Omicidio San Stino di Livenza: nipote 17enne confessa
Omicidio San Stino di Livenza: il nipote 17enne ha confessato di aver ucciso la zia Chiara Guerra, prof di italiano di 53 anni, e di averne gettato il corpo nel canale Malgher.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

L'omicidio San Stino di Livenza ha scosso la mattina di domenica 14 giugno l'intero Veneto orientale: un ragazzo di diciassette anni, nipote della vittima, ha confessato ai carabinieri di aver ucciso a coltellate la zia Chiara Guerra, professoressa di italiano di cinquantatré anni, e di averne caricato il corpo su una carriola coperta da un telone, attraversando il centro del paese fino al canale Malgher, dove lo ha gettato. La donna era scomparsa da giovedì 11 giugno e, dopo due giorni di ricerche, l'interrogatorio notturno condotto dal magistrato Carmelo Barbaro della Procura di Pordenone ha portato alla piena ammissione delle responsabilità.

Omicidio San Stino di Livenza, la dinamica della confessione
Secondo la ricostruzione fornita dagli inquirenti, il delitto sarebbe maturato nella serata di giovedì all'interno di un'abitazione del centro abitato, a poche centinaia di metri dal corso d'acqua. Il diciassettenne, dopo aver accoltellato la zia al culmine di una discussione, ha atteso le ore meno frequentate per spostare il cadavere. Tuttavia, il tragitto non è passato inosservato: la carriola è stata trascinata lungo via Canaletta e via Verdi, due strade residenziali del cuore di San Stino, prima di raggiungere l'argine del canale Malgher.
La denuncia di scomparsa della professoressa, partita nei giorni successivi dai familiari preoccupati per il silenzio della donna, ha messo in moto i carabinieri della compagnia di San Donà di Piave. Quindi, gli investigatori hanno presto concentrato l'attenzione sul nipote, residente nella stessa via e ultimo ad averla incontrata viva. Messo davanti ai primi elementi raccolti, il ragazzo ha ceduto durante l'interrogatorio della notte fra sabato 13 e domenica 14 giugno e ha pronunciato la frase poi rilanciata da Repubblica: «L'ho accoltellata e gettata nel canale».
Chi era Chiara Guerra, una colonna della scuola
Chiara Guerra insegnava italiano in una scuola media del comprensorio di San Stino di Livenza. Cinquantatré anni, riservata, descritta dai colleghi come «una colonna dell'istituto» e «una persona di rara sensibilità», aveva fatto della cattedra il proprio mestiere di vita. Sui canali della scuola sono comparsi messaggi di cordoglio sobri e immediati: «Il suo sorriso, i suoi consigli e la sua gentilezza resteranno nei nostri cuori», «Addio Professoressa, mancherà ai nostri studenti». Inoltre, ex allievi hanno ripreso vecchi messaggi e biglietti firmati dalla docente per ricondividerli sui social, in un mosaico che ha trasformato in poche ore la notizia di un omicidio domestico in un lutto collettivo per la comunità.
San Stino di Livenza è un comune di poco più di tredicimila abitanti incastrato fra la bassa friulana e il Veneziano: una di quelle realtà dove «si conoscono tutti» e dove un fatto del genere produce un'onda lunga. Il sindaco Gianluca De Stefani, raggiunto dai cronisti sul luogo delle ricerche, ha parlato di «comunità sconvolta» e di «situazione di sgomento», annunciando un'iniziativa di raccoglimento appena il corpo verrà recuperato.
Il movente: la lite familiare per un'eredità
L'elemento più doloroso e, allo stesso tempo, più ricorrente in questo tipo di cronache è il movente. Il diciassettenne avrebbe agito al termine di una lite familiare per l'eredità che da mesi opponeva la vittima al fratello, padre del ragazzo. Una contesa apparentemente fra adulti, in cui il minore sarebbe finito risucchiato fino a trasformare in violenza estrema una tensione patrimoniale.
Il fascicolo dell'omicidio San Stino di Livenza è stato aperto dalla Procura di Pordenone, competente sui primi accertamenti, e contestualmente trasmesso alla Procura per i minorenni di Trieste data l'età dell'indagato, che adesso si trova in una struttura del circuito minorile. Gli investigatori dovranno ricostruire ora i mesi che hanno preceduto il delitto, gli equilibri economici della famiglia e l'eventuale ruolo di terzi nella conoscenza della contesa.

Le ricerche del corpo nel canale Malgher
Alle prime luci dell'alba di domenica i sommozzatori dei vigili del fuoco di Venezia hanno calato le mute nel canale Malgher, supportati da unità di superficie e da una sonda con telecamera subacquea. La rete idrica della zona, però, complica le operazioni: il Malgher si innesta nel sistema dei canali della bonifica del basso Livenza e in poche ore può trascinare un corpo per chilometri verso valle. Di conseguenza, le ricerche sono state estese a un tratto di diverse centinaia di metri a valle del punto di lancio, segnalato dal diciassettenne stesso.
I tecnici del Consorzio di Bonifica Veneto Orientale hanno collaborato regolando temporaneamente i livelli idrici di alcune chiaviche, per rallentare la corrente e facilitare il lavoro dei subacquei. Infatti, il recupero del corpo è essenziale sia per l'autopsia, che dovrà chiarire numero e profondità delle coltellate, sia per restituire alla famiglia la possibilità di una sepoltura.
Un fatto di cronaca che riapre il dibattito sui minori
L'omicidio San Stino di Livenza riaccende una discussione che la cronaca italiana affronta ciclicamente: la violenza intrafamiliare agita da minorenni, spesso dentro contesti economici opachi che gli adulti faticano a tenere lontani dai figli. Non è il caso di Paderno Dugnano, che nell'estate del 2024 aveva visto un diciassettenne sterminare tre familiari senza un movente apparente. Tuttavia, lo schema in cui il conflitto fra fratelli adulti finisce per esplodere attraverso le mani di un ragazzo è uno dei più studiati dai criminologi dell'Istat e dai centri italiani di ricerca sulla devianza minorile.
Perché, ancora una volta, lo scenario è quello di una piccola comunità abituata a misurarsi con i propri conflitti dentro le mura domestiche, senza chiedere aiuto a sportelli, mediatori, psicologi scolastici. La professoressa Guerra, paradossalmente, era proprio una di quelle figure che con i suoi studenti lavorava sul vocabolario delle emozioni e sulla capacità di chiedere aiuto. Il suo cognome, oggi, segna l'ennesima vittima di una violenza che dalla scuola sa solo prendere, mai chiedere ascolto. Per approfondire altre vicende che hanno scosso la cronaca italiana in queste settimane è possibile consultare la sezione Società di AFG Magazine.
Le indagini, nelle prossime ore, dovranno chiarire se il ragazzo abbia agito da solo o se la dinamica della carriola, lunga e rischiosa, sia stata coperta da qualcun altro. Intanto San Stino di Livenza si prepara a un lunedì di scuole chiuse a singhiozzo, con assemblee straordinarie e gruppi di ascolto per gli studenti della professoressa Guerra. Infine, resta sul tavolo del sindaco l'ipotesi di un giorno di lutto cittadino, da fissare nelle ore immediatamente successive al ritrovamento del corpo.


