Attacco massiccio Iran: Trump valuta, Crosetto frena
Attacco massiccio Iran: il 23 luglio 2026 Trump valuta un'operazione senza precedenti dopo nuovi raid Usa, mentre Teheran colpisce le basi nel Golfo e Crosetto invoca prudenza.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

La minaccia di un attacco massiccio Iran torna al centro della scena internazionale. Il 23 luglio 2026 Donald Trump ha dichiarato ad Axios di essere "vicino a prendere una decisione" su un'operazione militare senza precedenti contro Teheran, mentre gli Stati Uniti hanno lanciato l'ennesima ondata di raid e il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto invita alla prudenza. La tensione nel Golfo Persico non accennava a diminuire mentre le due capitali si scambiavano ultimatum.
Attacco massiccio Iran: le parole di Trump
"Sto valutando un attacco massiccio. Più grande di qualsiasi altro. Sono vicino a prendere una decisione. Siamo pronti", ha detto il presidente americano ad Axios. Trump ha precisato di non aver ancora preso una scelta definitiva, ma ha riconosciuto che avrebbe avuto conseguenze pesanti. La prospettiva di un attacco massiccio Iran arriva dopo settimane di operazioni militari statunitensi che hanno già trasformato il Medio Oriente in una polveriera.
Il segretario di Stato Marco Rubio ha rincarato la dose. Quando il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha minacciato una rappresaglia "occhio per occhio", Rubio ha replicato che la dottrina di Trump verso Teheran è invece "testa per occhio", lasciando intendere una risposta sproporzionata a ogni offensiva iraniana.
Parallelamente, la Casa Bianca muove le sue pedine anche sul tavolo diplomatico. Trump ha annunciato un'intesa con Riad sul nucleare civile, condizionata però all'adesione dell'Arabia Saudita agli Accordi di Abramo. Una mossa che punta a isolare ulteriormente l'Iran sul piano regionale, saldando il fronte delle monarchie del Golfo attorno a Washington proprio mentre si valuta l'opzione militare più estrema.
Raid Usa e la rappresaglia iraniana nel Golfo
Secondo il Central Command statunitense, alle 23:30 ora italiana di mercoledì gli Stati Uniti hanno lanciato una nuova ondata di attacchi contro obiettivi militari in Iran. Alcuni media riferiscono che missili americani hanno colpito una città iraniana vicino al confine iracheno. Si tratta dell'ennesima notte di raid dopo quasi due settimane di bombardamenti incrociati.
Teheran non è rimasta a guardare. La Repubblica islamica ha risposto colpendo diverse basi americane disseminate nei Paesi del Golfo, con attacchi che secondo le ricostruzioni hanno raggiunto cinque nazioni della regione. Tra le vittime degli ultimi giorni figurano anche due soldati statunitensi, un salto di qualità che rende ancora più concreto il rischio di una guerra aperta. Come già raccontato nell'escalation di giugno tra Iran e Israele, la spirale di rappresaglie si autoalimenta a ogni notte.
Sul fronte marittimo, la crisi si è allargata al Mar Rosso. L'UKMTO ha segnalato una petroliera colpita al largo dell'Arabia Saudita, mentre gli Houthi hanno attaccato due navi saudite. Su Truth Social Trump ha avvertito che gli Stati Uniti riterranno l'Iran responsabile degli attacchi degli Houthi, definiti "proxy" di Teheran, minacciando "severe punizioni militari" contro entrambi. Il prezzo del petrolio ha reagito con un rialzo di circa il 3%, segnale che i mercati temono un blocco delle rotte energetiche, come già accaduto durante le tensioni sullo Stretto di Hormuz discusse al G7 di Evian.

Il fronte interno: la Camera sfida Trump
Mentre la Casa Bianca alza i toni, il Congresso americano prova a mettere un freno. La Camera dei rappresentanti ha approvato una nuova risoluzione contro la guerra in Iran con 214 voti favorevoli e 208 contrari, con quattro repubblicani schierati insieme ai democratici. È l'ennesimo "schiaffo" a Trump: sia la Camera sia il Senato avevano già votato risoluzioni sui poteri di guerra, ma le operazioni militari sono proseguite ugualmente. Il Senato era atteso a un nuovo voto nelle ore successive.
Infatti la partita non è solo militare ma anche costituzionale, perché ruota attorno al War Powers Act e al potere del presidente di ordinare azioni belliche senza l'avallo del Parlamento. Trump, per ora, tira dritto e non esclude la tregua solo a proprie condizioni.
L'Italia di Crosetto tra alleanza e prudenza
In questo scenario, il governo italiano cerca una linea di equilibrio. "Spero che con gli attacchi Usa l'Iran non allarghi la guerra", ha dichiarato il ministro della Difesa Guido Crosetto, aggiungendo che "la tregua è molto lontana" e auspicando che il conflitto non si estenda ulteriormente. Parole che confermano la cautela di Roma di fronte alla prospettiva di un attacco massiccio Iran capace di destabilizzare l'intero Mediterraneo.
La posizione italiana resta delicata. Nelle settimane precedenti si era acceso lo scontro sulle basi statunitensi in territorio italiano, con Crosetto a ribadire che nessun governo ha mai disatteso gli accordi con Washington ma che l'Italia non è "subordinata" agli alleati. Quella tensione era degenerata perfino in una frizione diretta tra Trump e Giorgia Meloni. Tuttavia oggi la priorità dichiarata dell'esecutivo è evitare l'allargamento del conflitto e tutelare la sicurezza dei contingenti italiani nell'area.
Quindi il quadro resta apertissimo: da una parte la minaccia di un'operazione americana devastante, dall'altra un Iran che promette rappresaglie e un Occidente diviso tra chi spinge sull'acceleratore e chi, come l'Italia, invoca prudenza. Le prossime ore, con l'attesa decisione di Trump e il voto del Senato, potrebbero rivelarsi decisive per capire se il Golfo Persico scivolerà definitivamente nella guerra totale.


