Denise Cosco: la protezione dello Stato finì nel 2018
Denise Cosco, figlia della testimone di giustizia Lea Garofalo, e' morta a 35 anni. Tutti hanno titolato sulla stessa eta' della madre: la data che nessuno ha messo nel titolo e' il 2018, l'anno in cui lo Stato chiuse la sua protezione.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Denise Cosco è morta giovedì 10 settembre 2026, a trentacinque anni. Aveva l'età esatta che aveva sua madre, Lea Garofalo, quando la 'ndrangheta la uccise a Milano il 24 novembre 2009. Tutte le testate italiane hanno titolato su questa coincidenza anagrafica. È una simmetria che colpisce, ma non è la notizia. La notizia è un'altra data, e nessuno l'ha messa nel titolo: dal 2018 Denise Cosco non era più sotto la protezione dello Stato.
Otto anni fuori dal programma per Denise Cosco. E sua madre, prima di lei, era stata uccisa sette mesi dopo esserne uscita. Due morti, due uscite dallo stesso perimetro di tutela. Quella, e non l'età, è la coincidenza che riguarda tutti.
Denise Cosco, quattro giorni tra il gesto e la morte
Il gesto di Denise Cosco risale a domenica 6 settembre, in un'abitazione del Lazio dove viveva con il compagno e un figlio di quasi quattro anni. Non è morta subito: se n'è andata la mattina di giovedì 10, dopo quattro giorni in ospedale. La notizia è stata data per prima da Avvenire e poi confermata da più fonti alle agenzie.
Su questo sito non troverete la descrizione di come è accaduto. È una scelta redazionale, non una dimenticanza: sui casi di suicidio le linee guida internazionali chiedono di non dettagliare il metodo, e quel dettaglio non aggiunge nulla a ciò che questa storia ha da dire.

Denise Cosco era fuori dal programma dal 2018
Dopo l'omicidio della madre, Denise Cosco entrò nel programma di protezione seguito dal Servizio centrale di protezione della Polizia criminale. Cambiò nome, cambiò città, visse in località segreta. Quel regime è finito nel 2018: da allora ha avuto un lavoro regolare, una casa, una vita civile ricostruita fuori da ogni tutela.
Qui sta il punto che la cronaca di queste ore ha attraversato senza fermarsi. La protezione di un testimone di giustizia non è una condizione permanente: è un provvedimento amministrativo che si apre, si rinnova e — quando l'autorità ritiene cessato il pericolo — si chiude. Il pericolo che viene misurato, però, è quello di essere uccisi. Non esiste una voce, in quella valutazione, per ciò che resta addosso a chi ha passato l'adolescenza sotto falso nome.
Infatti la legge 6 del 2018 — la riforma che proprio in quell'anno ha dato ai testimoni di giustizia una disciplina autonoma, separata da quella dei collaboratori — prevede misure di reinserimento socio-lavorativo e la possibilità di capitalizzare l'assistenza. Prevede, cioè, un'uscita ordinata. Non prevede un dopo. Negli otto anni successivi il sostegno costante a Denise Cosco non è arrivato da un ufficio pubblico ma da don Luigi Ciotti e da Libera, e in particolare dall'avvocata Enza Rando, che l'aveva assistita come parte civile.
Le fonti concordano su un altro elemento, e va detto senza giri di parole perché è parte della storia: negli ultimi anni Denise aveva attraversato una fragilità psicologica pesante e problemi di dipendenza, condivisi con il compagno, con ricoveri. È esattamente il terreno su cui un programma che si chiude quando finisce la minaccia armata non ha strumenti per intervenire.
Lea Garofalo uscì dalla protezione sette mesi prima di essere uccisa
La storia della madre rende la simmetria ancora più netta, ed è documentata negli atti. Lea Garofalo lasciò Carlo Cosco nel 1996, dopo l'arresto di lui, e dal 2002 entrò con la figlia nel programma di protezione. Nel 2006 lo Stato le revocò la protezione: fu il Consiglio di Stato, quello stesso anno, ad annullare la revoca. Nell'aprile 2009 Lea uscì volontariamente dal programma. Il 24 novembre successivo, poco più di sette mesi dopo, fu attirata a Milano con l'inganno dall'ex compagno e uccisa.
