G7 Evian Meloni: ritrova Trump e firma su Hormuz
G7 Evian Meloni: dopo mesi di gelo la premier ritrova Trump al Hôtel Royal, conferma navi italiane per Hormuz e rilancia il dossier Ucraina al fianco di Macron.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Il G7 Evian Meloni si apre con un'immagine che pochi giorni prima sembrava improbabile: la premier italiana e Donald Trump uno accanto all'altra all'ingresso dell'Hôtel Royal, sorrisi e battute davanti all'obiettivo. Dopo mesi di gelo seguiti alle frizioni sull'Iran, Giorgia Meloni torna a parlare con il presidente americano in un vertice che vale doppio: ricucire con Washington e provare a rientrare nel salotto dei "Paesi guida" dell'Unione europea.

G7 Evian Meloni: il bilaterale "disteso" con Trump dopo Sharm el-Sheikh
Sulla riva francese del lago Lemano, Emmanuel Macron e la moglie Brigitte hanno accolto i leader davanti al portico dell'Hôtel Royal di Évian-les-Bains. Tra i primi a sfilare, Luiz Inácio Lula da Silva (Brasile, ospite), Ursula von der Leyen e António Costa per Bruxelles, Keir Starmer, Mark Carney, poi Donald Trump con il segretario di Stato Marco Rubio e il segretario al Tesoro Scott Bessent. Sanae Takaichi per Tokyo, Giorgia Meloni, Friedrich Merz e infine Abdel Fattah al-Sisi. La premier italiana e il presidente americano si erano persi di vista dal vertice di Sharm el-Sheikh dello scorso ottobre, quando Trump arrivò per chiudere l'intesa di cessate-il-fuoco fra Israele e Hamas.
Il clima del primo contatto è stato definito da fonti diplomatiche «molto disteso»: «sorrisi, qualche scambio di battute», raccontano da Palazzo Chigi. Una sceneggiatura coltivata da settimane, dopo la visita romana del segretario alla Difesa Pete Hegseth e il colloquio del 9 giugno fra il ministro Guido Crosetto e l'omologo statunitense. Trump, dal canto suo, ha riservato a Macron un disgelo altrettanto plateale: «Emmanuel è un mio caro amico, abbiamo un rapporto fantastico», ha detto davanti ai reporter, mentre la cena del 13 giugno a Versailles aveva preparato il terreno.
Memorandum USA-Iran e missione navale internazionale su Hormuz
Il dossier più caldo del summit è l'intesa USA-Iran firmata venerdì 13 giugno a Ginevra. Il memorandum, ha sintetizzato Trump nel pomeriggio del 15, fissa un principio: «L'Iran non avrà un'arma nucleare. Hanno accettato pienamente questo punto, con forti meccanismi di controllo». Una rilettura del vecchio JCPOA, che Trump bolla come «una strada verso l'arma nucleare». Lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale del greggio mondiale, sarebbe «già parzialmente riaperto»: «venerdì sarà completamente aperto», assicura il presidente.

Su questo terreno arriva l'impegno italiano. Regno Unito, Francia, Germania e Italia approvano una missione difensiva multilaterale per garantire la libertà di navigazione. Macron propone «aerei, una fregata, sminatori»; la premier italiana risponde con un perimetro più cauto ma sostanziale: «Siamo pronti, insieme agli altri partner e fermo restando la necessaria autorizzazione parlamentare, a contribuire a una presenza navale internazionale». Tuttavia il passaggio in Aula non sarà indolore. Meloni puntella la posizione italiana con una frase che chiude qualunque ambiguità: «L'Iran non può dotarsi dell'arma nucleare e la libertà di navigazione deve essere garantita». Il dossier si salda alla saga Iran-Israele già coperta su afgmagazine.news e al vertice di Parigi del 17 aprile, quando il negoziato europeo era partito da una posizione di freddezza con Washington.
Dossier Ucraina, mediatore unico e l'arrivo di Zelensky
Il secondo binario del G7 è Kiev. Trump rivendica «due conversazioni molto positive» con Volodymyr Zelensky e con Vladimir Putin, secondo lui «entrambi aperti a una soluzione». Il leader ucraino è atteso a Évian il 17 giugno per la sessione dedicata. Meloni rilancia «il sostegno a Kiev» e propone la nomina di un mediatore unico europeo per le trattative con Mosca: il nome che circola dalle stanze di Palazzo Chigi è quello di Mario Draghi, profilo bipartisan e accreditato su entrambe le sponde dell'Atlantico. Una proposta che, infatti, prova a rimettere Roma al centro del processo politico, dopo che Adnkronos aveva raccontato per giorni la traiettoria di un'Italia «di seconda fila» rispetto al direttorio europeo.

Il prezzo politico interno: 40mila riservisti, Salvini freme
Il pacchetto di impegni che Meloni porta a Évian ha un conto da pagare in patria. Il potenziamento militare promesso a Hegseth — fino a 40.000 riservisti entro il 2033 — «non piacerà neanche un po' né a Salvini né a Giorgetti», riassume Quotidiano Nazionale. Quindi sui banchi della Lega il dossier si sovrappone alla pressione di Roberto Vannacci e della sua Costituente di Futuro Nazionale, che a Roma sta cercando un sentiero a destra della maggioranza. Il G7 Evian Meloni diventa così anche un termometro del centrodestra italiano, tra impegni atlantici e nostalgie sovraniste.
Infatti la rappresentazione mediatica del summit non aiuta a stemperare il nervosismo interno: la prima foto di Trump in arrivo, accompagnata da un suo post su Truth — «Se importi persone dai Paesi del Terzo Mondo, diventi rapidamente un Paese del Terzo Mondo» — ha trasformato il pre-vertice in un teatro polarizzato. La televisione francese, peraltro, ha sottolineato l'arrivo di Meloni con un montaggio sulla canzone «Felicità» di Albano e Romina: ironia che a Bruxelles non sfugge.
G7 Evian Meloni rilancia: il calendario diplomatico fino ad Ankara
Évian è solo la prima tappa di un calendario fittissimo. Subito dopo il summit, la premier rientrerà a Roma per le comunicazioni in Parlamento, perché il 18-19 giugno la attende il Consiglio europeo di Bruxelles. Il 25 giugno è in programma il bilaterale con Macron ad Antibes; entro il mese si terrà la riunione dei ministri Nato; il 7-8 luglio il vertice Atlantico ad Ankara. Una sequenza che, di conseguenza, definirà la postura italiana per tutta l'estate. Meloni torna a giocare in attacco: la partita su Hormuz, la mediazione su Kiev, il riallineamento con Trump sono i tre tasselli su cui prova a rimettere insieme l'asse Roma-Washington-Bruxelles. Una scommessa rischiosa, perché ogni concessione su sicurezza e difesa scarica tensioni dentro la coalizione e perché il ritiro americano dall'Europa — da 150 a 100 caccia, riduzione dei dragamine, meno mezzi in linea — pesa già sui calcoli di lungo periodo.
Infine, è proprio sul lago Lemano che si vedrà se il «bilaterale della pace» raccontato da Palazzo Chigi è davvero il punto di svolta o solo una tregua scenografica. La cronaca di queste ore, riportata anche da Sky TG24, racconta un G7 che vuole tornare a parlare con una sola voce su Iran e Ucraina. Il G7 Evian Meloni consegna all'Italia un'occasione: trasformare le poltrone della prima fila in una posizione politica reale, dopo mesi in cui sembrava averle perse. La risposta arriverà nei prossimi giorni, fra l'Eliseo, Bruxelles e Ankara.


