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Voli limitati a Catania: l'Etna riapre la crisi aerea

Voli limitati a Catania: gli arrivi a Fontanarossa sono contingentati a dieci aeromobili l'ora fino alle 12 del 18 agosto, mentre l'INGV registra l'apertura di una nuova bocca effusiva nella Valle del Bove.

Di Nicola Paparusso

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Voli limitati a Catania: pista dell aeroporto coperta di cenere vulcanica con l Etna in eruzione sullo sfondo
Immagine generata con IA

I voli limitati a Catania sono tornati a meno di quarantotto ore dalla riapertura dello scalo di Fontanarossa. La società di gestione SAC ha comunicato che, «a causa dell'attività eruttiva dell'Etna e contestuale emissione di cenere vulcanica in atmosfera», gli arrivi sono contingentati a dieci aeromobili l'ora. La misura resta in vigore fino alle 12 di martedì 18 agosto.

Nel frattempo l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha registrato un fatto nuovo: l'apertura di una bocca effusiva nella Valle del Bove, con una colata lavica. Non è quindi la coda dell'emergenza di Ferragosto, ma una fase diversa dello stesso episodio eruttivo.

Voli limitati a Catania: dieci aerei l'ora fino a martedì

Il provvedimento riguarda soltanto gli arrivi. Le partenze, infatti, non hanno subito limitazioni: chi deve lasciare la Sicilia orientale vola, chi deve raggiungerla entra in una coda regolata dal contagocce. Alla riduzione degli arrivi si aggiunge la proroga della chiusura del settore aereo B1, cioè di una porzione dello spazio aereo sopra l'area etnea.

La scadenza si è spostata due volte nel giro di poche ore. In mattinata la limitazione era annunciata fino alle 14 di lunedì; poi la finestra è stata estesa fino a mezzogiorno di martedì. SAC ha invitato i passeggeri a «verificare lo stato del proprio volo con le compagnie aeree» prima di raggiungere l'aerostazione, con aggiornamenti annunciati nelle ore successive.

È una differenza sostanziale rispetto ai giorni scorsi, quando lo scalo era semplicemente chiuso. I voli limitati a Catania, infatti, non equivalgono a uno stop: l'aeroporto funziona, ma a portata ridotta: una condizione più gestibile e, proprio per questo, più difficile da comunicare a chi ha un biglietto in mano.

Colata lavica notturna dalla nuova bocca effusiva aperta nella Valle del Bove sull Etna
La nuova bocca effusiva si è aperta nella Valle del Bove tra 2200 e 2350 metri di quota. · Immagine generata con IA

Una nuova bocca effusiva nella Valle del Bove

Secondo l'INGV, la mattina del 17 agosto è stata osservata «l'apertura di una bocca effusiva in Valle del Bove, a una quota compresa tra 2200 e 2350 m», dalla quale è stata prodotta una colata lavica. Il personale dell'Osservatorio Etneo ha condotto rilievi diretti sul campo.

Il cratere Voragine, intanto, continua a emettere cenere con dispersione verso sud-est. L'ampiezza media del tremore vulcanico, dopo l'incremento del pomeriggio precedente, ha toccato il massimo intorno alle 19:40 di domenica sera, con sorgenti localizzate nell'area della Voragine attorno ai 3000 metri di quota.

La sequenza è quindi ricostruibile con precisione. Domenica 16 agosto, in serata, l'INGV segnalava una nuova intensa attività esplosiva dal cratere Voragine, con tremore su valori molto alti. Il lunedì mattina è arrivata la bocca effusiva. In mezzo, il livello di allerta per l'aviazione è risalito.

La cenere che ferma gli aerei non è la lava che si vede

Qui sta il punto meno intuitivo di tutta la vicenda. La colata lavica è lo spettacolo: visibile, fotografabile, incanalata in una depressione disabitata come la Valle del Bove, dove non minaccia centri abitati. La cenere, invece, è quasi invisibile una volta salita in quota, e proprio la cenere è ciò che riduce il traffico aereo.

Le particelle vulcaniche sospese sono abrasive e, aspirate dai motori, possono fondere e depositarsi sulle parti calde delle turbine. Per questo il vincolo operativo non dipende da quanto è imponente l'eruzione, ma da due variabili più sottili: la quota della nube e la direzione del vento.

