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Moda

Sabato De Sarno Pride: la mostra di Fortuna al PAC Milano

Sabato De Sarno cura al PAC Milano la mostra di Ambrosia Fortuna 'Eravamo notte, ora siamo giorno' per il Pride Month 2026: tre giorni dal 13 al 15 giugno sulla scena queer e drag italiana.

Di Marietou Dione

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Sabato De Sarno Pride mostra Eravamo notte ora siamo giorno PAC Milano
Immagine generata con IA

Sabato De Sarno Pride: il primo gesto pubblico italiano del designer dopo l'uscita da Gucci ha la forma di una mostra. Si chiama Eravamo notte, ora siamo giorno, si tiene al PAC Padiglione d'Arte Contemporanea di Milano dal 13 al 15 giugno 2026, e raccoglie oltre dieci anni di fotografie e video di Ambrosia Fortuna sulla scena queer e drag italiana. Il curatore è De Sarno. L'occasione è il Pride Month 2026, con la grande parata milanese in calendario il 27 giugno.

L'annuncio è arrivato il 30 maggio attraverso ANSA Moda e ha subito calamitato l'attenzione del sistema moda italiano. Non era scontato che il primo segnale dopo Gucci arrivasse da un terreno curatoriale e attivista, e non dalla passerella.

Sabato De Sarno Pride: la curatela come attivismo

De Sarno firma l'allestimento per il secondo anno consecutivo in collaborazione con Orgoglio Porta Venezia Milano, il distretto rainbow che ogni giugno trasforma il quartiere in epicentro del Pride. La cornice non è una sfilata ma un'istituzione pubblica: il PAC, museo del Comune di Milano dedicato all'arte contemporanea, produce la mostra insieme a Wunderplace Studio. Sponsor principale è Levi's, che rinnova così il proprio sostegno storico alla comunità LGBTQIA+. Il catalogo è edito da Silvana Editoriale.

La dichiarazione che inquadra l'operazione è netta. «Parlare di attivismo è importante, ma oggi è necessario soprattutto creare contesti reali: luoghi, connessioni e conversazioni capaci di mettere in relazione mondi diversi» ha spiegato De Sarno. Poi ha aggiunto una formula chirurgica sul senso della mostra: «La mostra non interpreta. Espone». Tradotto: niente filtro autoriale, niente estetizzazione. Le immagini di Fortuna parlano da sole.

È un riposizionamento culturale forte. Dopo due anni di critiche commerciali al suo Gucci «sobrio» — la maison ha chiuso il 2024 a -21% e lui è uscito a febbraio 2025 prima del passaggio di consegne con Demna —, De Sarno sceglie di non rincorrere subito un'altra creative direction. Inoltre prende un'altra direzione: l'attivismo come metodo, la curatela come pratica autoriale, il Pride come terreno editoriale credibile per la moda italiana.

Ambrosia Fortuna, dieci anni tra Napoli e Milano

L'autrice del corpus esposto è Ambrosia Fortuna, nome d'arte di Vincenzo D'Ambrosio. Classe 1993, napoletano, si trasferisce a Milano a 21 anni e studia comunicazione e fotografia. Resident drag al locale La Boum, ha collaborato con Gucci e GCDS, è apparsa nel programma Bar Stella di Stefano De Martino e nel videoclip Bagno a mezzanotte di Elodie. Insomma, una figura ponte tra moda, performance e cultura pop.

L'archivio in mostra al PAC raccoglie più di dieci anni di scatti e video tra Napoli e Milano: camerini, case, momenti di preparazione, ritratti di gruppo, intimità domestica della scena queer e drag italiana. Tuttavia non è un catalogo etnografico. È un'autobiografia collettiva girata dall'interno della comunità, con la fiducia che soltanto chi ne fa parte può ottenere.

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Il PAC Padiglione d'Arte Contemporanea di Milano ospita dal 13 al 15 giugno il progetto curato da De Sarno. · Immagine generata con IA

La curatela di De Sarno costruisce il percorso attorno al tempo: i corpi cambiano, le identità si trasformano, le relazioni si ridefiniscono. Di conseguenza, il titolo Eravamo notte, ora siamo giorno diventa una dichiarazione politica oltre che poetica: ciò che la scena queer italiana ha costruito al riparo del privato chiede oggi di abitare lo spazio pubblico in piena luce.

