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Cinema

Sandrelli addio al cinema: un ultimo film con Cortellesi

Sandrelli addio al cinema: alla festa per gli 80 anni l'attrice annuncia un ultimo film con Paola Cortellesi, la denuncia sulle sale che chiudono e il sogno del teatro.

Di Vincenzo Pollice

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Sandrelli addio al cinema: sala cinematografica italiana d'epoca vuota
Immagine generata con IA

Il Sandrelli addio al cinema arriva con la leggerezza di una battuta e il peso di un'epoca che si chiude. A ottant'anni appena compiuti, Stefania Sandrelli ha annunciato che girerà un ultimo film, poi lascerà il set. «Faccio un film con Paola Cortellesi, una gran donna, poi chiudo con il cinema», ha detto l'attrice. Una frase asciutta, pronunciata con il sorriso, che però fotografa lo stato d'animo di una delle ultime dive del nostro cinema.

Sandrelli addio al cinema: l'annuncio a Fiumicino

La notizia è nata quasi per caso, il 3 luglio 2026, durante una festa a sorpresa organizzata per il suo compleanno alla Plaza Premium First Lounge dell'aeroporto di Fiumicino. A volerla è stato l'imprenditore del vino Sandro Bottega, che da trentasei anni cura il vigneto toscano dell'attrice. Tra un brindisi e un ricordo, Sandrelli si è lasciata andare a un bilancio senza filtri, come riportato dall'ANSA.

Infatti l'attrice non ha usato giri di parole. «Ho iniziato quando avevo quindici anni e mi sono resa conto che non esiste più il cinema», ha spiegato. Il Sandrelli addio al cinema non nasce quindi da stanchezza personale, ma da un giudizio lucido su un'industria che, secondo lei, ha smarrito la sua identità.

Set cinematografico con cinepresa 35mm, simbolo della carriera di Stefania Sandrelli
Un set d'altri tempi: Sandrelli fotografa un cinema che, a suo dire, non esiste più. · Immagine generata con IA

Un ultimo film con Paola Cortellesi

Prima del congedo, però, c'è ancora del lavoro. Sandrelli ha confermato che il suo film di chiusura sarà «con Paola Cortellesi», definita «una gran donna». Nessun titolo, nessuna trama resa nota, nessun dettaglio di produzione: al momento l'annuncio, come confermano le cronache, resta una promessa, ma dal peso simbolico enorme. Cortellesi, del resto, è oggi il volto del cinema italiano che funziona, dopo il fenomeno di C'è ancora domani.

Non sarà però l'unico progetto in agenda. Prima del titolo con Cortellesi, l'attrice girerà un film di Massimiliano Bruno, un remake di Funeral Party con «una ventina di colleghi pazzi e ben noti», tra cui Diego Abatantuono. Quindi il ritiro dal grande schermo arriverà solo dopo questi due impegni, come un lungo saluto più che una porta sbattuta.

La scelta di legare l'addio proprio a Cortellesi non è casuale: tuttavia segna un passaggio di testimone ideale tra due generazioni di attrici capaci di tenere insieme commedia popolare e impegno civile. Un tema che il nostro giornale ha già raccontato osservando la stagione dei premi, come nel caso del Globo d'oro 2026 vinto da Sorrentino.

«Non esiste più il cinema»: la denuncia sulle sale che chiudono

Il cuore polemico del Sandrelli addio al cinema riguarda le sale. «Chiudono i cinema, come a Viareggio dove ce n'erano nove in stile liberty, una più bella dell'altra», ha ricordato l'attrice, che a Viareggio ha profonde radici. «Non si può tornare indietro, ora sono tempi bui», ha dichiarato l'attrice in un passaggio ripreso dalla Nazione di Viareggio.

Parole che pesano perché arrivano da chi ha attraversato oltre sessant'anni di storia del grande schermo. Il tema, del resto, non è nuovo per chi segue il settore: la crisi delle produzioni e il nodo degli incentivi restano centrali, come abbiamo raccontato seguendo i lavori dei festival dell'estate italiana. Sandrelli, però, non si rifugia nella nostalgia.

«Non sono nostalgica, non ho rimpianti, tutto cambia, ma credo ancora che il cinema sia il più bello spettacolo del mondo», ha aggiunto. Perché il suo non è il lamento di chi guarda al passato, bensì la constatazione di chi ama ancora un'arte e ne piange la trasformazione.

Il teatro come nuovo orizzonte

Palco teatrale con sipario rosso, il teatro come nuovo orizzonte di Stefania Sandrelli
Dopo il set, il palcoscenico: Sandrelli sogna una parte da recitare sempre nello stesso luogo. · Immagine generata con IA

Se il grande schermo si chiude, un'altra porta si apre. «Mi piacerebbe fare teatro, perché per un'attrice è un nutrimento», ha confidato. Non un tour logorante, però: «Solo una parte da recitare sempre in un unico posto.» Un desiderio intimo, quasi domestico, che racconta il suo modo di stare in scena.

Nel farlo, Sandrelli ha rivendicato la propria autonomia con una frase che vale un manifesto: «Io sono libera, credo nel libero arbitrio, e non sono la musa di nessuno.» E ancora: «Mi sento più forte oggi che nel passato.» Anche nel congedo, insomma, resta l'attrice indipendente che ha sempre voluto essere.

Ottant'anni di grande cinema italiano

Per capire il valore del Sandrelli addio al cinema basta ripercorrere la sua carriera. Scoperta da Pietro Germi a soli quindici anni, la sua figura ha attraversato i titoli che hanno definito la commedia e il cinema d'autore: da Divorzio all'italiana (1961) a Sedotta e abbandonata (1964), fino al Conformista (1970) e a Novecento (1976) di Bernardo Bertolucci.

Poi ancora La chiave di Tinto Brass e La famiglia di Ettore Scola, un pezzo di storia dell'attrice premiata con il David di Donatello e con il Leone d'oro alla carriera a Venezia nel 2005. Non a caso i giornali, raccontando l'annuncio, l'hanno definita «l'ultima diva». Tra i colleghi, il suo preferito resta Vittorio Gassman: «È il re, il preferito, un fuoriclasse senza eguali.»

Il congedo arriva peraltro in un anno complicato sul piano personale: a giugno l'attrice aveva denunciato una vertenza con l'INPS, con una richiesta di restituzione di circa 140mila euro legata al ricalcolo delle pensioni ex-Enpals. Un fronte diverso, ma che restituisce l'immagine di un'artista pronta a battersi. Il Sandrelli addio al cinema, allora, non suona come una resa: è piuttosto l'ultimo gesto di libertà di chi ha scelto, per sessantacinque anni, di stare in scena alle proprie condizioni.

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