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Cinema

Sceneggiatura di Bertolucci: otto anni per The Echo Chamber

La sceneggiatura di Bertolucci arriva in concorso a Venezia 83 con The Echo Chamber di Andrea Pallaoro: otto anni dopo la morte del regista, 123 minuti girati dentro un solo appartamento, con Luca Marinelli, Alicia Vikander e Susan Sarandon.

Di Marietou Dione

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Salotto vuoto di un appartamento londinese al crepuscolo, la stanza che evoca la sceneggiatura di Bertolucci diventata The Echo Chamber
Immagine generata con IA

La sceneggiatura di Bertolucci è arrivata sullo schermo della Sala Grande domenica 6 settembre alle 19.45, otto anni dopo la morte dell'uomo che l'aveva pensata. Si intitola The Echo Chamber, la regia è di Andrea Pallaoro, e nei titoli di testa il nome di Bernardo Bertolucci compare accanto a quelli di Ilaria Bernardini e Ludovica Rampoldi. È l'ultimo testo cinematografico a cui il regista di Novecento abbia lavorato, ed è il primo dei suoi progetti rimasti incompiuti ad aver trovato una strada verso la sala.

Le cronache dal Lido hanno raccontato la premiere per quello che si vedeva sul tappeto rosso: Luca Marinelli, Alicia Vikander e Susan Sarandon, un cast internazionale, gli applausi. La storia vera, però, sta nell'aritmetica della sceneggiatura di Bertolucci: fine 2017 la premessa, novembre 2018 la morte dell'autore, 2024 la consegna a un nuovo regista, fine 2025 le riprese, settembre 2026 il concorso. Otto anni in cui il copione è rimasto, come lo ha definito una delle due sceneggiatrici, orfano di regista.

Otto anni di attesa per la sceneggiatura di Bertolucci

La cronologia, ricostruita dalle stesse autrici in conferenza stampa, è precisa. Alla fine del 2017 Bertolucci propone a Bernardini e Rampoldi una premessa nuda: la storia di un uomo e una donna che abitano lo stesso appartamento senza mai incontrarsi. Seguono mesi di lavorazione. Nell'ottobre 2018 il testo viene tradotto in inglese. Il 26 novembre dello stesso anno Bertolucci muore a Roma, a settantasette anni. La sceneggiatura di Bertolucci resta ferma al secondo trattamento, senza nessuno che possa portarla in ripresa.

A quel punto interviene la produzione. Indigo Film acquisisce i diritti della sceneggiatura di Bertolucci e li custodisce. Nel 2024, il produttore Nicola Giuliano propone la sceneggiatura di Bertolucci ad Andrea Pallaoro, regista trentino trapiantato negli Stati Uniti, già autore di Hannah e Monica, due film costruiti attorno a un volto e a uno spazio ristretto. Pallaoro accetta: è la prima volta che dirige un copione che non ha scritto. In conferenza stampa ha spiegato di aver detto sì soprattutto per il sostegno delle due sceneggiatrici, che gli hanno lasciato la libertà di filtrare il materiale attraverso la propria sensibilità.

Corridoio di un appartamento con due porte socchiuse e luci opposte, immagine dei due protagonisti che non si incontrano mai
La premessa originale della sceneggiatura di Bertolucci: un uomo e una donna nello stesso appartamento, senza mai incontrarsi. · Immagine generata con IA

Un uomo, una donna, tre stanze: il perimetro della sceneggiatura di Bertolucci

Il risultato della sceneggiatura di Bertolucci è un film di 123 minuti, in inglese e italiano, coproduzione Italia-Belgio di Indigo Film e Rai Cinema con Versus Production. Marinelli è Leo, Vikander è Anne, Sarandon è Ava, una voce che attraversa il tempo. La macchina da presa non esce mai dalla casa: tutto accade in un interno, e il montaggio di Paola Freddi alterna presente e passato senza segnalare i passaggi. Alla fotografia c'è Diego García, alle musiche Clément Ducol, alle scenografie Gaspare De Pascali, ai costumi Antonella Cannarozzi.

Vikander ha descritto l'appartamento come «un personaggio all'interno del film»: spazio di memoria e insieme dispositivo di controllo, dove gli oggetti quotidiani diventano l'architettura del desiderio e della dipendenza. Marinelli ha raccontato le sequenze musicali di Ducol come il tessuto connettivo fra i personaggi, e ha citato Eduardo De Filippo per spiegare cosa gli succedeva sul set davanti alle colleghe: «Ho mancato la battuta per ascoltarla». Sarandon, che con Bertolucci aveva un rapporto di ammirazione dichiarata, ha ricordato Il conformista e una sensibilità «molto europea, molto italiana», capace di comunicare per immagini più che per dialoghi.

Nelle sue note di regia, depositate nella scheda ufficiale della Biennale, Pallaoro riassume il tema della sceneggiatura di Bertolucci in una formula secca: il confine fragile e spesso impercettibile fra intimità e dipendenza, affetto e ossessione, cura e controllo. Le relazioni, scrive, sono spazi di rifugio e di prigionia insieme. È esattamente la premessa da cui era partita la sceneggiatura di Bertolucci nel 2017, tradotta in un perimetro fisico.

