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Cinema

Marilyn Monroe 100 anni: Hollywood celebra la diva

Marilyn Monroe 100 anni dopo: l'Academy Museum apre Hollywood Icon, Palm Springs entra nel Guinness con 1.037 sosia, Sky lancia una docuserie sul mito.

Di Vincenzo Pollice

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Mostra Marilyn Monroe 100 anni all'Academy Museum di Los Angeles
Immagine generata con IA

Il primo giugno 2026 segna i Marilyn Monroe 100 anni dalla nascita di Norma Jeane Mortenson, e Hollywood ha scelto di celebrare il proprio mito più ostinato con una doppia operazione di memoria. Da un lato l'Academy Museum di Los Angeles inaugura "Marilyn Monroe: Hollywood Icon", la più grande retrospettiva mai dedicata alla diva. Dall'altro Palm Springs entra nel Guinness dei Primati con 1.037 sosia radunati ai piedi della statua "Forever Marilyn". Due gesti complementari che misurano quanto un volto possa pesare, sessant'anni dopo la morte, sull'immaginario collettivo.

L'occasione è simbolica ma il bilancio è concreto: diciassette anni di carriera, oltre venti film, incassi superiori ai 200 milioni di dollari dell'epoca. La diva nata il primo giugno 1926 a Los Angeles continua a essere, secondo i curatori, "una delle figure più riconoscibili del Novecento".

Marilyn Monroe 100 anni: dentro la mostra Hollywood Icon

La retrospettiva Marilyn Monroe: Hollywood Icon resta aperta all'Academy Museum dal 31 maggio 2026 al 28 febbraio 2027. Le sale ospitano centinaia di oggetti originali, molti dei quali esposti per la prima volta. Al centro del percorso brilla l'abito rosa shocking disegnato da William Travilla per il numero musicale di Gli uomini preferiscono le bionde (1953), illuminato come una reliquia laica sotto un faretto chirurgico.

Abito bianco plissettato esposto in vetrina museale, simbolo iconico della carriera di Marilyn Monroe
Un abito bianco plissettato in vetrina: la materia da cui è fatto il mito della diva. · Immagine generata con IA

Accanto al rosa di Travilla compaiono i costumi indossati in Niagara, Fermata d'autobus e Quando la moglie è in vacanza, incluso il celebre vestito bianco plissettato che il vento sollevò sopra la grata della metropolitana di Lexington Avenue. Inoltre la mostra riunisce materiali documentali rarissimi: lettere, contratti, ricevute, ritagli di giornale, libri della biblioteca personale e copioni annotati con una grafia minuta, piegata fino al margine.

Tra gli oggetti più intimi figurano le scarpe del matrimonio con Joe DiMaggio e una lettera di scuse firmata dalla giornalista Hedda Hopper. Quindi il racconto curatoriale si muove deliberatamente fuori dal cliché del sex symbol, restituendo invece la lettrice vorace e l'attrice in lotta per ruoli più complessi in un'industria dominata dagli uomini.

La curatela: una donna complessa oltre l'icona

Sophia Serrano, curatrice della mostra, ha spiegato all'ANSA la chiave di lettura del percorso. «Marilyn era una donna complessa», ha dichiarato Serrano. «Amava leggere, l'arte e il cinema, era un'artista davvero creativa». Una dichiarazione che vale come manifesto: la diva esposta nelle teche di Wilshire Boulevard non è solo l'oggetto del desiderio, ma una professionista lucida del proprio mestiere.

Serrano ha insistito anche sul livello di controllo che Monroe esercitava sull'immagine. «Non indossava mai abiti con la linea a "A" perché riteneva che l'effetto fosse poco lusinghiero», ha aggiunto la curatrice. Infatti la sezione dedicata alla costruzione del look attraversa il rituale cosmetico, le scelte tessili, persino i prodotti di bellezza superstiti, tracciando una mappa di intelligenza estetica raramente attribuita alla diva quando era in vita.

