Cinema Lover Index: la classifica è di un sito di casinò
Il Cinema Lover Index ha stabilito quali sono le regioni italiane più cinefile e in sei giorni è finito su diciassette testate. A costruirlo è un sito di comparazione di casinò online, che in cambio della riproduzione chiede un link: e il decreto dignità vieta ogni pubblicità indiretta del gioco.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Il Cinema Lover Index 2026 dice che il Lazio è la regione più cinefila d'Italia, che l'Umbria è terza e che il Veneto della Mostra di Venezia si ferma al dodicesimo posto. In sei giorni quella classifica è comparsa su almeno diciassette testate italiane, quasi sempre con un titolo ritagliato sulla regione del lettore. Quello che in gran parte di quei pezzi non compare, o compare in coda, è chi l'ha costruita: un sito di comparazione di casinò online.
Non è una sfumatura. È il motivo per cui il Cinema Lover Index esiste.
Chi firma davvero il Cinema Lover Index
Il Cinema Lover Index è stato pubblicato il 16 settembre 2026 nella sezione News di Casinos.com, sito che confronta bonus, slot e concessionari di gioco online per il mercato italiano. La firma è di Daniele Alfieri, che nella scheda autore del sito è indicato come Responsabile Media & PR: oltre dieci anni di cronaca sportiva, poi il passaggio all'iGaming, e oggi il compito di firmare «studi e analisi su settore e regolamentazione». Negli stessi giorni la stessa firma copre lo stablecoin di Revolut per i depositi nei casinò ADM e una slot a tema calcistico lanciata da Pragmatic Play.
La proprietà del sito che ospita il Cinema Lover Index è di Grandstand Ltd, società estera guidata da Kevin McCrystle e attiva su sette mercati — Regno Unito, Stati Uniti, Irlanda, Nuova Zelanda, Canada, Italia e la versione globale. L'immagine che apre lo studio sul cinema italiano è dichiarata come generata con intelligenza artificiale.
Anche l'attacco del Cinema Lover Index è esplicito. Si parte dal Leone d'oro dell'83ª Mostra, si passa per il Palazzo del Casinò del Lido, e si arriva in tre righe «alle slot ispirate ai film nei palinsesti dei casinò online», con il rimando alla pagina commerciale. Poi, e solo poi, cominciano i numeri.

Una licenza che chiede il link
In fondo alla pagina del Cinema Lover Index c'è una riga che spiega tutto il meccanismo: «© Casinos.com – Riproduzione consentita con link alla fonte». Non è una formula di cortesia. È il corrispettivo. Chiunque riprenda il Cinema Lover Index paga in collegamenti ipertestuali, cioè nella valuta con cui si costruisce il posizionamento di un sito sui motori di ricerca.
Le linee guida dell'AGCOM hanno persino una definizione per quell'attività: «servizi di indicizzazione sui siti», ossia i servizi «volti a migliorare il posizionamento e la visibilità di un sito web sui motori di ricerca». Il Cinema Lover Index, insomma, non è un prodotto editoriale che cerca lettori. È un prodotto che cerca link.
E infatti il Cinema Lover Index non è un caso isolato. Il 22 giugno, alla vigilia della Festa della Musica, la stessa firma aveva pubblicato il Music Lover Index 2026: stessa struttura, stessa base SIAE, stessa dicitura sull'immagine generata dall'IA, stessa classifica per regioni. Prima ancora era toccato alle spiagge. Ogni indice è agganciato a una data che i giornali devono comunque coprire — e il Cinema Lover Index è uscito cinque giorni prima dell'apertura di Cinema in Festa.
Diciassette testate in sei giorni, venti notizie locali
Tra il 15 e il 21 settembre il Cinema Lover Index compare, stando all'indice di Google News, su Spot and Web, torinocronaca, ilSicilia, PugliaLive, Abruzzo Popolare, Piceno News 24, Vivere Assisi, Araberara, Sardegnagol, Gazzetta di Siena, Radio Roma Capitale, Notizie in Controluce, Goldwebtv, Cosenza Channel, trapanisi.it, siciliaunonews e TargatoCN. Diciassette testate, quasi tutte locali, in sei giorni.
