Carrozzina di Bortuzzo distrutta in volo: chi paga il danno
La carrozzina di Bortuzzo, nuotatore paralimpico delle Fiamme Oro, e rientrata da Zanzibar con il telaio in carbonio spezzato in due. Un ausilio su misura costa fino a 12mila euro, ma il risarcimento aereo si ferma a 1.600. Il caso e le regole che non tutelano chi vola.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

La carrozzina di Bortuzzo è arrivata a Fiumicino spezzata in due. Il telaio in fibra di carbonio, costruito su misura per il corpo del nuotatore paralimpico delle Fiamme Oro, si è presentato al nastro dei bagagli tranciato di netto: inutilizzabile. È successo la sera di sabato 15 agosto 2026, al termine di un volo Ethiopian Airlines partito da Zanzibar con scalo ad Addis Abeba, circa nove ore complessive.
Manuel Bortuzzo tornava da una vacanza in Tanzania con la fidanzata Serena Padovano. Ad avvertirlo del danno, racconta, sono stati gli addetti a terra, prima ancora che potesse vedere l'ausilio. Poi lo sfogo sui social, diventato in poche ore un caso nazionale: «Grazie Ethiopian per avermi rotto la carrozzina, è inutilizzabile. Peggior volo della mia vita». E la frase che ha fatto il giro d'Italia: «Sono le nostre gambe, la nostra libertà».
Carrozzina di Bortuzzo: nove ore di volo e un telaio tranciato
La dinamica ricostruita dall'atleta è tanto banale quanto rivelatrice. La carrozzina di Bortuzzo era stata imbarcata direttamente a Zanzibar e trasferita sul secondo aeromobile durante lo scalo di Addis Abeba, insieme al resto dei bagagli. Trattata, cioè, come una valigia qualsiasi. «Un errore nella procedura, perché la carrozzina non è stata inserita nello speciale contenitore», ha spiegato lui stesso all'AGI.
Quel contenitore non è un dettaglio burocratico. Le sedie sportive e su misura hanno tubi sottili, snodi calibrati e componenti in carbonio che reggono senza problemi il peso di chi le usa, ma cedono sotto una compressione laterale. Basta un carrello caricato male. Infatti il telaio non si è deformato: si è spezzato.

Bortuzzo ha aperto una pratica di rimborso con la compagnia. Lunedì 17 agosto non aveva ancora ricevuto risposta e ha annunciato che, in assenza di riscontro, si rivolgerà alla polizia. «Più che una disavventura è un vero dramma, perché sono le mie gambe», ha dichiarato all'ANSA. Sotto i profili social di Ethiopian Airlines sono intanto comparse centinaia di richieste di scuse pubbliche.
Un ausilio da diecimila euro, un risarcimento da milleseicento
Qui la vicenda smette di essere una disavventura personale e diventa una questione di regole. «I costi per una carrozzina vanno da seimila fino anche a dieci-dodicimila euro», ha ricordato l'atleta. Una sedia su misura non si compra a scaffale: si costruisce sulle misure del bacino, sull'ampiezza della spinta, sulla postura di chi la userà per dieci ore al giorno.
Il risarcimento, tuttavia, non segue il valore dell'oggetto. Segue le regole del bagaglio. La Convenzione di Montreal fissa all'articolo 22 un tetto di 1.288 Diritti Speciali di Prelievo — circa 1.600 euro — per il bagaglio registrato distrutto, smarrito o danneggiato, e la carrozzina di Bortuzzo, ai fini del contratto di trasporto, rientra esattamente in quella categoria. Lo conferma anche l'ENAC, che indica lo stesso massimale per tutti i vettori aderenti.
Tradotto: nel migliore dei casi la compagnia rimborsa poco più di un sesto di un ausilio di fascia alta. L'unico modo per superare il tetto è la «dichiarazione speciale di interesse alla consegna», da presentare al momento dell'imbarco e dietro pagamento di una tassa supplementare — uno strumento che quasi nessun passeggero conosce e che nessun banco check-in propone spontaneamente.
Ci sono poi i tempi, strettissimi. Il PIR, il rapporto di irregolarità bagaglio, va compilato prima di lasciare l'area riconsegna; il reclamo scritto va inviato entro sette giorni dall'apertura del PIR. Chi torna a casa e ci pensa il lunedì mattina ha già perso la pratica.

Quasi un milione di sedie all'anno: un problema di sistema
Il caso non è isolato, e i numeri esistono — ma non li produce l'Europa. Negli Stati Uniti il Dipartimento dei Trasporti obbliga i vettori a dichiarare ogni ausilio smarrito, danneggiato o riconsegnato in ritardo. Nel 2025 le compagnie americane hanno trasportato 907.259 tra carrozzine e scooter elettrici, con un tasso di mishandling dell'1,09%: circa diecimila ausili in dodici mesi, ventisette al giorno, soltanto sui voli interni statunitensi.
È un dato in miglioramento — nel 2024 era 1,26% — ma resta una percentuale che nessuna compagnia tollererebbe sui motori. In Europa, invece, quel numero semplicemente non si conosce. Il regolamento CE 1107/2006 garantisce alle persone con disabilità il trasporto gratuito di due dispositivi di mobilità con preavviso di 48 ore, però non impone alcun obbligo di rendicontazione pubblica dei danni.
Senza dati non c'è classifica; senza classifica non c'è pressione reputazionale. È la ragione per cui una vicenda come quella della carrozzina di Bortuzzo emerge solo quando a subirla è qualcuno seguito da centinaia di migliaia di persone. Le altre finiscono in un modulo.
Perché la carrozzina di Bortuzzo non è un bagaglio come gli altri
L'atleta lo ha detto con una formula che vale più di un parere legale: «Per un disabile la carrozzina è un'estensione del proprio corpo». Non è retorica. Una valigia rotta produce un disagio; un ausilio rotto produce immobilità. Nelle ore successive all'atterraggio la persona non può lavarsi, uscire, andare al lavoro, e i tempi di sostituzione di una sedia su misura si misurano in settimane.
Bortuzzo è stato esplicito sul proprio privilegio: «Io posso permettermi di averne una di riserva, ma penso a chi non può». Ed è il punto politico della vicenda. Dopo il post ha ricevuto centinaia di messaggi da persone con esperienze identiche — sedie danneggiate, smarrite, riconsegnate con giorni di ritardo — che non hanno né la ruota di scorta né il megafono.
Vale la pena ricordare chi è il protagonista. Bortuzzo è in carrozzina dal 3 febbraio 2019, quando un proiettile vagante lo colpì alla schiena vicino a un pub del quartiere Axa, a Roma: due persone sono state condannate in via definitiva. Da allora ha costruito una carriera nel nuoto paralimpico e una notorietà televisiva che oggi spende per una battaglia più grande di lui, e che si somma alle fragilità del trasporto aereo italiano già emerse quest'estate con la chiusura dell'aeroporto di Catania.
Che cosa servirebbe, concretamente? Tre misure che non richiedono una rivoluzione: l'obbligo per i vettori europei di pubblicare i dati sugli ausili danneggiati, il risarcimento al valore di sostituzione anziché al tetto del bagaglio, e la fornitura di una sedia sostitutiva adeguata entro poche ore dall'atterraggio. Finché non arriveranno, il caso della carrozzina di Bortuzzo resterà la regola travestita da eccezione: perché, per usare le parole dell'atleta, «nel 2026 non è accettabile che quelle che sono le nostre gambe vengano trattate con tale superficialità». Altre storie come questa le trovate nella sezione Società di AFG Magazine.


