Statuto autonomia Trentino: la riforma è ora legge
Statuto autonomia Trentino approvato dal Senato il 13 maggio 2026: 129 sì, 48 astenuti, restituite le competenze del 1992 e la gestione di orsi e lupi alle Province.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Lo Statuto autonomia Trentino diventa legge dello Stato. Mercoledì 13 maggio 2026 il Senato ha approvato in via definitiva la legge costituzionale che modifica lo Statuto speciale della Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol, restituendo alle Province autonome di Trento e Bolzano le competenze legislative erose negli ultimi tre decenni. Il voto a Palazzo Madama si è chiuso con 129 sì, nessun contrario e 48 astenuti, sigillando un iter avviato da Giorgia Meloni nel 2022 e formalizzato nel 2023 dalla proposta del presidente altoatesino Arno Kompatscher.
Statuto autonomia Trentino: cosa cambia con la riforma
La riforma costituzionale interviene sul testo del 1972 e ripristina di fatto l'assetto del 1992, quando l'Austria rilasciò la cosiddetta "quietanza liberatoria" che chiuse la controversia internazionale sul pacchetto sudtirolese. Il provvedimento elimina dal corpo dello Statuto i riferimenti alle "norme fondamentali delle riforme economico-sociali", clausola che negli anni aveva permesso allo Stato centrale di erodere le competenze provinciali per via giurisprudenziale. Inoltre la legge ridefinisce come esclusive diverse materie legislative finora classificate come concorrenti, rafforza le norme di attuazione e introduce nuove clausole di salvaguardia per le minoranze linguistiche.
Sul piano operativo entrano nella competenza provinciale anche la tutela dell'ambiente e la gestione della fauna selvatica. Significa, in concreto, che le ordinanze su orsi e lupi — terreno di scontro permanente fra Bolzano, Trento e ministero dell'Ambiente nell'ultimo biennio — torneranno a essere materia provinciale a pieno titolo. Tuttavia il testo conserva le competenze statali su sicurezza, difesa e politica estera, e mantiene il vincolo del rispetto degli obblighi europei e internazionali.

Il voto in Senato e l'iter parlamentare
Il via libera definitivo a Palazzo Madama è arrivato al termine di una doppia lettura conforme delle Camere. Trattandosi di legge costituzionale ai sensi dell'articolo 138, il provvedimento ha richiesto la procedura aggravata: due deliberazioni a distanza non minore di tre mesi e maggioranza assoluta nella seconda votazione. La maggioranza qualificata dei due terzi è stata mancata, quindi il testo resterà esposto per tre mesi alla possibilità di un referendum confermativo, qualora venga richiesto da cinquecentomila elettori, cinque consigli regionali o un quinto dei membri di una Camera.
Infatti l'astensione di 48 senatori — concentrata nei gruppi del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle — riflette una posizione critica più sui tempi e sul metodo che sul merito dell'autonomia. Le opposizioni nazionali hanno scelto di non opporsi frontalmente per non rompere il fronte trasversale che da decenni sostiene la specialità altoatesina e trentina, ma hanno segnalato il rischio di un effetto domino sulle altre regioni a statuto speciale e sull'autonomia differenziata di Calderoli per le ordinarie. Per approfondire il quadro delle riforme costituzionali in cantiere nella legislatura, l'autonomia provinciale si inserisce in un disegno più ampio che comprende premierato e legge elettorale Stabilicum.
Le reazioni: da Calderoli a Kompatscher
Il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie Roberto Calderoli ha parlato di "risultato storico" e ha rivendicato la regia politica: «Finalmente completiamo un progetto che le Province autonome attendevano da anni», ha dichiarato a margine del voto. Per il leader leghista la riforma rappresenta la dimostrazione che l'autonomia differenziata, pur con strumenti diversi, è realizzabile e può essere estesa.
Soddisfatto anche il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti: «Il voto in Senato rappresenta il compimento di un lavoro istituzionale serio e condiviso. Restituiamo al Trentino quelle competenze che erano state erose negli anni», ha sottolineato il governatore. Sulla stessa linea il collega altoatesino Arno Kompatscher, che ha rivendicato il significato politico internazionale del passaggio: «La riforma dello Statuto approvata oggi dal Senato non ripristina solo i livelli di autonomia legislativa e amministrativa che nel 1992 spinsero l'Austria a rilasciare la quietanza liberatoria», ha dichiarato. Il riferimento è al ruolo di Vienna come potenza tutrice della minoranza tedesca, riconosciuto dall'accordo De Gasperi-Gruber del 1946 e dal pacchetto chiuso quasi mezzo secolo dopo.

Le voci critiche e il fronte sudtirolese
Non tutte le forze politiche locali hanno applaudito. Il partito secessionista Süd-Tiroler Freiheit ha bollato il testo come una serie di "concessioni pericolose" mascherate da miglioramenti, denunciando il mancato inserimento del diritto di autodeterminazione e la conferma del vincolo unitario statale. Critiche di segno opposto sono arrivate da settori del centrosinistra che temono un indebolimento della cornice nazionale: secondo questa lettura il ritorno alle "competenze esclusive" rischia di moltiplicare i contenziosi davanti alla Corte costituzionale, almeno fino al consolidamento di una nuova giurisprudenza.
Restano poi sul tavolo i nodi attuativi. Le norme di attuazione, vere chiavi tecniche dell'autonomia speciale, dovranno essere riscritte commissione paritetica per commissione paritetica nei prossimi mesi: un percorso lungo, che secondo fonti del ministero potrebbe occupare l'intera legislatura. Quindi i pieni effetti del nuovo Statuto si vedranno gradualmente, man mano che decreti legislativi e regolamenti tradurranno in pratica i nuovi confini fra Stato e Province.
Il significato politico del passaggio
Per il governo Meloni la riforma è un segnale rivolto contemporaneamente a tre platee. Verso la Lega, è il primo grande risultato dell'agenda autonomistica di Calderoli, dopo le incertezze dell'autonomia differenziata per le regioni ordinarie rimasta in stallo nel 2025. Verso Vienna, è la conferma che Roma intende rispettare lo spirito dell'accordo del 1946 e ricostruire il rapporto bilaterale dopo le tensioni sul pacchetto migranti del Brennero. Verso il territorio, è un riconoscimento del peso politico delle giunte autonomiste di Trento e Bolzano, alleate strategiche del centrodestra in entrambi i consigli provinciali.
Di conseguenza la palla passa ora al Quirinale: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella avrà un mese per promulgare la legge, che sarà poi pubblicata in Gazzetta Ufficiale. Solo a quel punto inizierà il conto alla rovescia dei tre mesi utili per richiedere il referendum confermativo. Infine, salvo sorprese, lo Statuto autonomia Trentino entrerà pienamente in vigore prima dell'estate 2026, accanto a un altro tassello dell'agenda istituzionale come il decreto sul Ponte sullo Stretto approvato a fine aprile. La cronaca completa del voto è disponibile sul sito di ANSA e nell'analisi del quotidiano locale Il Dolomiti, che ha seguito ogni passaggio dell'iter parlamentare.


