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Moda italiana in Canada: Montréal e i costumi di Fellini

La moda italiana in Canada apre a Montréal la seconda edizione delle Giornate della Moda Italiana nel Mondo: dieci associazioni, i costumi del Casanova di Fellini e un mercato che sugli accessori vale 225 milioni di euro.

Di Marietou Dione

Sala storica allestita con abiti d'epoca su manichini, immagine simbolo della moda italiana in Canada in mostra a Montreal

Dal 17 al 23 agosto 2026 la moda italiana in Canada occupa le sale del Fairmont Le Reine Elizabeth di Montréal con Italia è Moda, la mostra che apre la seconda edizione delle Giornate della Moda Italiana nel Mondo. Dietro l'allestimento c'è la Farnesina, ci sono dieci associazioni di categoria e c'è una filiera che vale oltre 62.000 imprese e più di 500.000 addetti. Davanti, però, c'è un mercato che sugli accessori si ferma a 225 milioni di euro l'anno. Vale la pena capire perché una delegazione così larga sia atterrata in un mercato così stretto.

Moda italiana in Canada: le date, i numeri e chi c'è

L'inaugurazione è fissata per il 17 agosto alle 16.30, su invito; dal 18 al 23 la mostra apre al pubblico. Tutto si svolge dentro la ventiseiesima edizione del Festival M.A.D. — Mode, Arts et Divertissement — cioè dentro un contenitore locale già esistente, non in una manifestazione costruita da zero. A curare l'esposizione è Clara Tosi Pamphili, che ha ordinato i capi non per marca ma per uso e per ora del giorno: giorno, sportswear, sera, e in coda le collezioni dei designer emergenti.

Il progetto nasce dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, che lo ha lanciato nel gennaio 2025 su impulso del ministro Antonio Tajani come tassello della cosiddetta diplomazia per la crescita. Sul terreno lavorano l'Ambasciata d'Italia a Ottawa, il Consolato Generale a Montréal, l'Istituto Italiano di Cultura e l'ufficio locale dell'Agenzia ICE, già protagonista di operazioni analoghe a Londra.

Le associazioni schierate sono dieci: Altagamma, ANFAO, Confindustria Accessori Moda, Camera Nazionale della Moda Italiana, CNA Federmoda, CNA Orafi, Confartigianato, Confindustria Moda, Cosmetica Italia e Federorafi. È l'intero arco della filiera — alta moda, tessile, pelletteria, calzatura, occhialeria, oreficeria, cosmetica — messo sotto un'unica insegna. Un dispiegamento del genere, di norma, si vede a Parigi o a Shanghai.

Il dato commerciale, infatti, è modesto. Secondo il lancio Radiocor ripreso da Borsa Italiana, l'export italiano di accessori moda verso il Canada ha superato i 225 milioni di euro nel 2025 e ha toccato quasi 50 milioni nel solo primo trimestre 2026. Per avere un metro di paragone: l'intero tessile-abbigliamento italiano esporta 36,9 miliardi all'anno, quindi il Canada degli accessori pesa una frazione di punto. La moda italiana in Canada, insomma, non è ancora un mercato: è una posizione da occupare.

Abito di scena in broccato ricamato oro e cremisi su manichino da sartoria, richiamo ai costumi del Casanova di Fellini esposti a Montreal
Abito di scena in broccato ricamato su manichino da sartoria. A Montréal il perno dell'esposizione sono due costumi originali del Casanova di Fellini, firmati Danilo Donati e realizzati dalla Sartoria Farani.

Una mostra che espone la formazione, non il campionario

Il pezzo forte dell'allestimento non è una collezione. Sono due costumi originali del Casanova di Federico Fellini, disegnati da Danilo Donati e realizzati dalla Sartoria Farani: il film valse a Donati l'Oscar per i costumi nel 1977. Accanto, installazioni video delle associazioni e i dispositivi interattivi Nova Arca, che funzionano da chatbot per navigare il catalogo.

