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Dassilva assolto Pierina Paganelli, sentenza a Rimini

Dassilva assolto Pierina Paganelli: la Corte d'assise di Rimini ha pronunciato l'assoluzione "per non aver commesso il fatto" al termine di oltre 16 ore di camera di consiglio, ordinando l'immediata liberazione.

Di Nicola Paparusso

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Dassilva assolto Pierina Paganelli: la facciata del tribunale di Rimini di notte
Immagine generata con IA

La notte fra il 9 e il 10 giugno 2026 ha segnato un punto di svolta nel più discusso caso di cronaca nera italiana degli ultimi due anni: Dassilva assolto Pierina Paganelli, con formula piena, dalla Corte d’assise di Rimini al termine di oltre sedici ore di camera di consiglio. La presidente del collegio, Fiorella Casadei, ha letto il dispositivo poco dopo l’una del mattino, accolto da un boato e da un applauso liberatorio nei banchi della difesa. La famiglia della vittima — i tre figli Chiara, Giuliano e Giacomo Saponi, accanto alla sorella di Pierina e ai nipoti — è rimasta in silenzio, immobile, mentre il pubblico ministero Daniele Paci aveva chiesto l’ergastolo.

Tuttavia il verdetto, atteso dopo nove mesi di processo e ventitré mesi di custodia cautelare, ha ribaltato l’intera architettura accusatoria. L’ordine di immediata liberazione, eseguito nelle ore successive presso la Casa circondariale dei Casetti, restituisce alla società un uomo che si è sempre dichiarato innocente. Il caso, però, resta aperto: la procura potrà impugnare la sentenza, e l’omicidio della testimone di Geova settantottenne torna formalmente senza colpevole.

Dassilva assolto Pierina Paganelli: la facciata del tribunale di Rimini di notte
Il tribunale di Rimini la notte della sentenza che ha assolto Louis Dassilva (illustrazione editoriale). · Immagine generata con IA

Dassilva assolto Pierina Paganelli: la formula e i tempi della sentenza

La Corte d’assise ha pronunciato l’assoluzione “per non aver commesso il fatto”, la formula più ampia tra quelle previste dall’ordinamento. Significa che, secondo i giudici, l’istruttoria dibattimentale non ha provato oltre ogni ragionevole dubbio la responsabilità dell’imputato. Una decisione che chiude in modo netto la sua posizione, almeno in primo grado, e rende immediatamente esecutiva la liberazione del muratore senegalese, in carcere dal 16 luglio 2024.

Le sedici ore abbondanti di camera di consiglio raccontano da sole quanto sia stato complesso il bilanciamento delle prove. Infatti tre decisioni del tribunale del Riesame e due della Cassazione avevano via via confermato la custodia cautelare durante l’istruttoria. Il dibattimento, però, ha ridisegnato lo scenario: parte delle prove indiziarie su cui si reggeva la richiesta di ergastolo si sono indebolite proprio nelle settimane finali, tra perizie tecniche e nuove ricostruzioni del filmato della telecamera della farmacia di via del Ciclamino.

L’omicidio di via del Ciclamino e la confessione di Manuela Bianchi

Pierina Paganelli, settantotto anni, anziana testimone di Geova, fu trovata senza vita la mattina del 4 ottobre 2023 nel garage del condominio di via del Ciclamino, a Rimini. A scoprire il corpo fu la nuora Manuela Bianchi. Le indagini accertarono che la donna era stata uccisa la sera precedente: la cosiddetta “Cam3”, la telecamera della farmacia di fronte allo stabile, registrò urla alle 22 e 13 della sera del 3 ottobre, fissando con precisione l’orario del delitto.

Il pilastro dell’accusa contro Dassilva — vicino di casa, presunto amante di Manuela Bianchi e marito di Valeria Bartolucci — era proprio il racconto della nuora della vittima. Indagata per favoreggiamento dopo tre giorni di interrogatori serrati, Bianchi finì per ammettere di aver incontrato Dassilva nel garage poco prima di trovare la suocera senza vita, sostenendo che fosse stato lui a istruirla su cosa dire ai carabinieri. Quel racconto, però, aveva mostrato fin dal principio incrinature che la difesa ha lavorato per portare alla luce nel corso del dibattimento.

