Esequie di Stato per Emma Bonino: un decreto, due riti
Le esequie di Stato per Emma Bonino non sono un automatismo: la legge 36 del 1987 le riserva solo alle più alte cariche. Per la leader radicale serve una delibera del Consiglio dei ministri, lunedì 14 settembre, nello stesso decreto che riguarda Raffaele Costa.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Le esequie di Stato per Emma Bonino non sono un atto dovuto: sono una decisione discrezionale del governo, e lunedì 14 settembre il Consiglio dei ministri dovrà prenderla formalmente. La storica leader radicale, come ha riferito l'ANSA, è morta venerdì 11 settembre a Roma, a 78 anni, nella casa di cura Nostra Signora della Mercede dove era stata trasferita dopo il ricovero d'urgenza all'ospedale Santo Spirito. L'annuncio è arrivato in mattinata da +Europa, il partito che aveva fondato nel 2017.
Nelle ore successive il cordoglio è stato unanime, da Sergio Mattarella a Giorgia Meloni. Ma dietro la formula «esequie di Stato», ripetuta da tutte le testate come se fosse un automatismo istituzionale, c'è un procedimento preciso — e un dettaglio che nessuno ha raccontato: il decreto che riguarda Bonino porta accanto al suo un secondo nome, quello di un avversario politico di una vita.
Esequie di Stato, la legge non le prevede per i parlamentari
La materia è regolata dalla legge 7 febbraio 1987, n. 36, che si intitola proprio «Disciplina delle esequie di Stato». L'articolo 1 elenca chi ne ha diritto in automatico, e l'elenco è brevissimo: il Presidente della Repubblica, il Presidente del Senato, il Presidente della Camera, il Presidente del Consiglio e il Presidente della Corte costituzionale, «sia che il decesso avvenga durante la permanenza in carica, sia che avvenga dopo la cessazione della stessa». Il secondo comma aggiunge i ministri morti mentre sono in carica.
Non c'è altro. I deputati e i senatori, in carica o cessati, non compaiono. Emma Bonino era stata parlamentare per quasi mezzo secolo, commissaria europea e ministra degli Esteri, tuttavia nessuno di questi titoli le avrebbe garantito il funerale pubblico che la Repubblica le tributerà martedì.
Il passaggio che rende possibili le esequie di Stato è quindi l'articolo 2, che funziona in modo opposto: «Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, possono essere assunte a carico dello Stato le spese per i funerali di personalità che abbiano reso particolari servizi alla Patria, nonché di cittadini italiani e stranieri o di apolidi che abbiano illustrato la Nazione italiana nel campo delle scienze, delle lettere, delle arti, del lavoro, dell'economia, dello sport e di attività sociali».
Vale la pena rileggere l'elenco dei campi: scienze, lettere, arti, lavoro, economia, sport, attività sociali. La politica non c'è. Per riconoscere le esequie di Stato a una figura politica, in Italia, bisogna farla rientrare nella formula generica dei «particolari servizi alla Patria» — cioè in una valutazione che il Consiglio dei ministri compie caso per caso, senza parametri scritti. Infatti il verbo della norma è «possono», non «devono».
Un solo decreto, due riti opposti: Bonino e Raffaele Costa
Il comunicato di convocazione del Consiglio dei ministri n. 188, pubblicato da Palazzo Chigi l'11 settembre, contiene un ordine del giorno di una riga sola: «Deliberazione delle esequie di Stato della senatrice Emma Bonino e dell'onorevole Raffaele Costa, ai sensi dell'articolo 2, della legge 7 febbraio 1987, n. 36». Riunione lunedì alle 10:00.

La coincidenza è più fitta di quanto sembri. Raffaele Costa, morto lo stesso venerdì a novant'anni, era nato a Mondovì; Emma Bonino a Bra. Stessa provincia, quella di Cuneo. Entrambi entrarono per la prima volta alla Camera dei deputati nel 1976: lei con il Partito Radicale di Marco Pannella, lui con il Partito Liberale Italiano, di cui sarebbe poi diventato segretario. Costa fu quattro volte ministro — Politiche comunitarie e Affari regionali, poi Sanità con Giuliano Amato, Trasporti con Carlo Azeglio Ciampi, di nuovo Sanità con il primo governo Berlusconi — e restò deputato fino al 2006. Anche per lui, lunedì, il Consiglio dei ministri delibererà le esequie di Stato. Suo figlio Enrico è oggi capogruppo di Forza Italia alla Camera.
Due carriere partite insieme e finite agli antipodi, che ora lo stesso decreto tiene insieme per l'ultima volta. E che si separano di nuovo subito dopo: le esequie di Stato di Costa si terranno lunedì alle 15 nella cattedrale di San Donato a Mondovì, con rito religioso. Quelle di Bonino, il giorno dopo a Roma, in forma laica.
