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Cinema

Premi italiani a Locarno 79: Bellucci e il corto Mutrion

Premi italiani a Locarno 79: il Pardo per la migliore interpretazione va a Monica Bellucci per Ketticè di Giovanni Tortorici, in sala dal 3 settembre, mentre il premio alla regia dei Pardi di Domani premia il corto veneto Mutrion di Marco Cavazzin.

Di Vincenzo Pollice

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Premi italiani a Locarno: la piazza del festival al crepuscolo con il maxischermo acceso e le sedie vuote
Immagine generata con IA

I premi italiani a Locarno 79 sono due e sono arrivati entrambi nell'ultima giornata del festival, sabato 15 agosto: il Pardo per la migliore interpretazione a Monica Bellucci per Ketticè di Giovanni Tortorici e il premio per la migliore regia dei Pardi di Domani al cortometraggio Mutrion di Marco Cavazzin. Due riconoscimenti veri, in un concorso internazionale che quest'anno ha guardato molto lontano dall'Europa occidentale. Ma la forma di quei premi dice qualcosa di preciso sul momento del cinema italiano, e vale la pena guardarla da vicino prima di archiviarla come una buona notizia.

Premi italiani a Locarno: che cosa ha deciso la giuria

Il Pardo d'Oro, Gran Premio del Festival e della Città di Locarno, è andato a Nu e locul tău aici (You Don't Belong Here) del rumeno Florin Șerban, che con questo dramma sul rapporto fra un padre primario d'ospedale e un figlio adolescente segna il ritorno al lungometraggio. La giuria del Concorso Internazionale lo ha premiato «per la forza della sua sceneggiatura, la singolarità della sua visione e la straordinaria padronanza del linguaggio cinematografico». Lo stesso film ha raccolto anche una menzione speciale per l'attore Teodor Butănescu.

Il Premio Speciale della Giuria è andato a A Margem do Rio (The Riverbank) di Matheus Farias ed Enock Carvalho, coproduzione fra Brasile e Germania. Il Pardo per la miglior regia è stato assegnato a Hong Sangsoo per Nun Dul Dega Eomne (Nowhere to Lay My Eyes), film sudcoreano che ha portato a casa anche il secondo Pardo per la migliore interpretazione, quello a Kim Minhee. Nel Concorso Cineasti del Presente, infine, doppietta di La ilusión de un verano sin fin di Alessandra Sanguinetti, che ha vinto il Pardo d'Oro di sezione e lo Swatch First Feature Award.

«Un palmarès vitale e contemporaneo, in stretto dialogo con le trasformazioni dell'industria e del nostro mondo di oggi», ha commentato il direttore artistico Giona A. Nazzaro, sottolineando che la giuria «non ha mai rinunciato al primato della forma e del linguaggio, scegliendo al contempo di premiare film capaci di parlare a un pubblico ampio». La serata finale in Piazza Grande si è chiusa con la cerimonia del Prix du Public UBS e con la proiezione di Ni vue, ni connue di Marc Fitoussi, con Isabelle Huppert e Sandrine Kiberlain. L'ottantesima edizione è già fissata: dal 4 al 14 agosto 2027.

In questa geografia, i premi italiani a Locarno occupano una posizione riconoscibile. Nessuno dei due film italiani in Concorso Internazionale — Ketticè e Alberi erranti di Salvatore Mereu — ha vinto un premio destinato all'opera. Il riconoscimento è andato a un'interpretazione dentro un film italiano, e a una regia in un concorso di cortometraggi. È una differenza tecnica, non una svalutazione: ma cambia il tipo di conseguenze che quei premi possono avere.

Vicolo del centro storico di Palermo al tramonto, ambientazione del film Kettice di Giovanni Tortorici
Palermo, 2012: è qui che Giovanni Tortorici ambienta Ketticè, il film che ha portato a Monica Bellucci il Pardo per la migliore interpretazione. · Immagine generata con IA

Ketticè, una madre che urla nella Palermo del 2012

Opera seconda di Giovanni Tortorici dopo Diciannove, Ketticè si ambienta a Palermo nel 2012. Giulio (Salvatore Gallina) ha sedici anni e vive fra scuola, motorini, primi amori e serate con gli amici; con i genitori la comunicazione è quasi inesistente. L'incontro con Ketty (Rachele Testagrossa), una ragazza che vive senza condizionamenti, incrina quell'immobilità e apre un intero anno scolastico fuori dal tempo. Bellucci è la madre del protagonista, in quella che la produzione presenta come una partecipazione speciale.

È un ruolo scritto contro l'immagine pubblica dell'attrice, e lei stessa lo ha raccontato così a Locarno: «Lei non parla: urla. Questa madre racconta un malessere, una frustrazione nascosta dietro l'apparente perfezione di una famiglia e di una società in decadenza. È il prodotto della sua stessa educazione, vittima di un ruolo sociale». Tortorici, dal canto suo, descrive il salto rispetto all'esordio: Diciannove «era un film solipsistico, fatto di silenzi e solitudini, questo invece è un film corale, popolato da tantissimi personaggi», e gli ha dato modo di esplorare «soprattutto il potere che viene esercitato sugli adolescenti dalle istituzioni: la famiglia, la scuola, lo Stato».

Il dato industriale, però, è altrettanto rilevante del dato critico. Ketticè è prodotto da Luca Guadagnino con Frenesy Film Company insieme a The Apartment (Gruppo Fremantle), PiperFilm e Memo Films, in collaborazione con Rai Cinema e First Pictures; la distribuzione italiana è di PiperFilm. Soprattutto: il film esce in sala il 3 settembre, con anteprima siciliana il 27 agosto. Fra il Pardo e il primo weekend di programmazione passano meno di tre settimane. Questo è il vero motivo per cui, fra i due premi italiani a Locarno, uno pesa in modo diverso dall'altro.