Strada residenziale di via del Ciclamino, Rimini, scenario del caso Pierina Paganelli
Una via residenziale di periferia: il quartiere di via del Ciclamino, dove Pierina Paganelli fu uccisa nell’ottobre 2023. · Immagine generata con IA

DNA, telecamera della farmacia, perizie: come si è sgretolata l’accusa

Sul piano scientifico l’istruttoria dibattimentale ha riservato due colpi pesanti per la procura. Il consulente tecnico nominato dalla Corte, il genetista Emiliano Giardina, ha confermato in aula che sulle tracce biologiche raccolte nel garage non sono stati isolati profili riconducibili in modo univoco a Louis Dassilva. Quindi nessuna prova decisiva di natura forense lo ha mai collocato sulla scena dell’omicidio.

Anche il filmato della Cam3 — su cui le indagini preliminari avevano costruito l’ipotesi della presenza dell’imputato al momento del delitto — è stato letto in modo diverso dal perito d’ufficio. La sagoma in movimento ripresa nei secondi attorno alle 22 e 13 sarebbe, secondo l’elaborazione tecnica più recente, quella di un altro residente del condominio. Di conseguenza l’unico elemento visivo presunto si è trasformato in un indizio neutro, se non in una prova a discarico.

A questo si è aggiunta la coerenza con cui Dassilva ha sostenuto la propria innocenza durante il controesame: nessuna ammissione di colpe penali, anche se ha confermato relazioni extraconiugali — oltre alla moglie Valeria Bartolucci, una compagna in Senegal con cui ha due figli e una terza frequentazione — usate dall’accusa per disegnare il movente. Per la difesa, però, l’infedeltà coniugale non basta a costruire un omicidio premeditato. Lo stesso impianto motivazionale, alla luce del nuovo esame delle prove tecniche, ha smesso di reggere.

Le reazioni: l’aula, la famiglia Saponi, la comunità senegalese

L’aula della Corte d’assise di Rimini ha vissuto due reazioni speculari nel momento in cui la presidente Casadei ha pronunciato la parola “assolto”. Da un lato il boato e l’applauso della trentina di connazionali senegalesi che da mesi seguivano le udienze, insieme alla moglie dell’imputato. Dall’altro il silenzio composto dei tre figli di Pierina, Chiara, Giuliano e Giacomo Saponi, rimasti seduti immobili, con la sorella e i nipoti della vittima accanto.

Louis Dassilva è scoppiato in lacrime ascoltando il dispositivo, ringraziando il collegio difensivo. La difesa, affidata agli avvocati Riario Fabbri e Andrea Guidi, ha parlato di “vittoria della giustizia” e di un processo in cui “il dubbio ragionevole è diventato certezza nei fatti”. Tuttavia, per i parenti della vittima, l’assoluzione apre una ferita nuova: l’omicidio della loro madre torna senza un colpevole accertato e, perché il quadro accusatorio si reggesse, era stata costruita un’intera architettura di intercettazioni, frequentazioni e ricostruzioni che la sentenza ora rimette in discussione.

Aula della Corte d’assise di Rimini, sentenza di assoluzione per Louis Dassilva
Un’aula di Corte d’assise: la cornice istituzionale in cui è maturata la sentenza Dassilva (illustrazione editoriale). · Immagine generata con IA

Cosa succede ora: appello, motivazioni e posizione di Manuela Bianchi

La procura di Rimini ha novanta giorni per leggere le motivazioni della sentenza e decidere sull’appello. È difficile immaginare che il pubblico ministero Daniele Paci, dopo aver chiesto l’ergastolo, rinunci a impugnare: la sfida, semmai, sarà costruire in secondo grado una lettura delle prove diversa da quella accolta dalla Corte d’assise. Le motivazioni, attese entro l’autunno, diranno con quale forza i giudici hanno valutato la testimonianza della nuora, l’analisi del DNA e la perizia sulla Cam3.

In parallelo resta da chiarire la posizione di Manuela Bianchi, ancora indagata per favoreggiamento. La confessione che aveva colpito Dassilva, infatti, è uno snodo che la procura dovrà rileggere alla luce dell’assoluzione: si tratta di un racconto che, secondo i giudici di primo grado, non basta più a fondare una condanna. Infine la cronaca di una notte lunga sedici ore riapre un dibattito più ampio sulla durata della custodia cautelare in Italia: ventitré mesi di carcere senza una condanna definitiva sono il segnale di un sistema in cui la fase preventiva pesa quanto, e a volte più, del processo vero e proprio.

Il caso Paganelli, per la cronaca italiana, era diventato negli ultimi due anni il prototipo dell’inchiesta mediatica: dirette televisive, podcast quotidiani, ricostruzioni in studio. La sentenza di stanotte sposta il baricentro dal racconto al diritto, restituendo all’istruttoria dibattimentale il ruolo che le compete. Resta una vittima senza giustizia accertata e un uomo libero dopo quasi due anni di custodia; la prossima parola spetta alla Corte d’appello di Bologna.

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