De Sarno a Icicle: il ritorno nell'orbita di Kering
De Sarno a Icicle non è solo l'ex Gucci che riparte dalla Cina: Kering, che lo lasciò andare nel febbraio 2025, dallo scorso aprile è socio di minoranza di ICCF, la holding che oggi lo assume. E dentro quel gruppo la casella di prestigio non è più Parigi.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

De Sarno a Icicle è la notizia che lunedì 7 settembre ha attraversato tutte le redazioni di moda italiane con la stessa identica formula: l'ex direttore creativo di Gucci riparte da un marchio cinese. È vero, ed è la parte meno interessante. Perché il gruppo che nel febbraio 2025 lo ha lasciato andare da Gucci è, dallo scorso aprile, azionista della società che oggi lo assume.
Non è un paradosso da retroscena: sono tre date pubbliche che nessuno ha messo in fila. Il 6 febbraio 2025 Sabato De Sarno lascia Gucci, maison di punta di Kering, poche settimane prima della sfilata milanese. Il 22 aprile 2026 Kering rileva una quota di minoranza di ICCF, il gruppo cinese che possiede Icicle. Il 7 settembre 2026 ICCF lo nomina direttore creativo. Detto altrimenti: diciannove mesi dopo l'uscita, De Sarno a Icicle segna un rientro nel perimetro del gruppo francese, e la porta è quella di Shanghai.
De Sarno a Icicle: che cosa dice davvero l'annuncio
Il perimetro dell'incarico è più largo di quanto suggerisca il titolo. De Sarno a Icicle supervisionerà il prêt-à-porter donna e uomo, gli accessori e l'eyewear: tre categorie, non una linea sperimentale. La prima collezione arriverà con l'autunno-inverno 2027-28, presentata durante il primo fashion month del 2027. Il calendario di De Sarno a Icicle è quindi già fissato, e non è lontano. Bénédicte Laloux, design director della collezione donna da sfilata dal 2013, resta in azienda e riporterà a lui.
Nella nota diffusa dal marchio, lo stilista napoletano spiega la scelta in termini di materia prima, non di estetica. «Mi sono sempre interessato alla genesi di un capo: alla provenienza del materiale, alle modalità di realizzazione, all'artigianalità, alle competenze e alle persone che vi stanno dietro», dice. E ancora: «Ciò che mi ha attratto di ICICLE non è stato semplicemente un legame estetico, ma una visione condivisa». La chiave di lettura di De Sarno a Icicle, però, sta in una parola che accanto all'uscita da Gucci pesa più delle altre: «Questa libertà l'ho trovata in ICICLE».

Il triangolo Kering-ICCF che nessuno ha raccontato
L'operazione del 22 aprile 2026 non era un investimento finanziario qualunque. Kering l'ha presentata come il primo passo di House of Wonders, il programma con cui il gruppo guidato da Luca De Meo intende sostenere marchi emergenti dotati di forte rilevanza culturale nei rispettivi mercati. Nel comunicato di allora si legge che la partnership «unisce la profonda conoscenza da parte di ICCF dell'ecosistema del lusso cinese alla consolidata esperienza di Kering nell'artigianalità, nelle operazioni e nello sviluppo dei marchi in Europa». Il tempismo di De Sarno a Icicle, in questo quadro, non sembra casuale.
Tradotto: Kering porta competenza industriale europea, ICCF porta il mercato. Un direttore creativo italiano formatosi tra Prada, Dolce&Gabbana e Valentino, e poi bruciato proprio sul più grande marchio di Kering, è esattamente il tipo di competenza europea che quell'accordo prevedeva di far circolare. Tuttavia nessuna delle due società ha collegato pubblicamente De Sarno a Icicle all'accordo di aprile, e va detto con chiarezza: la nomina è una decisione di ICCF, non di Kering, che in ICCF è socio di minoranza. Ma la sequenza resta la sequenza.
C'è un precedente italiano utile a inquadrare quanto il perimetro Kering sia sensibile nel nostro Paese: a maggio lo sciopero di Scandicci per la pelletteria McQueen aveva portato in piazza un migliaio di persone. Il gruppo francese, in Italia, è insieme datore di lavoro industriale e acquirente di talento creativo. Con De Sarno a Icicle quel doppio ruolo si allunga fino a Shanghai.
Carven brucia direttori creativi, Icicle non ne aveva mai avuto uno
Qui sta l'asimmetria più significativa, e riguarda la struttura stessa del gruppo. ICCF è l'acronimo di Icicle Carven China France: la holding possiede il marchio cinese Icicle, fondato a Shanghai nel 1997 da Ye Shouzeng e Tao Xiaoma, e la maison francese Carven, nata nel 1945 e rilevata nel 2018. È presieduta da Ye, mentre la co-fondatrice Shawna Tao ne è amministratore delegato.
Nell'ultimo triennio la casa parigina ha cambiato tre direttori creativi. Louise Trotter è passata a Bottega Veneta. Mark Thomas, promosso da senior designer a direttore artistico nel marzo 2025, ha lasciato a fine aprile 2026, dopo poco più di un anno e due sfilate. A giugno è arrivato Kai Nesselrath, che debutterà alla Paris Fashion Week di questo autunno.
Il marchio cinese, invece, in ventinove anni non aveva mai affidato la direzione creativa a una firma occidentale di primo piano. Oggi la riceve, e riceve il nome più pesante che il gruppo abbia mai ingaggiato. Inoltre lo riceve mentre la maison parigina, quella con la storia e l'indirizzo giusto, sta ancora ricostruendo per la terza volta il proprio studio. De Sarno a Icicle certifica il ribaltamento: dentro ICCF la casella di prestigio non è più Parigi, è Shanghai.

