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Poliziotti infedeli banche dati: 1,5 mln accessi

Inchiesta Gratteri: poliziotti infedeli banche dati svelati a Napoli, 30 misure cautelari, 1,5 milioni di accessi abusivi sui dati di vip, calciatori e imprenditori. Coinvolta Equalize.

Di Nicola Paparusso

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Poliziotti infedeli e banche dati: schermi della scrivania della Procura di Napoli
Immagine generata con IA

L'inchiesta della Procura di Napoli guidata da Nicola Gratteri ha smantellato il 13 maggio 2026 un'organizzazione di poliziotti infedeli banche dati che vendeva informazioni riservate su calciatori di Serie A, cantanti, attori e imprenditori. Il giudice per le indagini preliminari ha emesso trenta misure cautelari: quattro persone in carcere, sei ai domiciliari e diciannove con obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Il giro d'affari, secondo gli inquirenti, è «plurimilionario» e dietro l'attività emerge il nome di Equalize, la società milanese già finita al centro dell'inchiesta dossieraggi del 2024.

L'episodio segna l'ennesimo cortocircuito sulla tenuta delle banche dati pubbliche italiane. Negli ultimi diciotto mesi, infatti, lo stesso modello operativo — agenti delle forze dell'ordine che monetizzano credenziali di sistemi riservati — è già emerso in indagini parallele a Milano e a Bari. Quindi il caso napoletano non è un incidente isolato, ma il sintomo di una falla strutturale che la cronaca giudiziaria italiana sta inseguendo da almeno due anni.

Poliziotti infedeli banche dati: numeri e geografia dell'inchiesta

I numeri snocciolati in conferenza stampa dal procuratore Gratteri e dall'aggiunto Vincenzo Piscitelli sono pesanti. Un solo agente avrebbe effettuato circa 600.000 consultazioni abusive; un secondo poliziotto avrebbe superato quota 130.000. Sommando le posizioni di tutti gli indagati, Gratteri parla di «oltre un milione e mezzo di accessi alle banche dati», con la quota più rilevante — 730mila — concentrata su due figure chiave. Le città coinvolte dal blitz sono Napoli, Roma, Ferrara, Belluno e Bolzano: una geografia che racconta una rete capillare, non un gruppetto locale.

Martelletto del giudice su documento della Procura della Repubblica - inchiesta poliziotti banche dati
Trenta misure cautelari emesse dal Gip di Napoli: quattro in carcere, sei ai domiciliari, diciannove con obbligo di presentazione. · Immagine generata con IA

I capi d'imputazione sono pesanti e cumulativi: associazione per delinquere finalizzata all'accesso abusivo a sistemi informatici, corruzione e rivelazione del segreto d'ufficio. La regia, secondo la Procura, era affidata ad agenzie investigative private che raccoglievano le richieste — provenienti spesso da studi legali, società di recupero crediti o ambienti vicini al gossip sportivo — e le smistavano agli agenti compiacenti. Sul tavolo c'era un vero tariffario: tra sei e venticinque euro per ogni ricerca, in funzione della delicatezza del dato richiesto.

Cosa cercavano sui calciatori e sui vip

Tra le parti offese — migliaia, secondo gli inquirenti — figurano nomi di primissimo piano dello sport e dello spettacolo italiano. La Procura non ha pubblicato l'elenco, per ovvi motivi di tutela, ma fonti citate da Tgcom24 confermano che si va da calciatori di Serie A a cantanti pop, da attori cinematografici a imprenditori della moda e dell'edilizia. Le interrogazioni più ricorrenti riguardavano residenze reali, conti correnti, movimenti bancari, parentele e procedimenti penali pregressi.

Il dato che inquieta di più è la sistematicità del business dei poliziotti infedeli banche dati. Infatti gli agenti non rispondevano a richieste sporadiche: lavoravano a regime, con turni e «commesse» quotidiane. Il server sequestrato dalla Polizia postale — utilizzato come hub di raccolta e smistamento — conteneva un archivio di interrogazioni catalogate per soggetto e cliente finale. Una struttura, insomma, da impresa illegale, non da semplice ricettazione di dati.

Equalize, dossieraggi e la falla che torna

Tra gli indagati spunta un nome già noto alla cronaca: una persona collegata ad Equalize, l'agenzia investigativa milanese al centro nel 2024 dell'inchiesta sui dossieraggi che coinvolse politici, magistrati e dirigenti pubblici. Il ritorno di quella sigla è il segnale che il mercato nero dei dati istituzionali non è stato chiuso dall'operazione precedente, ma si è semplicemente riassestato su nuovi nodi. Tuttavia stavolta la Direzione nazionale antimafia, guidata da Giovanni Melillo, ha coordinato la sponda investigativa: un segnale che le procure stanno trattando il fenomeno come crimine organizzato a tutti gli effetti.

Perché questo passaggio conta? Perché finora gli accessi abusivi venivano spesso derubricati a reati individuali, con pene contenute. Inquadrarli nel perimetro dell'associazione per delinquere consente sequestri preventivi, intercettazioni più ampie e — soprattutto — di colpire la filiera commerciale, non solo l'agente che digita le credenziali. È un cambio di paradigma che il sottoscritto procuratore Gratteri ha rivendicato esplicitamente in conferenza stampa.

Banche dati pubbliche e tutela della privacy: una falla annunciata

Il caso riapre il fronte politico sulla protezione delle banche dati pubbliche. Tra i sistemi sui quali, secondo le ricostruzioni, sarebbero stati effettuati gli accessi abusivi compaiono l'SDI (Sistema d'Indagine interforze), le banche dati dell'Agenzia delle Entrate, dell'INPS e di Poste Italiane: archivi che custodiscono informazioni sensibili su ogni cittadino italiano. Il Garante della privacy aveva già acceso un faro sulla scarsa tracciabilità delle interrogazioni dopo lo scandalo Equalize: di conseguenza ora torna centrale il tema dei log e dei sistemi di alert sui pattern anomali di consultazione.

Sul piano parlamentare, alcuni esponenti delle opposizioni hanno già chiesto un'informativa urgente sui poliziotti infedeli banche dati al ministro dell'Interno Matteo Piantedosi. La maggioranza, per ora, prende le distanze dai singoli indagati ma evita commenti sulla riforma dei controlli. Infine resta aperta la questione del coinvolgimento di altre forze dell'ordine oltre alla Polizia di Stato, che la Procura non ha ancora dettagliato.

Cosa aspettarsi nelle prossime settimane

Il prossimo passaggio sarà l'udienza di convalida delle misure cautelari davanti al Gip di Napoli. Da lì potranno emergere — se non secretati — i primi nomi delle parti offese e il dettaglio delle agenzie investigative coinvolte oltre a Equalize. Le difese, intanto, puntano a smontare la contestazione associativa, sostenendo che si trattasse di iniziative individuali e non di una struttura organizzata.

Sul fronte istituzionale, il Dipartimento di Pubblica Sicurezza dovrà spiegare come 1,5 milioni di accessi abusivi siano potuti sfuggire ai sistemi di controllo interno per quasi due anni. La risposta a questa domanda, più ancora delle condanne, dirà se l'Italia ha intenzione di chiudere davvero la falla — o di limitarsi a colpire i singoli colpevoli lasciando intatto l'ecosistema.

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