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Cinema

Morte di Hayden Panettiere: la star di Heroes aveva 36 anni

La morte di Hayden Panettiere a 36 anni chiude una carriera cominciata a undici mesi. L'attrice di Heroes e Nashville se ne va tre mesi dopo il memoir in cui aveva raccontato dipendenza, depressione post-partum e infanzia da bambina prodigio. Cause non rese note.

Di Vincenzo Pollice

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Morte di Hayden Panettiere: studio televisivo vuoto con sedia da regista illuminata da un faro
Immagine generata con IA

La morte di Hayden Panettiere, l'attrice statunitense diventata celebre con Heroes e Nashville, è stata annunciata nella notte tra domenica 16 e lunedì 17 agosto. Aveva 36 anni. A confermare la notizia è stata una rappresentante dell'attrice ad ABC News, mentre il padre, Skip Panettiere, ha diffuso una dichiarazione a nome della famiglia. La causa del decesso non è stata resa nota.

«È con profonda tristezza che condividiamo la tragica scomparsa della nostra amata Hayden», ha scritto il padre. «Era una luce incredibile e una forza della natura, che ha portato amore e gioia incommensurabili a tutti quelli che l'hanno conosciuta — e ai milioni di persone che l'hanno vista sullo schermo». La famiglia ha chiesto riservatezza «mentre elabora questa perdita inimmaginabile».

Morte di Hayden Panettiere: cosa è confermato e cosa non lo è

Nelle prime ore conviene separare i due piani, perché tendono a mescolarsi. È confermato che l'attrice è morta e che aveva 36 anni: ne avrebbe compiuti 37 pochi giorni dopo. Non è confermato nient'altro. La CBS News cita la sua addetta stampa, Kasey Kitchen, secondo cui «un'indagine è in corso»; il sito TMZ, che per primo ha dato la notizia, riferisce di un intervento della polizia avvenuto domenica.

Nessuna autorità americana, tuttavia, ha finora diffuso un referto o una ricostruzione ufficiale. Infatti nessuna delle testate che hanno seguito la vicenda — dall'ANSA al Post — si spinge oltre la formula «cause non rese note». In un altro caso questa sarebbe ordinaria prudenza professionale. Qui pesa molto di più, e il motivo ha una data precisa: maggio 2026.

Trentacinque anni di carriera cominciati a undici mesi

Hayden Panettiere aveva iniziato a lavorare a undici mesi, in uno spot per un trenino giocattolo. Da bambina girò oltre cinquanta pubblicità. A cinque anni era già nel cast di una soap opera quotidiana, One Life to Live, dove interpretò Sarah Roberts dal 1994 al 1997; poi arrivarono le apparizioni in Ally McBeal e in Law & Order: Unità Vittime Speciali, quindi i film per il grande pubblico: Il sapore della vittoria nel 2000, Raising Helen, Ice Princess.

Vale la pena fermarsi sull'aritmetica, perché racconta più di qualsiasi aggettivo. Un'attrice scomparsa a 36 anni aveva alle spalle trentacinque anni di lavoro. Non esiste, nella sua biografia, un periodo precedente al set: la vita privata e il mestiere sono cominciati insieme, e il secondo è arrivato per primo di undici mesi. È la premessa di tutto quello che lei stessa avrebbe raccontato molto più tardi, quando ha avuto gli strumenti per farlo.

Da Claire Bennet a Juliette Barnes: i due ruoli che l'hanno definita

La notorietà internazionale arrivò nel 2006 con Heroes, dove interpretava Claire Bennet, la cheerleader dotata di rigenerazione cellulare: un personaggio che il pubblico associò a lei per l'intera durata della serie, fino al 2010. Il secondo ruolo decisivo fu Juliette Barnes, la stella della musica country di Nashville, dal 2012 al 2018 — una parte che le valse una candidatura ai Golden Globe e che le richiese di cantare, non soltanto di recitare.

