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Economia e Finanza

Crescita acquisita: l'1% di Giorgetti era già in cassa

La crescita acquisita dell'economia italiana vale già lo 0,8%. A Cernobbio Giorgetti annuncia un Pil 2026 vicino all'1%, ma l'Upb lo aveva scritto un mese prima e il vero appuntamento è il 22 settembre sui conti 2025.

Di Nicola Paparusso

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Terrazza affacciata sul lago di Como con sedie vuote, la crescita acquisita al centro del Forum di Cernobbio
Immagine generata con IA

La crescita acquisita dell'economia italiana vale già lo 0,8%. È il numero che Giancarlo Giorgetti ha portato sul palco del Forum Teha di Cernobbio, il 6 settembre, per annunciare che il Pil 2026 «potrebbe avvicinarsi anche all'1%». Le agenzie hanno battuto la cifra come una revisione al rialzo. È il contrario: la crescita acquisita è un numero già in cassa.

Perché la crescita acquisita non descrive il futuro. Descrive il passato. E se si legge la frase del ministro dell'Economia con questa lente, l'annuncio di Cernobbio cambia completamente di significato.

Crescita acquisita: che cosa ha detto davvero Giorgetti a Cernobbio

Le parole sono queste: «Rispetto alla crescita dello 0,6% che avevamo messo nel documento di finanza pubblica, oggi per ora abbiamo acquisito lo 0,8%. Se le cose vanno come da indicatori, potremmo avvicinarci anche all'1%». Il confronto è quindi fra la previsione programmatica del governo, prudenziale, e la crescita acquisita che i conti trimestrali hanno già consegnato.

Attorno a quella crescita acquisita il resto dell'intervento è stato costruito sulla stessa modestia calcolata. «Non siamo stati dei fenomeni ma la barca va», ha detto Giorgetti, aggiungendo che «la barca è rimasta in galleggiamento e non era banale». E ancora: «L'Italia è più rispettata all'estero che in patria».

Infine la cornice politica, quella che ha fatto il titolo su Il Sole 24 Ore: «Gestire il debito pubblico in questo modo è un esempio di sovranismo pragmatico di cui vado molto fiero». Una definizione che il ministro oppone tanto al sovranismo dichiarativo quanto all'ortodossia eurocratica.

L'aritmetica della crescita acquisita: un'eredità, non uno slancio

La crescita acquisita è un concetto tecnico con una definizione semplice: è la variazione annua che si otterrebbe se il Pil restasse fermo, allo stesso livello, in tutti i trimestri che mancano alla fine dell'anno. È il lascito statistico dei trimestri già chiusi. Non contiene nulla di quello che deve ancora succedere.

I due trimestri già archiviati sono noti: +0,3% congiunturale nel primo, +0,2% nel secondo. Da lì viene lo 0,8% di crescita acquisita che avevamo già raccontato quando l'Istat pubblicò la stima preliminare di fine luglio, nel pezzo su crescita del Pil italiano e dote dello 0,8%. Quel numero è rimasto identico per cinque settimane.

Da questo discende il punto che nessuna cronaca del Forum ha messo in evidenza. Per passare dallo 0,8% di crescita acquisita a un dato annuo vicino all'1% non serve un'accelerazione: bastano un paio di decimi distribuiti su sei mesi, cioè meno di quanto l'economia abbia prodotto nel primo semestre. Il Sole 24 Ore segnala inoltre che i soli effetti di calendario portano il conto verso quota 0,9-0,95%.

Tradotto: la metafora del ministro è la descrizione letterale del meccanismo. Se la barca galleggia — se cioè il Pil non arretra — la crescita acquisita fa da sola quasi tutto il lavoro. Tuttavia una previsione che si regge sull'inerzia è una previsione fragile per definizione, perché basta un trimestre negativo per riportarla indietro.

Porto container italiano al tramonto, export e investimenti dietro la crescita acquisita del 2026
Investimenti ed export hanno sostenuto il primo semestre: da lì viene lo 0,8% già acquisito. · Immagine generata con IA

L'Upb aveva già scritto 0,9% il 4 agosto

C'è poi un dettaglio di calendario che ridimensiona la sorpresa. Il 4 agosto — un mese e due giorni prima di Cernobbio — l'Ufficio parlamentare di bilancio aveva già alzato la stima sul Pil 2026 a +0,9%, come riportato da ANSA. Una revisione di quattro decimi rispetto ad aprile, motivata proprio dall'andamento del primo semestre e dall'aggiornamento dei dati Istat: la stessa crescita acquisita, letta dall'organismo indipendente che valida le previsioni del governo.

