LuisaViaRoma accordo Lvr: 181 dipendenti al newco
LuisaViaRoma accordo Lvr firmato in Regione Toscana: 181 dipendenti passano al newco di Paolo Corinaldesi. Voto d'assemblea 157 sì, affitto d'azienda estivo.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

LuisaViaRoma accordo Lvr: la vertenza fiorentina svolta in Regione Toscana. Il tavolo istituzionale ha formalizzato il passaggio dei 181 dipendenti dalla storica LuisaViaRoma Spa al nuovo soggetto industriale Lvr Srl, il veicolo guidato dall'avvocato bolognese Paolo Corinaldesi, ex amministratore delegato di Woolrich. Un passo che sblocca il concordato liquidatorio semplificato aperto al Tribunale di Firenze e riavvia la produzione per la stagione autunno-inverno.
LuisaViaRoma accordo Lvr: la firma in Regione Toscana
L'intesa collettiva è stata siglata al tavolo di salvaguardia della Regione Toscana convocato in via straordinaria da Valerio Fabiani, consigliere del presidente Eugenio Giani per le vertenze e le crisi aziendali. All'incontro erano presenti Filcams Cgil, le Rsa dei lavoratori e i rappresentanti delle due società coinvolte, la LuisaViaRoma Spa in concordato e la newco Lvr Srl. L'accordo era stato preceduto da un voto d'assemblea dei dipendenti che, con 157 favorevoli, 15 contrari e 3 astenuti su 175 votanti, aveva dato mandato ai sindacati di procedere alla firma. Un mandato ampio, arrivato dopo mesi di scioperi, presidi in via Tosinghi e trattative istituzionali che avevano fatto temere il peggio per una delle vetrine più celebri dello shopping fiorentino.
«Abbiamo compiuto un altro passo fondamentale — ha dichiarato Fabiani nella nota diffusa a margine del tavolo —, reso possibile dalla forza delle lavoratrici e dei lavoratori espressa con il voto dell'assemblea e la mobilitazione di questi ultimi mesi». Un ringraziamento politico che sposta il baricentro della narrazione dall'aula del Tribunale alle assemblee di reparto: perché senza l'ampio mandato ricevuto da Filcams Cgil, il commissario giudiziale e la stessa Lvr non avrebbero avuto la copertura sindacale per bruciare le tappe.

Chi è Paolo Corinaldesi, l'uomo dietro Lvr
La cordata che rileva LuisaViaRoma è guidata da Paolo Corinaldesi, avvocato bolognese e volto noto del sistema moda italiano per il suo passato da amministratore delegato di Woolrich. Corinaldesi si era seduto al tavolo istituzionale per la prima volta il 30 aprile 2026, impegnandosi da subito a riassorbire l'intero organico. Tuttavia, la tabella di marcia si è rivelata più stretta del previsto: per accelerare rispetto ai tempi tecnici dell'offerta vincolante depositata a Firenze, l'operazione procederà con la formula dell'affitto d'azienda, in attesa dell'acquisto definitivo previsto in autunno.
«Abbiamo sottoscritto un accordo collettivo che richiede qualche sacrificio iniziale ma tutti manterranno i diritti acquisiti nel tempo», ha spiegato Yuri Vigiani della Filcams Cgil Firenze, il sindacalista che ha seguito passo passo la trattativa. Infatti l'intesa contiene una serie di clausole sospensive legate al pronunciamento del Tribunale di Firenze sulla richiesta di affitto del ramo d'azienda presentata da Lvr. Se l'autorizzazione arriverà nei prossimi giorni, il passaggio alla newco potrà completarsi nel giro di una settimana, consentendo l'avvio della produzione per la collezione autunno-inverno — un'urgenza commerciale non secondaria, perché il calendario del lusso non aspetta i tribunali.
Piano industriale 2026-2030: negozi, magazzino, e-commerce
Il progetto industriale della newco era stato presentato in anteprima al tavolo regionale già il 14 maggio scorso e si articola su un orizzonte di medio periodo, dal 2026 al 2030. Tra i pilastri della proposta, il mantenimento di tutti i negozi fisici e del magazzino, considerato l'asset chiave per un business dove la logistica e-commerce è il vero core. Perché LuisaViaRoma non è mai stata solo la boutique storica di via Roma: è soprattutto una piattaforma di distribuzione globale del lusso italiano che nel 2019 aveva superato i 200 milioni di euro di ricavi. Quindi la scelta di preservare l'infrastruttura logistica è coerente con l'idea di rilanciare la parte digitale, dove il gruppo aveva costruito la sua fortuna prima dello scivolone finanziario.
Le cifre della crisi restano pesanti. A luglio 2025, secondo i dati riportati da Wwd, il debito aveva raggiunto i 30 milioni di euro. Il 16 marzo 2026 l'assemblea dei soci aveva deliberato un aumento di capitale fino a 15 milioni, con termine di sottoscrizione al 20 aprile, ma la ricapitalizzazione non era bastata a evitare il concordato. Nel frattempo i lavoratori restano coperti dagli ammortizzatori sociali, con il passaggio dalla cassa per cessazione a quella per riorganizzazione — un dettaglio tecnico che tuttavia cambia il segno politico del percorso, perché la riorganizzazione presuppone un futuro industriale, non una chiusura assistita.

Cosa dice il caso LuisaViaRoma sul retail italiano del lusso
Il caso LuisaViaRoma accordo Lvr si inserisce in un quadro fragile per il retail del lusso italiano, dove il fatturato del tessile-abbigliamento nel 2025 è calato del 2,4% a 58,39 miliardi secondo il rapporto Confindustria Moda già discusso a giugno tra gli operatori del settore sul nostro speciale moda. Tuttavia, la salvezza dell'organico fiorentino segna un precedente virtuoso: la Regione Toscana, il commissario giudiziale e le parti sociali sono riusciti a portare a casa un affitto d'azienda con tutela occupazionale piena, mentre altre crisi coeve — da Aeffe a Missoni, dai lavoratori Kering di Scandicci — restano in bilico.
Ora il calendario è serrato: dopo la firma collettiva, dovranno essere sottoscritti anche gli accordi individuali con ciascun dipendente, secondo un calendario già condiviso tra azienda e parti sociali. Infine, il perfezionamento del passaggio dipenderà dal via libera del Tribunale di Firenze sulla richiesta di affitto del ramo d'azienda. Se tutto filerà liscio, entro la settimana Lvr Srl potrà avviare la produzione autunno-inverno con l'intero organico ereditato dalla vecchia gestione. Un finale che a marzo, quando i lavoratori uscivano dagli uffici con lo striscione «non ci pieghiamo», sembrava tutt'altro che scontato.


