Il retail diretto a cambi costanti è cresciuto del 3%, mentre gli ordini wholesale restano «in cauta riduzione e consolidamento», coerentemente con la selettività distributiva. Marsocci ammette che il settore vive «un possibile cambiamento strutturale dell'approccio al lusso e alla moda, da parte dei consumatori attuali e potenziali». Tuttavia il management si dichiara ottimista: «I valori radicati nel modello di bellezza e di eleganza discreta e senza tempo del signor Armani — sostiene il CEO — risultano essere estremamente attuali, se non addirittura più pertinenti che mai rispetto ai tempi che stiamo vivendo». Infine, in un quadro in cui il lusso italiano cerca un nuovo equilibrio fra dimensione, identità e capitale, il bilancio Armani conferma una postura riconoscibile: ricavi che scendono ma margini che salgono, debito quasi inesistente e una porta aperta — ma non spalancata — ai grandi compratori internazionali.

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