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Vannacci femminicidio: «È un omicidio come gli altri»

Vannacci femminicidio: dall'Auditorium della Conciliazione il leader di Futuro Nazionale nega l'esistenza del reato. Bongiorno e opposizioni all'attacco.

Di Nicola Paparusso

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Vannacci femminicidio: pugni alzati al palco dell'Auditorium della Conciliazione
Immagine generata con IA

Vannacci femminicidio: la frase choc dall'Auditorium della Conciliazione

«Il femminicidio non esiste, è un omicidio come tutti gli altri». Lo ha detto Roberto Vannacci sabato 14 giugno 2026, chiudendo a Roma l'assemblea costituente di Futuro Nazionale all'Auditorium della Conciliazione. La dichiarazione di Vannacci sul femminicidio ha fatto esplodere una bufera politica trasversale, con reazioni che hanno attraversato persino il suo ex partito, la Lega. Il generale-eurodeputato ha rincarato la dose davanti ai cronisti: «Volete riportarlo come l'ho detta io o dobbiamo discuterne?», quasi a rivendicare la frase come bandiera identitaria del nuovo movimento.

Sala dell'Auditorium della Conciliazione di Roma durante l'assemblea costituente di Futuro Nazionale
L'Auditorium della Conciliazione di Roma, sede dell'assemblea costituente di Futuro Nazionale il 13-14 giugno 2026. · Immagine generata con IA

La tesi: «Uomini e donne uguali, nessuna protezione»

Il ragionamento di Vannacci sul femminicidio si è articolato in più passaggi. Il leader di Futuro Nazionale ha sostenuto che «un reato non è più o meno grave in base al sesso, al colore della pelle o alla religione di chi lo commette o di chi lo subisce: questa è la vera parità». Inoltre ha aggiunto che «uomini e donne sono uguali, non c'è bisogno di proteggere alcuno nei confronti degli altri e quindi devono essere tutti soggetti alle stesse regole».

Per Vannacci la categoria stessa di femminicidio sarebbe «un'assurdità» giuridica. Tuttavia il reato esiste: lo ha introdotto nell'ordinamento italiano la legge 168 del 2025, su impulso bipartisan, dopo anni di pressione delle reti antiviolenza. La normativa punisce in modo specifico gli omicidi commessi per «odio, discriminazione o senso di possesso» contro la vittima donna.

Le altre frasi: dal 4% di stranieri all'inno di Lucio Dalla

Nello stesso intervento Vannacci ha presentato altri pilastri programmatici di Futuro Nazionale. Sull'immigrazione ha proposto un tetto del 4% di stranieri sul totale della popolazione, subordinato all'«assimilazione culturale» degli ingressi. Sul lavoro ha rilanciato la formazione professionale a partire dai quattordici anni, con sgravi fiscali alle famiglie per arginare il crollo della natalità. Infine ha scelto «Futura» di Lucio Dalla come inno del partito, citando anche la celebre immagine di Fabrizio De André sul «letame dal quale nascono i fiori».

Il generale ha poi lanciato la sfida diretta a Giorgia Meloni: «Siamo pronti al voto anche domani». Una formula che sembra cucita addosso allo scontro interno al centrodestra, dopo il sostanziale gelo della premier nelle due giornate di assemblea all'Auditorium della Conciliazione. Per approfondire la cornice politica della scissione vedi il nostro articolo sulla Costituente Futuro Nazionale.

Candela accesa in una veglia silenziosa contro la violenza sulle donne
Una veglia silenziosa: le reti antiviolenza ricordano che in Italia una donna viene uccisa ogni tre giorni. · Immagine generata con IA

La reazione di Bongiorno: «Nostalgia del delitto d'onore?»

La risposta più dura sul caso Vannacci femminicidio è arrivata da Giulia Bongiorno, senatrice della Lega, avvocata, prima firmataria del Codice Rosso e della stessa legge 168/2025. «Il punto non è che la morte di una donna pesa di più di quella di un uomo» ha replicato Bongiorno, «ma la gravità della spinta a uccidere una donna per odio o disprezzo, ritenendola inferiore». Quindi l'attacco frontale: «Mi chiedo se dietro le critiche di Vannacci ci sia una nostalgia del delitto d'onore, abrogato solo nel 1981».