La forma laica la stabilisce l'ufficio del cerimoniale
Qui la legge riserva l'ultima sorpresa. L'articolo 5, secondo comma, è di sole quindici parole: «Le modalità della cerimonia sono stabilite dall'ufficio del cerimoniale della Presidenza del Consiglio dei Ministri». Significa che la forma laica dell'addio alla donna che ha fatto della laicità dello Stato la battaglia di una vita non è un omaggio simbolico spontaneo: è una modalità fissata per via amministrativa da un ufficio di Palazzo Chigi, su indicazione della famiglia e del partito. Le esequie di Stato, in altre parole, non hanno soltanto una procedura: hanno anche un protocollo, e il protocollo è pubblico.
È un esito che vale la pena misurare. Bonino fu arrestata nel 1975 per la clinica del CISA di Firenze, dove si praticavano aborti allora illegali, e si autodenunciò insieme ad Adele Faccio e Gianfranco Spadaccia per costringere il Paese a guardare in faccia il fenomeno clandestino. Cinquantun anni dopo, quello stesso Stato le organizza un rito civile con commemorazione ufficiale, e a firmarne il decreto è un governo guidato dal partito la cui candidata, Lavinia Mennuni, l'aveva battuta nel collegio uninominale di Roma centro alle politiche del 25 settembre 2022.

Camera ardente in Campidoglio, il calendario delle esequie di Stato
La camera ardente è allestita nella Protomoteca del Campidoglio e sarà aperta al pubblico domenica 13 settembre dalle 12 alle 19 e lunedì 14 settembre dalle 10 alle 19. Le esequie di Stato in forma laica, con commemorazione ufficiale, si terranno martedì 15 settembre alle 12:30, sempre nella Protomoteca.
Nelle prime ore la scelta del luogo era stata incerta: le agenzie avevano indicato come possibili sedi il Campidoglio oppure il Senato. Alla fine, per le esequie di Stato, ha prevalso la sala capitolina — la casa della città, non quella dell'istituzione parlamentare da cui Bonino era uscita quattro anni fa. Un dettaglio minore, forse, ma coerente con una biografia politica costruita più sulle piazze e sui banchetti dei referendum che sugli scranni.
Fuori dal Parlamento dal 2022, le esequie di Stato nel 2026
Vale la pena ricordarlo, perché spiega il ricorso all'articolo 2: al momento della morte Emma Bonino non ricopriva alcuna carica pubblica. Il suo ultimo mandato si era chiuso nel 2022 e in quella tornata elettorale, pur avendo superato Carlo Calenda nel confronto diretto, non era rientrata in Senato. Da allora aveva continuato a parlare, scrivere e intervenire da privata cittadina, mentre le sue condizioni di salute si facevano più fragili. È a una privata cittadina, dunque, che la Repubblica riserva le esequie di Stato.
Il microcitoma polmonare annunciato da lei stessa, in diretta radiofonica, nel gennaio 2015 era stato dichiarato in remissione pochi mesi dopo. Negli anni successivi si erano però ripetuti i ricoveri per problemi respiratori, fino a quello del 7 settembre: già allora, come abbiamo raccontato nel pezzo su Emma Bonino ricoverata e il bollettino medico che aveva inventato lei, la notizia non era solo clinica ma riguardava il modo in cui la politica italiana racconta la propria salute.
Il cordoglio bipartisan e ciò che resta
«La scomparsa di Emma Bonino addolora profondamente. Ha impresso un segno nella vita della Repubblica con un impegno tenace e coerente», ha scritto il presidente Sergio Mattarella, che l'ha definita «radicale, liberale, femminista, decisamente europeista». Giorgia Meloni ha riconosciuto in lei «una voce forte e riconoscibile della politica italiana», annunciando che il governo stava predisponendo le esequie di Stato. Il cordoglio, nelle ore in cui il decreto veniva istruito, ha attraversato tutti gli schieramenti. Elly Schlein l'ha salutata con un «ciao Emma, grazie per tutto quello che ci hai insegnato», Carlo Calenda l'ha chiamata «l'ultima grande protagonista delle battaglie civili», mentre il segretario di +Europa Riccardo Magi ha scritto: «Emma ci ha lasciati, ma non ci lascerà mai». Nessuna voce, nemmeno fra gli avversari storici, ha messo in discussione le esequie di Stato.
Resta un'ultima annotazione formale, minima ma verificabile: il comunicato di Palazzo Chigi classifica l'atto come «decreto del Presidente della Repubblica», mentre l'articolo 2 della legge del 1987 parla di decreto del Presidente del Consiglio. Sarà il testo pubblicato lunedì a chiarire la forma definitiva.
Al netto della procedura, il punto politico è questo: per riconoscere le esequie di Stato a una figura che aveva passato la vita a contestare le leggi dello Stato servirà, lunedì mattina, il voto di un Consiglio dei ministri. Nessun automatismo, nessun diritto acquisito. Una scelta — l'ultima, e per una volta unanime — su una carriera che di scelte unanimi non ne aveva quasi mai conosciute. Per approfondire le vicende raccontate in questi giorni resta utile l'archivio della sezione Società.


