Alex Zanardi morto a 59 anni: addio al campione paralimpico
Alex Zanardi morto a 59 anni: il pilota di F1 e quattro volte campione paralimpico si è spento sabato 2 maggio 2026, sei anni dopo l'incidente in handbike a Pienza. Cordoglio di Mattarella e Bebe Vio.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Alex Zanardi morto a 59 anni. L'ex pilota di Formula 1 e quattro volte campione paralimpico si è spento nelle prime ore di sabato 2 maggio 2026, dopo quasi sei anni di lotta cominciata con il drammatico incidente in handbike del 19 giugno 2020 a Pienza. La notizia è stata diffusa in mattinata dalla famiglia attraverso il manager storico, gettando nel lutto il mondo dello sport italiano e internazionale.
La conferma è arrivata poco dopo le otto, quando l'agenzia ANSA ha rilanciato il bollettino. Da allora, le redazioni di tutto il Paese hanno aperto le edizioni speciali con lo stesso titolo: Alex Zanardi morto a 59 anni. Una formula sintetica per restituire la dimensione di un atleta che, nel 2001 sul circuito tedesco del Lausitzring, era già stato dato per morto e che invece aveva trasformato la sua seconda vita in una lezione di sport e di umanità.
Alex Zanardi morto a 59 anni: l'addio dopo sei anni di lotta
Nato a Bologna il 23 ottobre 1966, figlio di un idraulico e di una sarta, Zanardi aveva costruito la sua leggenda su due tragedie sopravvissute. La prima fu l'incidente del 15 settembre 2001 in CART al Lausitzring: il contatto con Alex Tagliani gli costò entrambe le gambe, sedici interventi chirurgici e sette arresti cardiaci. La seconda, quella di cui oggi paga il prezzo definitivo, avvenne sulla Strada Statale 146 nei pressi di Pienza, in Toscana, durante una staffetta benefica.
L'impatto con un mezzo pesante lo ridusse in coma per oltre un mese. Il risveglio arrivò soltanto a gennaio 2021, seguito da una lunga riabilitazione tra Padova, Villa Beretta e Berlino. Negli ultimi anni la famiglia aveva mantenuto un riserbo strettissimo sulle condizioni cliniche, parlando solo di "piccoli progressi" e chiedendo rispetto. Le complicazioni legate al trauma cerebrale, infatti, non hanno mai smesso di accompagnarlo. Sabato mattina il cuore del campione bolognese ha ceduto, mentre era ancora ricoverato in una struttura specializzata.
Dalla Formula 1 alla CART: una carriera di rinascite
Prima di diventare un'icona paralimpica, Alessandro Zanardi era stato un pilota dal talento visionario ma dalla fortuna avara. In Formula 1 corse dal 1991 al 1994 con Jordan, Minardi e Lotus, collezionando 41 Gran Premi e un solo punto iridato. Tuttavia, fu in America che la sua carriera esplose: due titoli CART consecutivi (1997 e 1998) con il team Ganassi, vittorie spettacolari e il celebre sorpasso al "corkscrew" di Laguna Seca, ancora oggi studiato nelle scuole di pilotaggio.
Il ritorno in Formula 1 con la Williams, nel 1999, fu deludente. Quindi nel 2001 la scelta di rientrare in CART e l'incidente che cambiò tutto. "Quel giorno persi le gambe ma trovai me stesso", raccontò più volte Zanardi negli anni successivi. Ed è qui che cominciò la sua storia più importante, quella del campione paralimpico.

Quattro ori paralimpici e una seconda vita in handbike
Salito per la prima volta su una handbike per riabilitazione, Zanardi capì presto che lo sport restava la sua casa, anticipando una stagione di grandi storie di disabilità in passerella e sui podi che oggi è patrimonio comune del movimento italiano. A Londra 2012 conquistò due ori e un argento, a Rio 2016 raddoppiò con altri due ori e un argento, totalizzando quattro medaglie d'oro paralimpiche e otto titoli mondiali su strada. Inoltre, nel 2014, completò l'Ironman di Kona alle Hawaii, una delle prove di endurance più dure al mondo.
Tuttavia, il vero capolavoro non fu nei numeri. Fu nel modo in cui Zanardi riuscì a trasformare la propria storia in un manifesto: la disabilità come limite da reinterpretare, mai come confine. "Non sono un eroe, sono solo uno che ha continuato a fare quello che gli piace", ripeté ovunque, dal Quirinale ai talk show. Infatti, raccontava che ogni volta che si svegliava in ospedale dopo l'incidente del 2020, sognava di tornare in pista.
Mattarella, Bebe Vio e il cordoglio del mondo dello sport
Il primo a parlare è stato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. "Sportivo di eccelse qualità, Alex Zanardi è stato un punto di riferimento di tutto lo sport, amato per il suo coraggio. La sua figura ha rappresentato un riferimento anche oltre il mondo dello sport", ha scritto in una nota diffusa dal Quirinale, esprimendo il cordoglio della Repubblica alla famiglia.
Subito dopo è arrivato il messaggio di Bebe Vio, la schermitrice paralimpica che Zanardi aveva preso per mano nel 2009, quando aveva dodici anni. "Mi hai dato la forza per ripartire, convincendomi che con o senza gambe avrei potuto fare tutto. È stato un onore e un grande privilegio averti avuto come tutor sportivo e di vita", ha scritto su Instagram. Anche Luca Pancalli, presidente del Comitato Italiano Paralimpico, lo ha ricordato come "un grande atleta e un uomo che ha cambiato la percezione della disabilità nello sport".

Anche Simona Ercolani, autrice del programma RAI Sfide di cui Zanardi fu narratore dal 2012 al 2016, ha voluto ricordarlo. "Sono sconvolta, amava la vita come nessuno. Aveva la gioia di chi è sopravvissuto", ha dichiarato all'ANSA, sottolineando come la fama non avesse mai cambiato l'uomo. Infine il mondo della Formula 1 si è stretto attorno alla famiglia, con messaggi della Williams, della Jordan storica e di numerosi piloti italiani.
L'eredità di Zanardi: oltre lo sport, una lezione civile
La figura di Alex Zanardi ha attraversato i confini dello sport per diventare patrimonio comune. Le sue conferenze nelle scuole, i progetti con la Fondazione BIMBO TU di Bologna per i bambini malati, la collaborazione con BMW per l'innovazione delle handbike: tutto raccontava un'idea di campione come servitore della comunità. Quindi non sorprende che oggi, oltre alle istituzioni sportive, anche il Comune di Bologna abbia annunciato il lutto cittadino e l'allestimento di una camera ardente.
I funerali, secondo le prime indicazioni della famiglia, si terranno nei prossimi giorni in forma pubblica nella Basilica di San Petronio. La moglie Daniela e il figlio Niccolò hanno ringraziato il personale sanitario che lo ha assistito in questi anni e chiesto, in alternativa ai fiori, donazioni alle associazioni che si occupano di trauma cerebrale. La Repubblica perde un campione doppio, un uomo che ha insegnato all'Italia che la parola impossibile è sempre da rinegoziare.


