Trump attacca Meloni La7: rottura con l'Italia
Trump attacca Meloni La7: in una telefonata a L'Aria che Tira il presidente americano deride la premier. Meloni: «Allibita, dichiarazioni inventate». Fontana annulla la missione Usa.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Una telefonata fra Donald Trump e L'Aria che Tira trasforma quarantotto ore di teorica luna di miele post-G7 in un caso politico. Trump attacca Meloni La7 durante l'intervista andata in onda giovedì 19 giugno 2026 e fa esplodere un fronte che a Roma stavano cercando di rimarginare. La presidente del Consiglio risponde in video dopo poche ore, il centrodestra si stringe attorno alla premier, il centrosinistra rovescia il copione: «La destra apra gli occhi». Nel frattempo, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana annulla la missione negli Stati Uniti della settimana successiva.
Trump attacca Meloni La7: cosa ha detto il presidente americano
La telefonata arriva in diretta nel programma di approfondimento politico de La7. Il presidente degli Stati Uniti, intervistato sui temi del G7 di Évian appena concluso, sceglie di trasformare la conversazione in un attacco personale. «Mi ha implorato di fare una foto con lei, mi ha fatto pena», dice riferendosi alla premier italiana. Aggiunge di non volerla «come fan». Le parole vengono trascritte e diffuse nel pomeriggio dalle principali agenzie italiane, mentre il giornalista che ha condotto la chiamata, Daniele Compatangelo, conferma in serata il tenore esatto delle dichiarazioni.
Quando Trump attacca Meloni La7, lo fa al termine di una settimana che a Palazzo Chigi era stata venduta come un disgelo. Al vertice di Évian-les-Bains la premier italiana aveva ritrovato un dialogo apparentemente cordiale con il presidente americano sull'intesa Iran-Stati Uniti e sulla missione navale nello Stretto di Hormuz, come avevamo raccontato pochi giorni fa. Tre giorni dopo, quella narrazione viene smontata in diretta televisiva.
La risposta della premier: «Dichiarazioni inventate»
Meloni reagisce in tempi rapidissimi. Alle 12:39 ora di Bruxelles pubblica un breve video sui propri canali social e parla di «dichiarazioni inventate», definendosi «allibita». Inoltre rivendica la propria linea: «Certe cose meritano una risposta immediata. Non so perché il presidente degli Stati Uniti si comporti così con gli alleati. Non è la prima volta che accade, posso solo dire che dispiace che non abbia la stessa determinazione con i nemici dell'Occidente». È la prima volta dall'insediamento del 2022 che la premier sceglie di rispondere pubblicamente alla Casa Bianca con un tono frontale.
Il messaggio è studiato per due platee. La prima è quella interna: serve a smentire l'immagine di una premier che cerca lo sguardo del leader americano davanti alle telecamere di Évian, frame ripreso e moltiplicato dalla stampa estera. La seconda è quella europea, visto che proprio nelle ore della replica si apre a Bruxelles il Consiglio dei capi di Stato e di governo del 19-20 giugno, dove l'Italia siede al tavolo dei falchi sui migranti accanto a Sanchez, Macron e Merz.

Centrodestra compatto, opposizione all'attacco
La risposta della maggioranza è coordinata. Matteo Salvini, segretario della Lega, sintetizza la linea: «Chi attacca Giorgia attacca tutti noi». Antonio Tajani, vicepremier e ministro degli Esteri, parla di «offesa all'intera nazione». Guido Crosetto, alla Difesa, evoca «un'altra caduta di stile» della Casa Bianca. Il presidente del Senato Ignazio La Russa legge la telefonata come «un evidente tentativo di rivalsa per il rifiuto della premier di piegarsi al volere del Tycoon». Il ministro della Giustizia Carlo Nordio parla di «dolorosa lesione di rapporti fraterni». Roberto Occhiuto, vicesegretario di Forza Italia, avverte che «i movimenti di destra come quello di Trump vanno maneggiati con cura».
L'opposizione respinge invece la solidarietà incondizionata. Elly Schlein, segretaria del Pd, attacca «l'atteggiamento remissivo» della premier e chiede al centrodestra di «aprire gli occhi» su una strategia internazionale fallita. Giuseppe Conte, presidente del M5S, sintetizza in diretta: «Meloni prende schiaffi da Trump dopo aver concesso tutto», e ricorda l'aumento del debito per acquisti di armi e gas americani, i dazi definiti «buon compromesso», la nomination al Nobel per la Pace, la copertura politica e militare a Netanyahu. Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli di Avs parlano di «credibilità pari a zero» e di una «subordinazione che ha tolto dignità all'Italia». Matteo Renzi (Italia Viva) ironizza: «Forse Meloni ha capito che allearsi con quelle persone significa essere contro l'Italia».
Fontana annulla la missione negli Stati Uniti
Il colpo politico più visibile arriva nel pomeriggio dalla Lombardia. Alle 15:51 il presidente della Regione Attilio Fontana annuncia la cancellazione della missione negli Stati Uniti programmata per la settimana successiva: era prevista la partecipazione a un forum economico e a iniziative di promozione del «sistema Lombardia». Pochi giorni prima Fontana era stato negli Usa per le celebrazioni del 250° anniversario dell'Indipendenza americana. «Le parole di Trump offendono la presidente Meloni e l'Italia — scrive nel comunicato concordato con il ministro Tajani — l'amicizia, così come le relazioni internazionali, si fonda sul rispetto reciproco», si legge nella nota ufficiale.

