Blitz Ndrangheta Reggio Calabria: 79 arresti alle cosche
Blitz Ndrangheta Reggio Calabria: la Direzione distrettuale antimafia esegue 79 misure cautelari contro le cosche storiche De Stefano, Tegano e Condello, tra droga, estorsioni e armi. «Lo Stato non si piega», il commento di Giorgia Meloni.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Il blitz Ndrangheta Reggio Calabria scattato all'alba del 14 luglio 2026 rappresenta uno dei colpi più duri inferti negli ultimi anni alle cosche storiche dello Stretto. La Direzione distrettuale antimafia reggina ha coordinato l'esecuzione di 79 misure cautelari — 73 in carcere e 6 ai domiciliari — contro le famiglie che da decenni controllano la città e la sua provincia. In campo oltre 500 uomini della Polizia di Stato e dell'Arma dei Carabinieri, impegnati in un'operazione preparata nel massimo riserbo.
Blitz Ndrangheta Reggio Calabria: 79 misure all'alba
L'operazione è scattata nelle prime ore del mattino, quando le squadre di intervento hanno raggiunto simultaneamente decine di abitazioni tra il capoluogo e i comuni limitrofi. Il blitz Ndrangheta Reggio Calabria ha permesso di notificare 79 provvedimenti restrittivi firmati dal giudice per le indagini preliminari su richiesta della DDA, che da mesi lavorava alla ricostruzione degli assetti delle 'ndrine cittadine.
Gli indagati devono rispondere, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, estorsione, porto e detenzione illegale di armi da fuoco e rapina. Tutti i reati risultano aggravati dal metodo mafioso e dall'aver agevolato la 'ndrangheta. Inoltre, gli investigatori hanno documentato una fitta rete di interessi economici che alimentava le casse dei clan. Secondo quanto riportato dall'agenzia ANSA, si tratta di una delle inchieste più ampie mai condotte contro l'area criminale reggina.
La macchina investigativa, dunque, ha incrociato intercettazioni, pedinamenti e analisi patrimoniali per mappare la catena di comando. Perché l'obiettivo, spiegano fonti inquirenti, non era soltanto arrestare gli affiliati, ma ricostruire il modo in cui le cosche riescono ancora oggi a rigenerarsi nonostante decine di condanne definitive.

Le cosche storiche colpite: De Stefano, Tegano e Condello
Il provvedimento colpisce al cuore i cognomi che hanno scritto la storia criminale della città: De Stefano, Tegano e Condello, insieme ad altre articolazioni radicate nel tessuto urbano. Si tratta delle stesse famiglie protagoniste della sanguinosa seconda guerra di 'ndrangheta, il conflitto che fra il 1985 e il 1991 provocò oltre 600 morti lungo lo Stretto.
Quella faida, nata da vecchi rancori e alleanze incrociate, contrappose il cartello De Stefano-Tegano allo schieramento Condello-Imerti. La resa dei conti si chiuse con la cosiddetta pax mafiosa, il patto di non belligeranza siglato nel quartiere Archi che spartì il potere e trasformò le 'ndrine in un sistema affaristico e silenzioso. Tuttavia, come dimostra questo nuovo blitz, quelle strutture non hanno mai smesso di operare. Come ricostruisce la Gazzetta del Sud, i cognomi colpiti oggi sono gli stessi di quaranta anni fa, segno di una continuità dinastica che rende la 'ndrangheta reggina particolarmente difficile da estirpare.
Il quartiere Archi, alle porte della città, resta infatti il baricentro simbolico di questo potere. È lì che, secondo la storiografia giudiziaria, vennero decise le tregue e vennero sancite le alleanze matrimoniali fra le famiglie. Un intreccio di sangue e affari che ha reso queste 'ndrine tra le più potenti dell'intera Calabria.
Estorsioni e droga: gli affari delle 'ndrine reggine
Al centro dell'inchiesta ci sono soprattutto i soldi. Le indagini della DDA hanno ricostruito come le cosche si finanziassero attraverso il narcotraffico e le estorsioni sistematiche ai danni di commercianti e imprenditori del territorio reggino. Il pizzo, infatti, resta lo strumento con cui le famiglie ribadiscono il proprio controllo capillare sull'economia locale.
Perciò gli inquirenti hanno seguito i flussi di denaro, le forniture di stupefacenti e la disponibilità di armi da fuoco, elementi che confermano la vitalità imprenditoriale dei clan. Questo aspetto avvicina il caso reggino ad altre inchieste sulla criminalità organizzata che hanno segnato la cronaca italiana recente, temi che seguiamo con costanza nella nostra sezione Società. Il commercio della cocaina, in particolare, garantisce alle 'ndrine liquidità enorme da reinvestire poi in attività apparentemente legali.

«Lo Stato non si piega»: la reazione politica
La portata dell'operazione ha avuto un'eco immediata a livello istituzionale. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha commentato su X parlando di «un colpo durissimo quello inferto alla 'ndrangheta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, con l'impiego di oltre 500 agenti della Polizia di Stato e dell'Arma dei Carabinieri».
La premier ha poi ringraziato «chi ogni giorno difende la legalità con coraggio e professionalità», aggiungendo che «lo Stato non si piega» e che «la lotta alle mafie è e continuerà a essere una priorità assoluta del Governo». Un messaggio che si inserisce nel solco della stagione di inchieste che negli ultimi mesi ha riguardato anche la difesa dei giornalisti minacciati dalla criminalità, come nel caso dell'attentato a Sigfrido Ranucci.
Infine, resta ora attesa la lettura completa dell'ordinanza cautelare, che dovrebbe chiarire ruoli e gerarchie all'interno delle cosche. Come sottolinea anche Il Post, l'inchiesta si concentra sugli interessi economici dei clan più che sui soli reati di sangue. Il blitz Ndrangheta Reggio Calabria, in ogni caso, conferma quanto le famiglie storiche dello Stretto restino un nodo centrale nella geografia del potere mafioso italiano.


