Solovyov insulta Meloni: Tajani convoca l'ambasciatore
Solovyov insulta Meloni dalla tv russa con turpiloquio in italiano. Tajani convoca l'ambasciatore Paramonov, Mattarella indignato, opposizione compatta.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Una nuova crisi diplomatica scuote i rapporti tra Roma e Mosca. Solovyov insulta Meloni dalla televisione di Stato russa con una sequenza di offese pronunciate prima in italiano e poi in russo, e nelle stesse ore il ministro degli Esteri Antonio Tajani convoca alla Farnesina l'ambasciatore russo Alexey Paramonov per consegnargli una protesta formale. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella esprime indignazione personale, mentre l'opposizione italiana si compatta a sostegno della premier. Il caso si apre la sera del 21 aprile 2026 e segna il punto più basso degli ultimi mesi nei rapporti bilaterali.
Solovyov insulta Meloni: cosa è successo in diretta
Il volto della propaganda di Vladimir Putin, Vladimir Solovyov, ha aperto una puntata del suo seguitissimo programma Polnyj Kontakt – «Pieno contatto», su Rossiya 1 – con un fuori onda costruito ad arte. Il conduttore guarda in camera e, in italiano stentato, scandisce: «Fascista. Cattiva. Vergogna della razza umana». In altri passaggi del monologo definisce la presidente del Consiglio «idiota patentata» e «bestia», prima di passare al russo per attaccarla come «traditrice fascista» che avrebbe «tradito gli elettori e tradito Trump». Il filmato, rilanciato in poche ore sulle piattaforme di proprietà del giornalista, ha fatto il giro dei social italiani.
Solovyov non è un opinionista qualsiasi. Inserito da anni nella lista delle sanzioni europee per il ruolo di megafono del Cremlino, il giornalista è considerato uno dei principali architetti della narrazione di guerra di Mosca. La sua trasmissione è uno dei talk politici più visti della Federazione e gode, secondo gli osservatori, di un canale diretto con la presidenza russa. Le parole pronunciate contro la premier italiana hanno quindi un peso ben superiore a quello di una bordata personale.
La risposta della Farnesina e la convocazione dell'ambasciatore
La macchina diplomatica italiana si è mossa nel giro di poche ore. Tajani ha annunciato di aver convocato Paramonov «per presentare formali proteste dopo le gravissime e offensive dichiarazioni» rivolte alla presidente del Consiglio. Il vicepremier ha definito l'episodio «inaccettabile» e ha ribadito che il dissenso politico non può tradursi in attacchi alla persona del capo di un Governo democraticamente eletto. Si tratta della seconda convocazione dell'ambasciatore russo a Roma negli ultimi mesi: la precedente risale all'estate 2025, quando Mosca aveva inserito anche Mattarella nella propria lista nera dei «russofobi».

Paramonov ha lasciato Palazzo della Farnesina con toni inusualmente diretti. Ai cronisti ha definito la convocazione «una cantonata», sostenendo che «Meloni è capo del governo legittimo e nessun ufficiale russo ha mai espresso giudizi offensivi nei suoi confronti o nei confronti dell'Italia». L'ambasciatore ha quindi liquidato le parole di Solovyov come pareri di un «giornalista molto noto, capace e popolare», pronunciati «su un canale online privato», e ha contestato che «nessuna persona ragionevole interpreta valutazioni personali come dichiarazioni ufficiali di un governo statale». Una linea che però non tiene: Polnyj Kontakt va in onda sul primo canale della tv pubblica russa, finanziato dal bilancio federale.