Il record di Palm Springs e i pellegrinaggi della California

Mentre Los Angeles allestisce le vetrine, il deserto californiano risponde con un evento di massa. Il 30 maggio 2026 Palm Springs ha radunato 1.037 sosia di Marilyn ai piedi della statua "Forever Marilyn", una scultura alta otto metri ispirata alla scena di The Seven Year Itch. Tutti vestiti con la stessa replica del celebre abito bianco, hanno fissato un nuovo Guinness World Record per il più grande raduno di imitatrici della diva mai organizzato.

Hollywood Walk of Fame al tramonto, omaggio al mito di Marilyn Monroe nel centenario della nascita
La Hollywood Walk of Fame al tramonto: tappa simbolo dell'itinerario per il centenario. · Immagine generata con IA

Nello stesso fine settimana il Plaza Theatre di Palm Springs presenta "Marilyn 100: A Centennial Film Celebration", una rassegna che dal 29 maggio al primo giugno proietta quattro film simbolo della carriera della diva. Tuttavia il percorso fisico per i fan non si esaurisce nel deserto. La California propone un vero itinerario di pellegrinaggio: l'isola di Catalina, dove la sedicenne Norma Jeane visse con il primo marito; il Roosevelt Hotel di Hollywood, con la celebre piscina Tropicana; il Musso & Frank Grill; il TCL Chinese Theatre; infine il Pierce Brothers Westwood Village Memorial Park, dove riposa dal 1962.

Sky e l'eredità di un'icona popolare

Anche l'editoria televisiva entra nel dispositivo celebrativo. Il primo giugno alle 21:15 Sky Documentaries trasmette il primo dei tre episodi di Marilyn – C'era una volta Hollywood, frutto di dieci anni di ricerca e arricchito da interviste esclusive ai familiari. La docuserie sarà disponibile anche su NOW e on demand, secondo quanto ricostruito da Sky TG24.

Tra mostre, raduni e documentari il dato editoriale è coerente: Marilyn Monroe 100 anni dopo continua a generare audience, biglietti e merchandising. Ne ha scritto la biografa Chiara Pasqualetti Johnson, intervistata dal Fatto Quotidiano: «Marilyn è stata la prima celebrity moderna consumata in tempo reale dal proprio personaggio». Quindi non un modello superato, ma il prototipo psicologico di tutto ciò che è venuto dopo, da Madonna a Lady Gaga, da Kim Kardashian alle nuove icone della Gen Z.

Marilyn Monroe 100 anni: perché il mito resiste

La tesi che attraversa l'intero centenario è semplice e radicale. Marilyn ha capito prima di chiunque altro che l'immagine è una grammatica politica. L'abito bianco di The Seven Year Itch, ricorda il Quotidiano Nazionale, fu «un atto politico travestito da brezza», capace di sfidare al tempo stesso il codice Hays e il decoro pubblico. Allo stesso modo il celebre «Chanel n.5» dichiarato a Marie Claire nel 1960 trasformò una domanda intima in un copyright planetario.

Per le generazioni nuove la diva è «Instagram prima di Instagram», un manuale di vulnerabilità performata che precede di decenni l'economia della trasparenza dei social. Di conseguenza la macchina celebrativa di queste settimane non chiede soltanto di guardare indietro: chiede di riconoscere quanto, nel modo in cui oggi consumiamo volti e biografie, ci sia ancora del lavoro fatto da Norma Jeane sessant'anni fa.

Il centenario, infine, restituisce la complessità di una figura che il marketing ha appiattito per decenni. La mostra dell'Academy Museum, la statua del deserto californiano, il record dei sosia e la docuserie Sky compongono un dispositivo unico: la diva non viene riesposta come santino, ma riletta come autrice del proprio personaggio. Per chi segue il rapporto fra cinema e archivio segnaliamo anche il nostro racconto della quarantesima edizione del Cinema Ritrovato di Bologna, dedicato proprio al lavoro di restauro e memoria sui classici, e l'aggiornamento costante della nostra sezione cinema per le prossime tappe della stagione.

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