De Sarno a Icicle vale 293 milioni, Gucci ne faceva 7,6 miliardi
La differenza di scala è brutale e va detta. Nel 2024 Gucci ha fatturato 7,6 miliardi di euro, in calo del 23%: è il crollo che è costato la poltrona al suo direttore creativo. Icicle, secondo i dati riportati da FashionNetwork, nello stesso 2024 si è fermata a circa 293 milioni di euro, con un obiettivo di crescita del 25% per l'anno successivo. La scala di De Sarno a Icicle è quindi circa un ventiseiesimo di quella che aveva a Gucci. Sul perimetro di gruppo circolano cifre più alte, ma il confronto per singolo marchio è questo.
Tuttavia il numero che conta di più è un altro: Icicle ha oltre 240 punti vendita in Cina distribuiti in un centinaio di città, con flagship a Pechino, Shanghai e Parigi, dove è presente in avenue George V dal 2019. Ed è qui che De Sarno a Icicle diventa una scommessa leggibile. Gucci non si è rotta in Europa: si è rotta sul mercato cinese. Lo stilista che ha pagato quel crollo va a lavorare dentro quel mercato, per un marchio che lo conosce dall'interno e che non deve conquistarlo.
Perché De Sarno a Icicle è coerente, e non un ripiego
La critica ricorrente al biennio Gucci è nota: troppo sobrio, troppo poco spettacolare, una riduzione del linguaggio barocco ereditato da Alessandro Michele che il mercato non ha premiato abbastanza in fretta. Quella stessa sobrietà, però, è la ragione d'essere di Icicle, marchio costruito su fibre naturali e filiera verticalmente integrata, con una filosofia dichiaratamente radicata nel pensiero orientale.
Infatti il linguaggio che a Gucci è stato letto come mancanza di firma, a Shanghai è già la firma della casa. Letta così, De Sarno a Icicle non è un ripiego estetico ma un incastro. Nel frattempo lo stilista non era rimasto fermo: l'anno che precede De Sarno a Icicle è passato tra arte, fotografia e design più che tra passerelle, e a giugno lo aveva visto curare al PAC di Milano la mostra fotografica di Ambrosia Fortuna per il Pride Month.
Che cosa guardare adesso
Tre indicatori diranno se De Sarno a Icicle è un ingaggio creativo o l'inizio di un'integrazione più profonda. Il primo: se dopo la nomina la quota di Kering in ICCF resterà di minoranza o crescerà. Il secondo: dove sfilerà Icicle nel primo fashion month del 2027, perché scegliere Parigi anziché Shanghai sposterebbe il marchio dalla categoria premium a quella del lusso internazionale. Il terzo: se altri nomi europei seguiranno lo stesso percorso verso i gruppi cinesi.
Per anni il flusso è stato in una sola direzione: capitali asiatici che compravano maison europee, come nel caso della stessa acquisizione di Carven nel 2018. Quindi la novità non è che un italiano lavori per un marchio cinese: è che un marchio cinese sia diventato la destinazione più ambita all'interno del proprio gruppo, davanti alla maison parigina. E che a certificarlo, con una quota di minoranza, ci sia un gruppo francese. De Sarno a Icicle è finora il segnale più netto in questa direzione, e il resto dell'industria, mentre si prepara alle sfilate di settembre, farebbe bene a leggere questa notizia di moda per quello che è: non una carriera che riparte, ma una geografia che si è già spostata.