La decisione di Fontana ha un peso politico preciso. La Lombardia è la prima regione italiana per export verso il mercato statunitense e l'annullamento di una missione istituzionale fra un governatore di centrodestra e l'amministrazione Trump è un gesto raro nel galateo diplomatico recente. Tuttavia conferma quanto Tajani aveva detto in mattinata in conferenza stampa: la cornice special relationship con Washington va difesa nei fatti, non a parole. Il timing del comunicato — concordato fra Palazzo Lombardia e Farnesina — segnala una regia romana sulla risposta complessiva.
Trump attacca Meloni La7 e il prezzo politico del disgelo mancato
Lo scontro arriva a una settimana esatta dal G7 di Évian, dove la premier aveva impegnato l'Italia in una presenza navale internazionale sullo Stretto di Hormuz e nei tavoli sull'Ucraina con Volodymyr Zelensky. La frase di Trump rovescia quella narrativa e si somma a una serie di episodi che Roma fatica a derubricare: dall'intervista al Financial Times di aprile sul «decido tutto io», alle frizioni con Macron alla cena di Versailles del 13 giugno, fino al pre-vertice in cui il presidente americano aveva ammonito sulle migrazioni dai Paesi del Terzo Mondo. Insomma, per la premier non è un incidente isolato.
Quindi il governo dovrà mettere in agenda due dossier ravvicinati. Il primo è il Consiglio europeo aperto a Bruxelles, dove la proposta italiana sugli hub Ue per i rimpatri ha già incontrato il no di Pedro Sanchez («è un inganno») e le perplessità di Emmanuel Macron («non sono sicuro che rappresentino la nostra Europa»). Il secondo è l'incontro bilaterale ad Antibes con Macron del 25 giugno e il vertice ministri Nato di luglio: appuntamenti in cui Roma cercherà di blindare il fianco europeo. Infine resta sullo sfondo il calendario interno, con le comunicazioni della premier in Parlamento richieste dalle opposizioni.

Una rottura che cambia gli equilibri
Il sasso di Trump nello stagno della special relationship non è soltanto una battuta televisiva. È la conferma che il presidente americano usa l'arma dell'umiliazione pubblica come strumento di pressione, come già aveva fatto con Pedro Sanchez nelle ultime settimane. Quando Trump attacca Meloni La7, lo fa scegliendo una piattaforma italiana e un orario di massimo ascolto: il messaggio è esplicitamente rivolto all'opinione pubblica del Paese alleato, non al governo. Di conseguenza la replica della premier non può limitarsi alla diplomazia, ma deve passare per i social e per la televisione.
In casa, la prima conseguenza è paradossale. La levata di scudi del centrodestra restituisce alla premier un'unità interna che le polemiche delle ultime settimane — dalla riforma elettorale alla pressione di Roberto Vannacci con il suo Futuro Nazionale — avevano logorato. Tuttavia, sul piano internazionale, l'Italia esce dalla giornata con un buco di credibilità da riempire: Trump ha mostrato che Roma può essere usata come bersaglio interno della sua comunicazione, e questo costringerà Palazzo Chigi a rivedere il proprio dosaggio fra fedeltà atlantica e autonomia europea.
Per approfondire i temi della politica italiana, è possibile consultare la sezione Voci dal Mondo di afgmagazine.news.