E ogni titolo del Cinema Lover Index taglia il dato sul lettore. L'Abruzzo è «la quinta regione più cinefila d'Italia (e la prima del Mezzogiorno)». Le Marche sono quarte, «127 ingressi ogni 100 abitanti». L'Umbria è terza. La Puglia è sesta ed «è seconda nel Paese per voglia di film». La Toscana è ottava, la Sicilia «riscopre il grande schermo», la Campania è quindicesima «ma è la prima per voglia di film su Google», la Calabria è «terza in Italia per ricerche di film, ma solo 51 ingressi ogni 100 abitanti». Alla Lombardia tocca il contentino elegante: settima, ma «va al cinema senza cercarlo». Al Piemonte, sul circuito dei quotidiani online della sua rete, il titolo arriva addirittura nella versione dura: «Il Piemonte ama il cinema ma perde le sale, chiusi 22 schermi in un anno».
Venti posizioni in classifica, venti notizie locali diverse, una sola base dati. È esattamente il rendimento per cui un Cinema Lover Index viene costruito.
Sotto il Cinema Lover Index c'è il Rapporto SIAE
I numeri grezzi su cui poggia il Cinema Lover Index, va detto, sono veri e pubblici. Vengono dal Rapporto SIAE 2025 e raccontano un anno duro: 71,75 milioni di spettatori, il 2,3% in meno del 2024, 539,9 milioni di euro di incasso tenuti in piedi da un biglietto medio salito a 7,52 euro, 26 spettatori per proiezione contro i 31 di prima della pandemia. Un mese solo, dicembre, vale il 17,1% del pubblico dell'anno, trascinato dai 4,6 milioni di spettatori che Buen Camino di Checco Zalone ha fatto in una settimana. Sono gli stessi squilibri che avevamo già visto nel primo calo della produzione cinematografica italiana in sei anni.
Il problema non è il dato. È il punteggio che ci viene costruito sopra. Nel Cinema Lover Index il 40% della valutazione arriva dalle ricerche su Google degli ultimi cinque anni per «film da vedere», «programmazione cinema» e «recensioni film». Il restante 60% misura comportamenti reali: ingressi ogni cento abitanti (40%) e proiezioni ogni mille residenti (20%).
Quel 40% fa un danno che il Cinema Lover Index ammette da solo, riga dopo riga. La Lombardia ha 14.015.466 spettatori, 869 schermi e il terzo miglior rapporto ingressi-abitanti d'Italia, e resta settima perché — parole dell'indice — «va al cinema senza cercarlo». Il Friuli-Venezia Giulia è quarto per densità di ingressi e nono in classifica perché «non passa da Google: entra e basta». Tradotto: quasi metà del punteggio penalizza le regioni in cui la gente in sala ci va davvero, e premia quelle in cui la cerca e poi non ci va.
Anche il primo posto del Cinema Lover Index regge poco. Il Lazio vince con 164,6 ingressi ogni 100 abitanti, ma il denominatore sono i residenti, mentre i biglietti a Roma li comprano anche turisti, pendolari e studenti fuori sede. È l'unica città italiana in cui quello scarto vale milioni di ingressi l'anno, e nessuna correzione lo tiene.

Il Cinema Lover Index e il divieto del decreto dignità
Qui il Cinema Lover Index smette di essere una questione di metodo. L'articolo 9 del decreto legge 87/2018, il cosiddetto decreto dignità, vieta «qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro nonché al gioco d'azzardo, comunque effettuata e su qualunque mezzo», e cita espressamente «la stampa quotidiana e periodica, le pubblicazioni in genere» e «i canali informatici, digitali e telematici». Dal 1° gennaio 2019 il divieto copre anche «tutte le altre forme di comunicazione di contenuto promozionale», comprese le citazioni del nome e del marchio. Il Cinema Lover Index, con il marchio nel titolo, è arrivato su tutti e tre quei mezzi.