Due Bertolucci a Venezia 83: 123 minuti contro 435

Qui sta il dato che nessuna cronaca ha messo in fila. Questa Mostra non ospita un Bertolucci, ne ospita due, di misura opposta. Da una parte la sceneggiatura di Bertolucci diventata film: 123 minuti, tre stanze, tre attori. Dall'altra Joie de vivre, il documentario di Luca Guadagnino dedicato al regista parmigiano e alla cinefilia del Novecento: 435 minuti, oltre sette ore, fuori concorso nella sezione Venice Open, prodotto da MeMo Films, con le testimonianze di Martin Scorsese, David Cronenberg, Alfonso Cuarón, James Gray, Catherine Breillat, Jeremy Thomas e Debra Winger. Guadagnino riceve il Cartier Glory to the Filmmaker martedì 8 settembre alle 15 in Sala Casinò, e subito dopo il documentario viene proiettato.

Il confronto dice più di qualsiasi recensione. Il ritratto di Bertolucci dura quasi due ore più della versione integrale restaurata di Novecento, che si ferma a 317 minuti. La sceneggiatura di Bertolucci, invece, è la cosa più piccola che il suo autore abbia mai concepito. Chi lo celebra sceglie il monumento; ciò che ha lasciato scritto sceglie due porte e un corridoio.

Cosa resta della sceneggiatura di Bertolucci nel film di Pallaoro

La domanda inevitabile è quanto Bertolucci sopravviva in un film girato da un altro, otto anni dopo. Le testimonianze raccolte al Lido indicano due tracce concrete della sceneggiatura di Bertolucci. La prima: buona parte dei dialoghi del personaggio di Ava nasce da conversazioni reali con Bertolucci, riportate nel testo dalle due sceneggiatrici. La seconda è più intima e riguarda Leo, il personaggio di Marinelli, la cui sofferenza fisica richiama gli ultimi anni dell'autore.

Perché quel dettaglio non è decorativo. Dal 2003, dopo un intervento alla schiena non riuscito, Bertolucci ha vissuto in sedia a rotelle. È in quella condizione che ha girato Io e te (2012), il suo ultimo film, tratto da Ammaniti e ambientato quasi interamente nella cantina di un condominio: due ragazzi, uno scantinato, nessun esterno. La sceneggiatura di Bertolucci arrivata oggi al Lido prosegue esattamente quella linea. Tuttavia le prime recensioni non sono unanimi: c'è chi ha apprezzato il ritmo sospeso e le «scene inutili» del quotidiano — fumare, mangiare, aspettare — e contesta invece gli ultimi venti minuti, giudicati una torsione narrativa forzata rispetto a tutto ciò che li precede.

Sala cinematografica storica vuota con schermo bianco acceso, in attesa dell uscita del film il 10 settembre
Il film arriva nelle sale italiane il 10 settembre, due giorni prima del verdetto della giuria. · Immagine generata con IA

Il premio Rotella e una sala che apre prima del verdetto

Il 5 settembre, nel giardino delle sculture e sulla terrazza di Palazzo Venier dei Leoni, sede della Collezione Peggy Guggenheim, Pallaoro ha ricevuto il Premio Fondazione Mimmo Rotella, alla venticinquesima edizione, riconoscimento che premia il dialogo fra cinema e arti visive e che in passato è andato a Paolo Sorrentino, Ascanio Celestini e Mario Martone. La motivazione parla di un'opera capace di trasformare il linguaggio cinematografico in esperienza visiva, materia espressiva e autentica ricerca artistica: nel cinema di Pallaoro «l'immagine non è semplicemente uno strumento di racconto, ma diventa essa stessa racconto». Il regista ha risposto con una frase che descrive bene anche la sceneggiatura di Bertolucci: «In un'immagine mi affascina soprattutto ciò che non si offre subito allo sguardo, ciò che resta nascosto o fuori campo».

C'è infine una scelta industriale che merita attenzione. Indigo Film e 01 Distribution portano il film nelle sale italiane il 10 settembre, cioè due giorni prima della chiusura della Mostra e dell'assegnazione del Leone d'oro. Il pubblico italiano vedrà la sceneggiatura di Bertolucci prima di sapere se la giuria l'ha premiata: una scommessa sull'attenzione generata dal festival, non sul suo palmarès. Le vendite internazionali sono affidate a Paradise City Sales.

Perché l'ultimo spazio immaginato da Bertolucci è un interno

Il regista che aveva raccontato la pianura emiliana in oltre cinque ore, l'imperatore nella Città Proibita e il deserto del Tè nel deserto, chiude con un appartamento. Non è una rinuncia: è una traiettoria. Ultimo tango a Parigi era già un appartamento vuoto, Io e te una cantina, e la sceneggiatura di Bertolucci scritta nel 2018 mette due corpi nello stesso alloggio e li tiene separati. Quando lo spazio si restringe, nel suo cinema, aumenta la pressione: è la stessa idea, applicata a scale diverse.

Per questo la scelta di Giuliano nel 2024 appare meno casuale di quanto sembri. Affidare la sceneggiatura di Bertolucci a un intimista che gira in un'unica location non è stato un ripiego, ma una lettura del testo. E infatti il film è arrivato in concorso — uno dei cinque italiani in corsa per il Leone d'oro — accompagnato da una lunga ovazione, senza che nessuno l'abbia presentato come un'operazione d'archivio. Per il cinema italiano, che a Venezia si gioca ogni anno la propria visibilità internazionale, è la differenza fra un omaggio e un film.

Il resto lo dirà il 12 settembre. Ma qualunque cosa decida la giuria del concorso, un fatto è già acquisito: la sceneggiatura di Bertolucci non è più un documento conservato in una cassaforte di produzione. È diventata 123 minuti che si possono vedere, discutere e perfino stroncare — che è, per un testo rimasto orfano otto anni, l'unico destino davvero desiderabile.

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