Palco di un piccolo locale di Nashville con microfono vintage e chitarra acustica sotto un faro ambrato
Per sei stagioni, dal 2012 al 2018, il ruolo di Juliette Barnes in Nashville ha richiesto a Panettiere di cantare oltre che di recitare. · Immagine generata con IA

Tra i due c'è anche il filone horror: Kirby Reed in Scream 4 nel 2011, personaggio che riprese in Scream VI nel 2023, uno dei suoi ultimi lavori. Quindi una carriera costruita quasi per intero sulla televisione generalista americana, quella dei network e delle stagioni da ventidue episodi — un modello produttivo che nel frattempo si è dissolto, travolto dallo streaming e dalle concentrazioni fra grandi studios che oggi ridisegnano Hollywood. Panettiere apparteneva all'ultima generazione di attori cresciuti dentro quel sistema.

Il memoir uscito tre mesi prima

Nel maggio 2026, tre mesi prima della sua morte, Panettiere aveva pubblicato un libro di memorie intitolato This Is Me: A Reckoning. Non era un'autobiografia promozionale. Il volume affrontava la pressione subita da bambina prodigio, il rapporto conflittuale con la madre che ne aveva gestito la carriera agli inizi, l'ossessione per l'immagine del corpo, la dipendenza e il percorso di recupero, la violenza domestica e il lutto.

Nelle interviste di accompagnamento aveva aggiunto particolari mai raccontati prima: al New York Times aveva detto di voler passare dietro la macchina da presa, alla produzione e alla regia; altrove aveva rivelato di aver rischiato di morire per una grave emorragia durante il parto cesareo della figlia, con sette trasfusioni di sangue.

Qui sta il punto delicato. La morte di Hayden Panettiere arriva a poche settimane da un libro in cui la diretta interessata parla apertamente di dipendenza e di depressione, mentre le cause non sono note e l'indagine è aperta: la tentazione giornalistica di usare quelle pagine come referto è evidente, e in diverse ricostruzioni di queste ore è già visibile. Ma un memoir scritto da chi stava facendo i conti con il proprio passato non spiega una morte. Racconta una vita, e semmai dice il contrario: che quella vita era stata guardata in faccia.

La depressione post-partum detta ad alta voce

C'è una cosa che Panettiere ha effettivamente cambiato, ed è la ragione per cui la sua scomparsa non è soltanto la perdita di un'attrice. Nel dicembre 2014 era nata sua figlia Kaya Evdokia, avuta dall'ex campione del mondo di pugilato Wladimir Klitschko. Nell'ottobre 2015 entrò in un percorso di cura per depressione post-partum e lo rese pubblico, usando il termine clinico in televisione.

Archivio televisivo con scaffali di pellicole in latta e cassette, banco di lavoro con guanti di cotone
Trentacinque anni di lavoro depositati in un archivio: dalle soap dei primi anni Novanta alle serie dell'ultimo decennio. · Immagine generata con IA

Nel 2015 era una scelta rara e costosa, e il prezzo lo pagò: la sua condizione divenne materiale da rotocalco e nel 2018 la custodia prevalente della bambina passò al padre. Tuttavia quella dichiarazione arrivò prima che l'argomento diventasse dicibile nello spettacolo americano, e da allora è stata ripresa da altre donne che hanno attraversato la stessa esperienza. È un'eredità concreta, per quanto meno appariscente di una filmografia.

Che cosa lascia la morte di Hayden Panettiere

Lascia una figlia di undici anni. Lascia anche un lutto recente e mai davvero elaborato: il fratello minore Jansen Panettiere, anche lui attore, era morto nel febbraio 2023 a 28 anni per una cardiopatia. Non a caso il memoir di maggio si chiudeva anche su quello.

Resta infine un'asimmetria su cui conviene fermarsi. La famiglia chiede riservatezza su una vita che lei aveva scelto di rendere pubblica fin nei dettagli più duri. Non è una contraddizione: è esattamente la differenza fra raccontarsi ed essere raccontati, fra decidere quali pagine scrivere ed essere ridotti all'ultima. In un mestiere in cui il congedo è quasi sempre deciso da altri — poche come Stefania Sandrelli hanno potuto scegliere quando fermarsi — la morte di Hayden Panettiere la coglie almeno dopo che aveva fatto in tempo a scrivere la propria versione. Che resti quella, finché non ci sarà dell'altro da dire.

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