La nota di congiuntura dell'Upb aggiunge la parte che a Cernobbio non è stata citata. Gli investimenti sono attesi a +2,5% nel 2026 ma decelerano a +0,9% nel 2027, con l'esaurirsi dei fondi Next Generation EU. L'inflazione viaggia verso il 3%. I rischi sono «orientati al ribasso»: tensioni geopolitiche, volatilità dei mercati energetici, tempi di attuazione del Pnrr, cambiamento climatico.

Soprattutto, l'Upb conferma il 2027 a +0,6%. Il che significa che l'anno migliore è questo, e che la crescita acquisita di cui il governo si intesta il merito arriva mentre l'orizzonte si abbassa.

Il vero appuntamento non è il Pil, è il 22 settembre

La partita che si gioca davvero nelle prossime due settimane non riguarda la crescita acquisita ma il deficit. Secondo la ricostruzione di Euronews, il 22 settembre l'Istat pubblicherà le revisioni ufficiali sui conti del 2025: da quel dato dipende se l'Italia risulterà sopra o sotto la soglia del 3% nel rapporto deficit/Pil, con conseguenze dirette sulla procedura di infrazione aperta da Bruxelles nel 2024.

È un passaggio che Giorgetti insegue da mesi e che ha più volte indicato come l'obiettivo con cui vorrebbe chiudere il proprio mandato. Sullo sfondo restano i 14 miliardi di flessibilità già concessi dall'Unione europea. Infatti è qui, e non nel decimale sul Pil, che si misura il «sovranismo pragmatico» rivendicato dal ministro.

Manovra 2027: 30-40 miliardi su un anno che cresce meno

Cernobbio ha aperto ufficialmente il confronto sull'ultima legge di bilancio della legislatura. Le cifre che circolano parlano di una manovra fra i 30 e i 40 miliardi. Le misure allo studio: estensione dell'aliquota Irpef al 33% fino a 60mila euro, detassazione delle tredicesime, bonus per le famiglie.

Il problema è di sequenza, e la crescita acquisita lo rende evidente. La manovra più costosa della legislatura viene scritta sull'anno che, secondo l'Upb, crescerà meno di quello in corso. La crescita acquisita che il governo esibisce oggi appartiene al 2026; il conto, invece, si paga nel 2027. Perciò la prudenza rivendicata a Cernobbio non è una posa: è l'unico margine disponibile.

Aula scolastica italiana vuota, il deserto demografico che frena la crescita acquisita
«Il deserto demografico bussa alla porta»: per Giorgetti la denatalità è già una variabile di bilancio. · Immagine generata con IA

Salari e deserto demografico: il conto passato agli imprenditori

Il passaggio più affilato del discorso non riguardava i numeri. «Sulle retribuzioni non può esserci soltanto il governo, ci devono essere anche coloro che pagano le retribuzioni», ha detto Giorgetti, invitando gli imprenditori a considerare gli aumenti salariali «una delle prime forme di investimento per far ripartire il ciclo». Detto in una sala in cui, secondo il sondaggio interno al Forum, il 68% degli imprenditori promuove il governo Meloni.

Poi la demografia: «Il deserto demografico bussa alla porta, occorre fare investimenti». Il ministro ha rilanciato l'ipotesi di un fondo pensione per i nuovi nati nella manovra 2027 — una posizione aperta ad agosto dal ministro del Lavoro — e ha criticato i fondi pensione italiani perché «investono comunque tranne che in Italia». Una lettura che si aggancia allo scenario tracciato dalle ultime previsioni demografiche dell'Istat.

Le opposizioni hanno risposto sullo stesso terreno. Giuseppe Conte ha chiesto «un fondo sovrano nazionale di sviluppo», sostenendo che il Paese è «in calo su Pil e produzione industriale» e ha «un serio problema di salari reali e potere d'acquisto». Elly Schlein ha difeso l'Europa come «il miglior antidoto» allo smantellamento del multilateralismo, chiedendo il superamento dell'unanimità. Altri approfondimenti economici sono raccolti nella sezione Economia e Finanza.

Resta il dato di fondo. La crescita acquisita è reale, ma è un'eredità: certifica che l'Italia non è arretrata, non che stia accelerando. Quindi il decimale annunciato a Cernobbio non è la notizia. La notizia è che il 22 settembre, quando l'Istat rivedrà i conti del 2025, quel decimale conterà molto meno di una virgola sul deficit.

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