La replica è significativa proprio perché interna alla Lega, partito da cui Vannacci era stato eletto al Parlamento europeo prima della rottura con via Bellerio. Non sono mancate, infatti, voci dissonanti dentro lo stesso centrodestra: la deputata Laura Ravetto si è detta d'accordo con il generale, sostenendo che la norma sul femminicidio «era già incostituzionale». Ne emerge una frattura ideologica che taglia trasversalmente i partiti dell'attuale maggioranza di governo, come emerge anche su ANSA.

Il dolore delle famiglie: «Rispetti mia figlia»

A pesare sul dibattito sono state anche le parole delle famiglie delle vittime. Il padre di Ilaria Sula, la studentessa romana uccisa nel marzo 2025, si è rivolto direttamente al generale: «Rispetti mia figlia. Servono pene più severe, non discussioni accademiche sul nome del reato». Per le associazioni che assistono i parenti delle vittime, la frase di Vannacci sul femminicidio rappresenta «un brutale passo indietro» rispetto a un percorso normativo costruito in vent'anni.

Secondo i dati Istat aggiornati al 2025, in Italia una donna viene uccisa ogni tre giorni da un uomo, nella maggior parte dei casi un partner, ex partner o familiare. Il quadro statistico è esattamente ciò che ha spinto il legislatore a costruire una fattispecie autonoma: distinguere il movente di genere serve a indirizzare prevenzione, formazione delle forze dell'ordine e ascolto protetto delle vittime, perché la cornice motivazionale dell'omicidio cambia anche gli strumenti per fermarlo.

Schlein, M5S e Avs: «È regressione culturale»

Dura la reazione delle opposizioni. Elly Schlein, intervenendo al Repubblica delle Idee a Bologna, ha collegato il caso Vannacci femminicidio al silenzio della maggioranza: «La premier ieri di fronte a una manifestazione dove il leader neofascista ha detto pronti ad assaltare il Parlamento non ha detto una parola». Per la segretaria del Pd, il generale «dice quello che Meloni e Salvini già pensavano, ma non osavano dichiarare in pubblico».

Sulla stessa linea Giuseppe Conte (M5S) e Angelo Bonelli (Avs), che hanno chiesto al governo di prendere ufficialmente le distanze. «Negare il femminicidio significa negare la realtà delle donne uccise per quello che sono» ha attaccato Bonelli. La categoria attualità di Afg Magazine ha seguito tutta la settimana il cantiere politico aperto dall'assemblea di Futuro Nazionale, perché la posizione sul femminicidio non è un incidente isolato ma il segnale di un'agenda che vuole riscrivere quote rosa, parità giuridica e diritti sociali. Infatti Vannacci ha esplicitamente chiesto di «abrogare» il reato, andando oltre la mera critica tecnica.

Cosa succede ora dentro il centrodestra

La giornata di Vannacci sul femminicidio mette Giorgia Meloni davanti a un bivio. Da un lato la premier non può rincorrere il generale sul terreno identitario senza alienarsi l'elettorato moderato; dall'altro un silenzio prolungato rischia di lasciare campo libero a Futuro Nazionale come polo competitor a destra. Matteo Salvini, già pressato dall'ala lealista del Carroccio, dovrà gestire un'altra giornata di mal di pancia interno, con Bongiorno a presidiare la linea istituzionale.

Sullo sfondo restano i numeri parlamentari: gli otto deputati che gravitano su Futuro Nazionale non bastano per un gruppo autonomo alla Camera, ma sono sufficienti a far sentire il loro peso sulle votazioni più strette. Quindi la sfida elettorale lanciata dal generale appare per ora più tattica che reale, ma il caso Vannacci femminicidio entra di diritto nel dossier che la maggioranza dovrà sciogliere prima della pausa estiva dei lavori parlamentari.

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