Mattarella scrive a Meloni: «Indignato»
Alle 19:36 del 21 aprile il Quirinale ha diffuso un messaggio del presidente della Repubblica indirizzato direttamente alla premier. Mattarella si dice «indignato per le volgari parole del conduttore russo Vladimir Solovyov» e manifesta a Meloni «la propria personale solidarietà», estesa al ruolo istituzionale ricoperto. Il gesto del Colle ha un duplice significato: da un lato chiude qualsiasi spazio per insinuazioni di tipo politico interno sull'episodio, dall'altro ribadisce la centralità dell'unità nazionale di fronte a un attacco che colpisce le istituzioni più che la persona. Inoltre, è la conferma di una linea che Mattarella tiene da quando, nel 2024, ha definito la guerra in Ucraina «aggressione imperialista» – formula che proprio i media russi avevano usato per inserirlo nella lista dei «russofobi».
La presidente del Consiglio ha risposto a stretto giro sui propri canali social. «Un solerte propagandista di regime non può impartire lezioni né di coerenza né di libertà», ha scritto Meloni, aggiungendo che il Governo italiano «non ha padroni e non riceve ordini» e che «la nostra bussola resta unicamente l'interesse dell'Italia». Tuttavia la replica, asciutta e politica, evita ogni riferimento personale, segno di una strategia comunicativa attenta a non alimentare la polemica con il ritorno mediatico che Mosca cercherebbe.
Opposizione compatta e sfondo geopolitico
La crisi Solovyov insulta Meloni ha prodotto un raro momento di unità trasversale. La segretaria del Pd Elly Schlein ha definito gli insulti «un'offesa che colpisce l'intero Paese» e ha invitato il Governo a non cedere ad ambiguità sul fronte ucraino. Carlo Calenda è andato oltre: «Solovyov è complice di un dittatore assassino, va ribattuto colpo su colpo». Anche Giuseppe Conte, dai banchi del M5S, ha condannato gli attacchi pur ribadendo le proprie distanze sulla strategia europea della premier. Infine il presidente della Camera Lorenzo Fontana e quello del Senato Ignazio La Russa hanno espresso solidarietà ufficiale.

Sullo sfondo restano due dossier che spiegano l'aggressività di Mosca. Il primo è il vertice di Parigi sullo Stretto di Hormuz, che ha visto Meloni schierarsi con Macron e Starmer nella coalizione dei «Volenterosi» per riaprire lo stretto dopo la guerra Iran-USA: una scelta che il Cremlino ha letto come allineamento alla linea atlantica più dura. Il secondo è il sostegno italiano alla nuova tranche di sanzioni europee sull'export di idrocarburi russi, in discussione a Bruxelles proprio in queste ore. Tuttavia, è la combinazione dei due fronti a rendere Roma un bersaglio privilegiato della propaganda televisiva russa.
Cosa rischia ora il dialogo Italia-Russia
La convocazione di Paramonov non innesca, sul piano formale, alcuna espulsione né alcuna riduzione del personale diplomatico. Tuttavia segna un congelamento di fatto del dialogo bilaterale, che era stato faticosamente tenuto aperto dal 2022 sui canali consolari ed economici residui. Quindi è probabile che il Cremlino risponda con un richiamo simmetrico dell'ambasciatore italiano a Mosca, Cecilia Piccioni, una mossa già adottata in passato in casi analoghi. Infine resta da capire se Mosca prenderà ulteriori iniziative ritorsive, come la sospensione di alcuni visti per cittadini italiani o nuovi attacchi mediatici di profilo simile a quello del 21 aprile.
In ogni caso, l'episodio conferma una tendenza ormai stabile: la diplomazia russa nei confronti dei Paesi europei filo-ucraini passa sempre meno dai canali tradizionali e sempre più dal megafono televisivo. Per Roma, abituata a dosare la fermezza con la prudenza tipica della politica estera mediterranea, la sfida è ora dimostrare che le proteste non restano solo sul piano verbale. Le prossime settimane, con il dossier Hormuz ancora aperto e la nuova tranche di sanzioni in arrivo, diranno se la crisi Solovyov insulta Meloni resterà un episodio isolato o se segnerà l'inizio di una stagione di tensione strutturale.


