Moda mondo 541 miliardi: Lvmh prima, Prada per Italia
Il report Mediobanca certifica una moda mondo da 541 miliardi nel 2025: Lvmh leader globale con 80,8 miliardi, Prada prima italiana al 21esimo posto. Sportswear locomotiva, lusso in rallentamento, Italia indietro nei grandi numeri.

La moda mondo 541 miliardi di euro è il dato che fotografa l'industria globale del fashion nel 2025, secondo il nuovo report dell'Area Studi Mediobanca presentato il 24 aprile 2026. La ricerca analizza le 75 maggiori multinazionali del settore con ricavi superiori al miliardo di euro, restituendo l'immagine di un comparto che cresce ma rallenta, con LVMH ancora in vetta e Prada confermata prima italiana.
Il quadro è sfaccettato: lo sportswear corre, il lusso soffre, l'Italia primeggia per numero di gruppi ma resta indietro fra i grandi Paesi europei per giro d'affari. Sullo sfondo, la crisi in Medio Oriente e il braccio di ferro sui dazi con l'amministrazione Trump rappresentano le incognite più pesanti per i prossimi trimestri.
Moda mondo 541 miliardi: i numeri del report Mediobanca
Il perimetro della ricerca comprende 75 multinazionali di cui 39 europee, 25 nordamericane, otto asiatiche e tre africane. Il fatturato aggregato della moda mondo a 541 miliardi rappresenta una fotografia dell'esercizio 2025, periodo in cui il settore ha consolidato una crescita complessiva contenuta rispetto agli anni post-pandemici.
Tra il 2019 e il 2025 la dinamica per comparti ha riservato sorprese. Lo sportswear si conferma il segmento più dinamico con un balzo dei ricavi del 43,5%, sostenuto dal traino di sport, salute e benessere. Il lifestyle segna l'incremento più contenuto al 23,1%, mentre il lusso evidenzia l'andamento più volatile chiudendo il 2025 a +36,2%, comunque al di sotto dei picchi raggiunti nel 2023.
Di conseguenza, la composizione del giro d'affari muta progressivamente: il lifestyle scende dal 41% al 38%, il lusso sale lievemente dal 33% al 34%, lo sportswear avanza dal 26% al 28%. Una redistribuzione che riflette il cambiamento dei consumi globali e il peso crescente delle scarpe da running nei conti dei big.

Le classifiche: Lvmh leader, Prada in vetta tra le italiane
Il primato per ricavi resta saldamente nelle mani di LVMH con 80,8 miliardi di euro, davanti alla spagnola Inditex (39,9 miliardi), proprietaria di Zara, e a Nike (39,4 miliardi). Seguono la tedesca Adidas con 24,8 miliardi, la svedese H&M a 21,1 miliardi e la giapponese Fast Retailing, controllante di Uniqlo, a 18,5 miliardi.
Per le italiane la classifica restituisce un'immagine in chiaroscuro. Prada è prima delle italiane con 5,7 miliardi di ricavi, occupando il 21esimo posto della graduatoria globale. Un dato significativo se confrontato con il 2019, quando il gruppo guidato dalla famiglia Bertelli si trovava al 31esimo posto: dieci posizioni guadagnate in sei anni grazie al rilancio del brand principale e all'acquisizione di Versace.
Alle spalle di Prada figurano Oniverse a 3,7 miliardi (37esima posizione, era 40esima nel 2019), Moncler a 3,1 miliardi (42esima, era 53esima) e Giorgio Armani a 2,3 miliardi al 2024 (54esima posizione, era invece 46esima). Tuttavia, i numeri raccontano un'industria italiana frammentata, capace di crescere singolarmente ma incapace di esprimere campioni globali della dimensione dei concorrenti francesi o spagnoli.
Sportswear locomotiva, lusso in rallentamento
Il dato più sorprendente del report Mediobanca è la conferma dello sportswear come motore della crescita globale. Le scarpe da running, in particolare, hanno salvato i conti di numerosi big mondiali, attenuando l'impatto del rallentamento del lusso. Infatti, i consumatori privilegiano sempre più capi e accessori legati alla performance e al wellness rispetto ai prodotti puramente decorativi.
Il segmento lusso, pur restando strategico, mostra crepe importanti. La volatilità del comparto è figlia della frenata cinese, della contrazione della clientela aspirazionale e dell'effetto inflazione che ha eroso il potere d'acquisto delle classi medie globali. Bernard Arnault, presidente di LVMH, ha del resto avvertito durante l'assemblea degli azionisti del 23 aprile che il ritorno alla crescita dipenderà dall'evoluzione della crisi in Medio Oriente. Il colosso francese ha chiuso il primo trimestre 2026 a -6%, con il titolo che ha perso il 26% da inizio anno.

L'Italia primeggia per numero, ma vale solo il 9% del fatturato
Tra i 39 gruppi europei censiti dal report, l'Italia è il Paese più rappresentato a livello numerico con 14 big. Tuttavia, in termini di fatturato aggregato il Belpaese si ferma al 9%, dietro Francia (39%), Regno Unito (14%), Spagna (13%) e Germania (12%). Una distanza strutturale che riflette la natura policentrica del sistema moda italiano, fatto di tante medie imprese eccellenti ma poco propense alle aggregazioni.
Proprio su questo nodo si concentra il Piano Moda Italia 2030 presentato da Confindustria, che indica nelle aggregazioni tra PMI la leva chiave per recuperare scala competitiva. Inoltre, la stessa Confindustria Moda ha appena firmato a Roma un Protocollo d'intesa con la Confederação Nacional da Indústria brasiliana per rafforzare l'asse Mercosur, considerato strategico nel Piano Industriale 2035 del comparto.
Crisi geopolitica e dazi: le incognite all'orizzonte
Il contesto internazionale resta il fattore più destabilizzante. La guerra in Iran ha già ridotto di almeno l'1% le vendite complessive di LVMH nel primo trimestre 2026, frenando i flussi turistici verso l'Europa. Perché il settore moda dipende in modo critico dai consumi di alta gamma di clienti asiatici e mediorientali, particolarmente sensibili alle tensioni geopolitiche.
A questo si somma il dossier dei dazi statunitensi: i grandi marchi italiani — da Armani a Moncler — hanno chiesto al governo italiano un'iniziativa diplomatica per ottenere rimborsi o esenzioni dalle tariffe imposte dall'amministrazione Trump sulle importazioni di prodotti europei di lusso. Quindi, il 2026 si annuncia come un anno di forte negoziazione politica, oltre che di prove industriali.
Infine, secondo le analisi raccolte dall'ANSA e da Pambianconews, il prossimo semestre sarà cruciale per capire se la moda mondo 541 miliardi riuscirà a consolidare i livelli raggiunti o se dovrà rivedere al ribasso le stime per il 2026. Lo scenario più probabile vede una stabilità complessiva, con sportswear ancora in espansione e lusso costretto a innovare modelli di prodotto e prezzo per non perdere ulteriori quote di mercato.