Ne consegue un paradosso che spiega molte contraddizioni apparenti di questi giorni. L'Etna può essere più attivo di ieri e disturbare meno i voli, oppure calare di intensità e bloccarli, a seconda di dove il vento spinge il pennacchio. La stessa dinamica era già emersa nella prima fase dell'eruzione all'inizio di agosto, quando gli arrivi furono sospesi per poche ore.

Strada di un comune etneo ricoperta di cenere vulcanica con automobili sepolte dalla polvere grigia
Auto coperte e strade annerite: la ricaduta di cenere ha interessato diversi comuni del Catanese. · Immagine generata con IA

A terra la cenere arriva sui comuni etnei

Mentre in quota la cenere regola il traffico aereo, a terra si deposita. La ricaduta ha interessato in particolare Valverde, Viagrande, San Gregorio, San Giovanni la Punta e diverse zone di Catania, nel settore sud-orientale del vulcano.

Le cronache descrivono automobili coperte da una coltre grigia, strade annerite e commercianti impegnati a ripulire i marciapiedi. È la parte più quotidiana dell'emergenza: non pericolosa in sé, ma capace di rendere scivoloso l'asfalto, intasare le caditoie e moltiplicare il lavoro di pulizia urbana.

Quarantotto ore dopo la riapertura: una previsione avverata

Il 15 agosto Fontanarossa aveva ripreso a operare alle 14, dopo circa nove giorni di stop e il passaggio dell'allerta per il volo dal rosso all'arancione. La ripartenza, però, era stata graduale e piena di code, tra ritardi, cancellazioni residue e voli dirottati soprattutto su Palermo — dove il giorno seguente ne sono atterrati altri ventiquattro.

Proprio in quelle ore Assoesercenti aveva parlato di passeggeri lasciati soli e aveva avvertito che l'emergenza sarebbe tornata. Il presidente Salvo Politino insisteva su un argomento semplice: il vulcano non è un elemento imprevedibile, è una presenza costante, e ciò che va organizzato è la risposta. Denunciava inoltre l'improvvisazione che aveva aperto spazio a rincari, con transfer e noleggi arrivati a cifre fuori mercato.

Quella previsione si è verificata in trentasei ore, con i voli limitati a Catania di nuovo all'ordine del giorno. Non perché fosse una profezia, ma perché descriveva una regolarità: su un vulcano in attività persistente, la fine di un episodio non coincide con la fine del rischio.

Dalla chiusura al contingentamento: cambia l'unità di misura

La novità operativa di questa fase è il passaggio da una logica binaria a una logica di portata. Per giorni la domanda è stata «l'aeroporto è aperto o chiuso?»; con i voli limitati a Catania la domanda corretta diventa «quanti aerei l'ora riesce a ricevere?».

È un cambiamento che conviene a tutti sul piano pratico, perché consente di non azzerare il traffico. Tuttavia sposta il costo sui passeggeri in arrivo, che non sanno in anticipo se il proprio volo rientra nella quota oraria o se verrà dirottato altrove. In alta stagione, con lo scalo che serve gran parte della Sicilia orientale, dieci arrivi l'ora sono una frazione della domanda.

Infine, c'è un dato di contesto che questa settimana rende evidente: gli episodi si stanno susseguendo con intervalli brevi. Il tema non è più il singolo evento, ma la frequenza — e la frequenza è ciò che trasforma un'emergenza in una condizione ordinaria da pianificare, come raccontato anche nelle nostre cronache di attualità e società.

Cosa verificare nei prossimi giorni

Ci sono due verifiche concrete, entrambe con una data. La prima è mezzogiorno di martedì 18 agosto: la limitazione verrà revocata, prorogata di nuovo o sostituita da una chiusura piena? La seconda riguarda la bocca effusiva nella Valle del Bove, che va osservata nella sua durata: un'effusione prolungata tende a stabilizzare il sistema in quota, ma non garantisce affatto che la Voragine smetta di emettere cenere.

Nel frattempo, la regola pratica per chi vola resta quella indicata dal gestore: controllare lo stato del volo con la compagnia prima di muoversi verso l'aeroporto. Con i voli limitati a Catania e una scadenza che si è già spostata due volte in un giorno, l'orario stampato sul biglietto è l'informazione meno affidabile che si abbia in mano.

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