Laguna veneziana all alba con una barca di legno ormeggiata fra i canneti, paesaggio del cortometraggio Mutrion
La laguna fra Venezia e Cavallino Treporti, il paesaggio in cui è ambientato Mutrion di Marco Cavazzin. · Immagine generata con IA

Mutrion, un esordio a ventisei anni fra le meduse della laguna

L'altro riconoscimento è forse il più sorprendente. Mutrion era l'unico cortometraggio italiano nel Concorso Internazionale dei Pardi di Domani, la sezione che Locarno dedica da sempre ai nuovi linguaggi, e ne è uscito con il premio per la migliore regia. Il suo autore, Marco Cavazzin, ha ventisei anni, è nato a Venezia ed è cresciuto a Mogliano Veneto; questa è la sua prima opera di finzione, dopo una gavetta fra video commerciali e musicali. Il corto è prodotto dalla veneziana Etimo e scritto insieme allo sceneggiatore bellunese Alessandro Padovani.

La storia è un coming of age radicalmente locale: Marco (Manfredi Marini) torna dopo una delusione amorosa nella laguna fra Venezia e Cavallino Treporti, da cui si era allontanato per anni. Ad accoglierlo c'è Maicol (Giulio Maroncelli), l'amico di sempre, che gli fa riscoprire quanto sia inestinguibile l'appartenenza a quella comunità: riti d'iniziazione che consistono nello sfidare le meduse nelle acque salmastre, credenze popolari secondo cui tutti gli abitanti del posto perdono l'unghia dell'alluce. Perfino il titolo è dialettale: mutrion significa «musone», ed è il soprannome del protagonista.

«Mi sembra una cosa incredibile», ha commentato Cavazzin, «perché significa che il film è riuscito a trasmettere la sua idea e la sua intensità, ed è una magia che solo l'arte ti può regalare». E ha aggiunto che il premio «ha dimostrato ancora una volta che in Veneto si può fare un cinema apprezzato anche all'estero». Resta però un fatto strutturale: un cortometraggio non ha un mercato in sala. Il suo circuito sono i festival, le rassegne, le piattaforme specializzate. Il premio è un investimento sul futuro di un autore, non un risultato che si misuri in biglietti.

Dal Pardo alla sala: perché il test arriva il 3 settembre

Ed è qui che i premi italiani a Locarno incrociano il problema aperto della stagione. L'estate 2026 è stata la migliore di sempre nell'era Cinetel per incassi complessivi, ma con una quota di prodotto nazionale scesa al 3,1%: le sale si sono riempite con Odissea di Christopher Nolan e Spider-Man: Brand New Day, mentre il cinema italiano è rimasto quasi invisibile. Non per assenza di film, ma per calendario: il grosso dei titoli nazionali di peso è concentrato fra settembre e dicembre, agganciato a Venezia 83 e alla Festa di Roma.

Locarno, in questo schema, funziona meno da consacrazione e più da rampa di lancio. Lo aveva già mostrato la composizione della trasferta italiana, la più larga degli ultimi anni: oltre ai due film in Concorso Internazionale, due titoli in Piazza Grande, due in Locarno Kids e il documentario fuori concorso Marco Bellocchio – La porta della realtà di Fabio Lovino, tutti in anteprima mondiale, accompagnati da Cinecittà come ogni anno. È lo stesso festival che a fine luglio, in fase di annuncio, si presentava soprattutto come vetrina di premi d'onore e grandi ospiti.

Il presidente di Cinecittà Antonio Saccone ha letto il doppio riconoscimento come un segnale di sistema: «L'interprete e la diva più rappresentativa del nostro cinema nel mondo, e un giovane regista under 30, premiati in uno dei più prestigiosi festival internazionali come Locarno. È una bellissima circostanza che dà l'idea della vitalità del cinema d'autore italiano, che sa abbracciare personalità, stili, generi diversi». La lettura è legittima, e coglie una cosa esatta: i due premi stanno ai due estremi della curva di una carriera, l'attrice più riconoscibile all'estero e un esordiente under 30.

Tuttavia proprio quella simmetria misura anche la distanza dal problema che i premi italiani a Locarno, da soli, non possono risolvere. Fra i due estremi c'è il segmento intermedio — i film di medio budget che riempiono le sale nove mesi l'anno — che a Locarno non era in gara e che nei numeri dell'estate non si è visto. Un palmarès non ha il compito di risolverlo: ha il compito di indicare del talento, e lo ha fatto. Infatti la vitalità di cui parla Saccone esiste ed è documentabile; è la sua conversione in pubblico che resta da verificare.

Perciò i due appuntamenti da segnare sono concreti e datati. Il primo è il 3 settembre: Ketticè arriva in sala con un premio internazionale vecchio di nemmeno tre settimane e una distribuzione indipendente alle spalle, e si vedrà se il Pardo a Bellucci si traduce in copie, tenuta e passaparola o se resta una riga nel pressbook. Il secondo è il consuntivo di fine anno: se l'ondata autunnale riporterà la quota italiana stabilmente sopra il 3,1% dell'estate, allora il calendario era davvero l'unico problema. Se non lo farà, i premi italiani a Locarno saranno stati un ottimo segnale critico e un dato di mercato ancora tutto da costruire.

Il palmarès completo della 79ª edizione, con la cronaca della serata finale, è stato diffuso da RSI e dal Corriere del Ticino; la lettura italiana dei due premi è di Cinecittà News.

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