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Economia e FinanzaModa

Aeffe offerta vincolante: 115 milioni per il rilancio

Aeffe offerta vincolante da 115 milioni: la cordata italo-cinese guidata dal Fondo Oxy, con Invitalia e la famiglia Ferretti, punta a rilanciare Moschino, Alberta Ferretti e Pollini.

Di Marietou Dione

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Aeffe offerta vincolante: showroom di lusso Made in Italy in fase di rilancio
Immagine generata con IA

Una Aeffe offerta vincolante da circa 115 milioni di euro riaccende le speranze per uno dei nomi storici della moda italiana. Giovedì 30 luglio, nella sede del Mimit a Roma, la cordata guidata dal Fondo Oxy ha messo sul tavolo la proposta che punta a rilanciare il gruppo di San Giovanni in Marignano, proprietario di marchi come Moschino, Alberta Ferretti e Pollini. Dopo mesi di crisi e licenziamenti, il dossier entra finalmente nella fase decisiva.

Aeffe offerta vincolante: la cordata italo-cinese da 115 milioni

La svolta arriva al tavolo convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy per la vertenza del gruppo romagnolo. La Aeffe offerta vincolante porta la firma di una compagine articolata: la famiglia Ferretti, attuale proprietaria, si affianca a Invitalia — attraverso il Fondo di Salvaguardia delle Imprese — al Fondo Oxy e a un partner industriale cinese, una società quotata di cui non è stato rivelato il nome. Capofila dell'operazione sarà proprio Oxy Capital Italia, il veicolo di restructuring guidato da Stefano Visalli.

Sul piatto ci sono complessivamente circa 115 milioni di euro. Il progetto, spiegano le fonti, garantirà «la continuità delle attività industriali e la salvaguardia dei livelli occupazionali»: due condizioni non scontate per un gruppo che negli ultimi mesi ha attraversato una fase di forte stress, tra procedura di licenziamenti collettivi e tensione sui conti. Il consiglio di amministrazione di Aeffe ha già esaminato la proposta e deliberato di darle seguito, avviando tutte le attività necessarie all'implementazione.

Atelier manifatturiero tessile in Romagna con macchine da cucire e rocchetti di filo
Il cuore produttivo di Aeffe resta a San Giovanni in Marignano: la continuità industriale è uno dei pilastri dell'offerta. · Immagine generata con IA

Il meccanismo: una newco e tre società per Moschino, Ferretti e Pollini

Il cuore tecnico dell'operazione è una riorganizzazione societaria in due tempi. In primo luogo, una società di nuova costituzione — partecipata da Oxy e dal pool di co-investitori — acquisirà la sostanziale totalità del complesso aziendale che fa capo ad Aeffe. Contestualmente al perfezionamento dell'acquisizione, l'acquirente verrà scisso in tre società di nuova costituzione, operative e indipendenti.

Ciascuna sarà dedicata a un marchio: la prima allo sviluppo di Moschino, la seconda al marchio Alberta Ferretti insieme alle attività produttive localizzate a San Giovanni in Marignano, la terza al business Pollini. È previsto inoltre il pagamento ad Aeffe e a Pollini di un importo in denaro. Un disegno che, di fatto, smonta la holding quotata per ricostruire attorno a ogni brand un veicolo industriale autonomo, più leggero e più facilmente valorizzabile.

L'offerta poggia su un progetto industriale che promette rafforzamento delle attività commerciali, interventi di efficientamento operativo e valorizzazione delle competenze. Non è escluso, inoltre, il coinvolgimento di illimity per il supporto finanziario, oltre a quello del Fondo di Salvaguardia di Invitalia per accompagnare il turnaround dei marchi storici del tessile.

Il nodo cinese e la licenza Moschino

L'elemento più delicato riguarda il partner asiatico. La proposta prevede infatti la concessione in esclusiva al partner industriale cinese della licenza del marchio Moschino per il mercato cinese, con l'obiettivo dichiarato di consolidarne la presenza e favorirne l'espansione commerciale nel Paese. Una scelta strategica: la Cina resta il mercato del lusso più conteso e Moschino, con la sua estetica pop e riconoscibile, è il marchio del gruppo con maggiore potenziale internazionale.

Perché tanta riservatezza sull'identità dell'investitore? «Non ci hanno voluto dire chi è il partner cinese», ha ammesso il sindacato, ipotizzando che il riserbo sia legato «a dinamiche di borsa internazionale». Il ricorso a capitali cinesi per rilanciare un marchio simbolo del Made in Italy resta comunque un tema sensibile, che si intreccia con il più ampio dibattito sulla tenuta della filiera del lusso italiano.

Sala consiglio con documenti finanziari, il negoziato per il rilancio del gruppo Aeffe
La trattativa entra nella fase decisiva: il piano industriale sarà illustrato al Mimit il 28 settembre. · Immagine generata con IA

Occupazione e sindacati: il «cauto ottimismo» della Filctem

Sul fronte del lavoro, la reazione è di prudente apertura. La Filctem Cgil parla di «cauto ottimismo» e chiede di leggere il piano industriale prima di esprimersi. «Fa piacere vedere l'interessamento diretto delle istituzioni centrali in una vicenda che ha prodotto forte stress sia sul piano occupazionale sia su quello della competitività aziendale», ha commentato il segretario Daniele Baiesi.

Il sindacalista, tuttavia, invita a non abbassare la guardia: «L'offerta è congrua? Difficile dirlo ora, vogliamo esaminare con calma tutta la documentazione. Da qui in avanti sarà fondamentale il piano di rilancio: la credibilità e la sostenibilità dell'operazione si evinceranno da quel documento cardine». E aggiunge un'immagine efficace: «Lasciamo alle spalle un vecchio film e ci poniamo all'opera per realizzarne un altro con un finale, ci auguriamo, differente».

Verso il piano industriale del 28 settembre

La partita, insomma, non è ancora chiusa. Il prossimo appuntamento è fissato per il 28 settembre, di nuovo al Mimit: sarà la data in cui i proponenti presenteranno il piano industriale dettagliato, il vero banco di prova della sostenibilità dell'intera architettura. Solo allora sindacati e istituzioni potranno valutare se i 115 milioni bastano a rimettere in carreggiata un gruppo che dal 1972 rappresenta un tassello del sistema moda italiano.

La vicenda Aeffe si inserisce infatti in una stagione difficile per il tessile-abbigliamento nazionale, tra frenata del lusso globale, assenza del consumatore cinese e ricorso sempre più frequente a capitali esteri per salvare marchi storici. Se l'operazione andrà in porto, il modello — newco, scissione per brand e ingresso di un partner asiatico — potrebbe fare scuola per altre maison in difficoltà. Quindi molto dipenderà da ciò che verrà scritto, nero su bianco, nel piano di rilancio.

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