Tre volte, nella famiglia di Denise Cosco, la tutela dello Stato si è interrotta prima della fine della storia: una revoca corretta da un giudice amministrativo, un'uscita volontaria, una scadenza nel 2018. Ogni volta la decisione era legittima. Ogni volta ciò che è venuto dopo non era previsto da nessuna procedura.

La testimonianza di Denise Cosco che fece condannare il padre
Nel luglio 2011, a diciannove anni, Denise Cosco salì sul banco dei testimoni e depose contro suo padre. Si costituì parte civile: «Io sono un'orgogliosa testimone di giustizia», disse, «perché non è facile costituirsi parte civile contro il proprio padre». Anni dopo aggiunse una frase che pesa più di molte requisitorie: «Uccise mia madre, ma per lui provo solo pena, perché non ha capito cosa ha perso».
La deposizione di Denise Cosco fu decisiva. Il 30 marzo 2012 la Corte d'assise di Milano condannò Carlo Cosco, i fratelli Vito e Giuseppe, Massimo Sabatino, Rosario Curcio e Carmine Venturino. Il 29 maggio 2013 l'appello confermò l'ergastolo per Carlo e Vito Cosco, Curcio e Sabatino, assolse Giuseppe Cosco e ridusse a ventisette anni la pena di Venturino, le cui rivelazioni avevano permesso di recuperare i resti di Lea. Alla giovane parte civile fu riconosciuta una provvisionale da 200mila euro, come ricostruito dall'AGI.
Il 13 ottobre 2013 Milano celebrò i funerali di Lea Garofalo in piazza Beccaria, con don Ciotti. Denise seguì la cerimonia nascosta dietro una finestra: la sua voce arrivò alla piazza da un altoparlante. Non poteva mostrarsi. Era protetta.
Un corpo carbonizzato, non sciolto nell'acido
Vale la pena correggere un dettaglio che circola ancora oggi, riportato anche in alcune riprese di queste ore: il corpo di Lea Garofalo non fu sciolto nell'acido. Fu strangolato e poi carbonizzato in un terreno della Brianza, e i resti furono recuperati solo anni dopo grazie alle indicazioni di Venturino. È la ricostruzione con cui Denise Cosco ha dovuto convivere per tutta la vita adulta, e la versione dell'acido appartiene invece alla prima fase delle indagini ed è stata superata dagli accertamenti. Diciassette anni dopo, un errore d'archivio continua a viaggiare più veloce della sentenza — un fenomeno che avevamo già incontrato raccontando i trentacinque anni dall'omicidio di Libero Grassi.
Che cosa resta ora
Secondo quanto riferisce Il Fatto Quotidiano — al momento l'unica testata a scriverlo — la procura di Velletri avrebbe aperto un fascicolo per istigazione al suicidio e disposto l'autopsia. Va spiegato che cosa significa, perché il titolo di reato suona più grave di quanto sia: in casi come questo l'apertura del fascicolo è un atto dovuto, serve a consentire gli accertamenti medico-legali e non implica che esista un indagato o un'accusa verso qualcuno. Finché non arrivano conferme da altre fonti, quindi, resta un'informazione da maneggiare con cautela.
Don Luigi Ciotti, che le è stato accanto fino all'ultimo, ha detto: «Oggi è morta una giovane donna coraggiosa e sofferente. Il coraggio e la sofferenza hanno rappresentato i due estremi dentro ai quali si è mossa l'intera vita di Denise». E poi: «Vogliamo adesso immaginarla riunita in un abbraccio con la sua mamma».
Tuttavia l'omaggio, da solo, non basta. Ogni anno lo Stato chiede a decine di persone di testimoniare contro le cosche — le grandi inchieste sulla 'ndrangheta si reggono in misura decisiva su di loro — e in cambio offre una protezione che, per definizione, un giorno finisce. Denise Cosco quel patto lo aveva onorato a diciannove anni, deponendo contro suo padre. Lo Stato ha chiuso il suo fascicolo nel 2018, ed era nel suo diritto. Ma è nel 2026 che quella storia è finita davvero, e questa volta non c'era nessun programma da revocare. Infine, la domanda che resta aperta è se la tutela di un testimone di giustizia debba misurare soltanto il rischio di essere ucciso.
Denise Cosco lascia un bambino di quasi quattro anni.
Se stai attraversando un momento di crisi, Telefono Amico Italia risponde al numero 02 2327 2327 tutti i giorni, e il Servizio di prevenzione del suicidio è raggiungibile allo 800 86 00 22.