Il Pride Milano 2026 e il programma di Orgoglio Porta Venezia

La mostra è il fulcro visivo di un calendario molto più ampio. Milano Pride 2026 sfilerà sabato 27 giugno con partenza alle 16.00 da via Vittorio Pisani davanti alla Stazione Centrale, attraverserà piazza Repubblica e viale Liberazione e arriverà all'Arco della Pace per l'evento finale, in programma fino all'una di notte. Il manifesto di quest'anno scandisce: «Pride is freedom, Pride is love, Pride is who you are, Pride is all genders, Pride is all bodies, Pride is all people».

Orgoglio Porta Venezia Milano, l'associazione commercianti del Rainbow District promossa con il Comune, distribuisce poi per tutto giugno un palinsesto di eventi artistici, sportivi, sociali e culturali. Tra i collaterali firmati da De Sarno c'è la proiezione del documentario Il Capitone di Camilla Salvatore, in programma il 26 giugno alle 19.00 all'Anteo Palazzo del Cinema. Quindi non solo immagine: anche cinema, dibattito, comunità.

Il contesto industriale fa da specchio. La Camera Nazionale della Moda Italiana ha appena pubblicato le linee guida fur-free per la Milano Fashion Week e in primavera ha portato la moda dentro la Design Week. La rotta del sistema, infatti, è chiara: la passerella non basta più, occorre un'agenda culturale che parli alle nuove generazioni. La mostra di De Sarno si inserisce esattamente in questo solco.

Dopo Gucci, una nuova grammatica per il designer

L'uscita da Gucci nel febbraio 2025 era stata raccontata come una battuta d'arresto. In realtà ha liberato De Sarno da un'agenda industriale schiacciata sui ricavi del lusso e gli ha restituito margine per scelte autoriali. Già ad aprile 2026, alla Milano Design Week, aveva firmato l'installazione Insieme, una riflessione sulla collettività. La mostra al PAC ne è il secondo capitolo: stessa cifra etica, stessa allergia all'hype.

Il segnale per il sistema moda è duplice. Da un lato un designer di prima fascia globale, dopo aver guidato un brand da dieci miliardi di dollari, può scegliere di non rincorrere subito un nuovo incarico creativo e investire in capitale culturale. Dall'altro lato il Pride esce dalla bolla delle capsule arcobaleno: niente t-shirt limited edition, niente endorsement opportunista, ma un'istituzione museale, un archivio fotografico decennale, un editore di catalogo solido come Silvana, una comunità reale come quella di Porta Venezia. Perché — questo è il punto politico — l'attivismo nella moda italiana non si misura più in slogan ma in spazi.

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Il quartiere di Porta Venezia, Rainbow District milanese, ospita per tutto giugno il calendario di Orgoglio Porta Venezia. · Immagine generata con IA

Cosa aspettarsi dai tre giorni al PAC

La finestra espositiva è breve — solo tre giorni, dal 13 al 15 giugno — ed è una scelta precisa. Il PAC diventa per un weekend lungo un dispositivo di racconto compresso: ingresso libero, catalogo Silvana Editoriale come oggetto editoriale che fissa il progetto oltre la durata della mostra, e una collocazione strategica tra Porta Venezia (epicentro Pride) e l'asse museale dei Giardini Indro Montanelli. Il sostegno di Levi's, infine, è la garanzia che il modello regge anche economicamente.

I tre nomi da seguire nei mesi prossimi sono dunque tre. Sabato De Sarno, perché qui sta ridisegnando il proprio brand personale fuori dal perimetro classico del direttore creativo. Ambrosia Fortuna, perché la consacrazione al PAC apre la strada a un'opera prima monografica e a nuove commissioni editoriali. E il PAC stesso, perché Milano ritrova un'istituzione pubblica capace di intercettare la conversazione moda-attivismo prima che lo faccia il mercato.

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