Le linee guida dell'AGCOM, delibera 132/19/CONS, chiudono le due scappatoie che verrebbero in mente. La prima: elencano la «pubblicità redazionale» tra le comunicazioni commerciali vietate. La seconda: definiscono pubblicità indiretta ogni comunicazione fatta «a fini di autopromozione», con l'obiettivo di promuovere beni o servizi a pagamento, «a prescindere dall'esplicita induzione del destinatario ad acquistare». Nessun invito al gioco è necessario perché la norma scatti, e nel Cinema Lover Index infatti non ce n'è nessuno.
Resta l'esenzione informativa, ma è stretta: vale per le comunicazioni «di mero carattere informativo fornite dagli operatori di gioco legale», e solo «laddove rilasciate nel contesto in cui si offre il servizio di gioco». La pagina cultura di un quotidiano di provincia non è quel contesto, ed è lì che il Cinema Lover Index è finito. E l'unica indicizzazione esente è quella algoritmica gratuita fornita dai motori di ricerca, non quella costruita raccogliendo link dalla stampa.
Nessuna sanzione risulta contestata per il Cinema Lover Index, e quanto sopra riguarda il testo della norma, non un accertamento. Ma la domanda, in diciassette pezzi, non l'ha posta nessuno.
Chi rischia davvero, secondo la norma
C'è un ultimo dettaglio, ed è il più scomodo. Le stesse linee guida dell'AGCOM applicano il divieto ai soggetti con sede legale in Italia, e a quelli esteri solo se hanno la concessione dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli o l'autorizzazione a fornire servizi media audiovisivi. Casinos.com la concessione non ce l'ha: recensisce chi ce l'ha. Ed è un sito di proprietà estera, il che sposta il baricentro del Cinema Lover Index fuori dalla portata dell'Autorità.
L'articolo 9, però, al comma 2 mette la sanzione — il 20% del valore della pubblicità, e comunque mai meno di 50.000 euro per ogni violazione — a carico di tre soggetti: il committente, l'organizzatore e «il proprietario del mezzo o del sito di diffusione o di destinazione». A contestarla è l'AGCOM. Il soggetto che, sulla carta, resta più esposto non è quindi il sito estero che ha scritto il Cinema Lover Index: è la testata italiana che l'ha pubblicato. Diciassette, in sei giorni.
Chiude il cerchio, senza volerlo, un titolo della stessa redazione datato 10 settembre: «Piacenza, il portale turistico del Comune nasconde link a casinò e scommesse da otto mesi».
Cosa resta, mentre il biglietto costa 3,50 euro
Da oggi 21 settembre e fino a giovedì 24, con Cinema in Festa il biglietto costa 3,50 euro in tutta Italia. È la nona e ultima edizione, quattro giorni anziché cinque, e serve esattamente a risolvere il problema che il Rapporto SIAE certifica: si va in sala troppo poco, e quando ci si va è quasi sempre a dicembre.
Quel problema ha bisogno di essere raccontato con i numeri giusti. Il cinema italiano raccoglie il 28,4% di tutti gli spettatori censiti dalla SIAE, meno di tre su dieci, e al Sud — dove il Cinema Lover Index misura il desiderio più alto d'Italia e l'offerta di sale più rada — quella quota sale quasi a quattro su dieci perché lì la sala è l'unico spettacolo a portata di mano. Sono dati che meritano un titolo. Meritano di meno un titolo che serve a spostare l'autorità di diciassette giornali verso una pagina di bonus e slot.
Per questo qui Casinos.com è citato per nome e non è collegato. La licenza chiedeva un link: è l'unica parte di quello studio che non era gratis.