Il programma culturale insiste sullo stesso registro. Il 18 agosto l'Istituto Italiano di Cultura proietta Grand Tour di Alessandro Manieri, il documentario che entra nelle academy di Brioni, Brunello Cucinelli, Dolce&Gabbana e Fendi: lo stesso lavoro di cui avevamo raccontato la genesi ad aprile. Il 20 agosto tocca a Costumitaly, dedicato al costume nel cinema e nel teatro italiani.

La scelta è coerente e va letta fino in fondo. I quattro valori dichiarati dell'iniziativa sono innovazione, sostenibilità, formazione e lotta alla contraffazione: tre su quattro non sono argomenti di vendita, sono argomenti di regola. Quindi a Montréal l'Italia non porta il prodotto, porta il metodo con cui il prodotto viene fatto — e soprattutto il modo in cui si insegna a farlo.

Ha senso, perché il collo di bottiglia del settore non è la domanda, e nemmeno la vetrina che la moda italiana in Canada si è costruita in questi giorni. È il ricambio: le mani che sanno montare una tomaia o tagliare un cartamodello si stanno assottigliando, e nessuna campagna di posizionamento le rimpiazza. Un Oscar del 1977 e un documentario sulle scuole d'impresa raccontano esattamente questo doppio movimento — la memoria che resta, la manodopera che manca.

Perché Montréal viene prima di New York

L'ordine delle tappe è la parte più interessante del calendario. Dopo il Canada, la seconda edizione toccherà Stati Uniti ed Emirati Arabi Uniti: il mercato piccolo precede quelli grandi. Non è una svista di programmazione, è una prova generale.

Il Canada è un G7, condivide con l'Unione europea un accordo commerciale in vigore, parla due lingue di cui una è quella di metà del pubblico del lusso mondiale, e sta a poche ore dalla East Coast senza portarsi dietro l'esposizione tariffaria americana. È il posto ideale dove testare un format prima di spenderlo dove sbagliare costa. Tuttavia va detto con chiarezza: chi si aspetta che la moda italiana in Canada produca ordini nel giro di una stagione sta guardando lo strumento sbagliato. La moda italiana in Canada, in questa fase, è un investimento di riconoscibilità.

La prima edizione aveva seguito la stessa logica geografica. Partita il 3 agosto 2025 dal Padiglione Italia dell'Expo di Osaka, aveva poi toccato Dubai a inizio settembre, il Brasile a metà ottobre tra San Paolo, Rio de Janeiro e Belo Horizonte, e l'India a fine ottobre tra New Delhi, Ahmedabad e Mumbai. Mercati in crescita, non mercati maturi. Il filo è quello della diplomazia industriale già sperimentata sull'asse europeo: presidiare prima, vendere poi.

Banco di laboratorio artigiano italiano con pellami, ferri da calzolaio e una scarpa in lavorazione su forma di legno
Dal Goodyear di Santoni ai pellami di recupero del progetto Recreate: le imprese in mostra portano lavorazioni, non solo marchi.

Le imprese in valigia: dal Goodyear alla foglia d'oro

La selezione è la traduzione concreta di quel discorso. Per Confindustria Accessori Moda ci sono Santoni con la costruzione Goodyear, Spernanzoni sulla calzatura comfort, Gio Milano con un mocassino in crochet intrecciato a mano, Bric's per la pelletteria, SAPAF con la clutch Replica1954 rifinita in foglia d'oro a 24 carati, il Gruppo Florence con il progetto Recreate che recupera pellami e materiali inutilizzati, Sap Fur e Fureco sulle pellicce.

CNA Federmoda porta a Montréal un total look completo: 20.52 di Gordon Confezioni e Sara Sfregola per la donna; per l'uomo la maglieria Bellwood, i pantaloni Par.co Denim, la calzetteria Braga, le calzature Wladi Rigato e il capospalla de L'Impermeabile by Landi. Antonio Franceschini, responsabile nazionale di CNA Federmoda, ha spiegato che la scelta riflette «la crescente importanza del Paese per il settore» e risponde a un approccio «di sistema».

Confartigianato, dal canto suo, schiera due maestri sarti — Aloisio e Peluso — con capi di sartoria su misura. Per il presidente di Confartigianato Moda Moreno Vignolini, citato dalla nota di Confartigianato Imprese, l'appuntamento è soprattutto un'occasione per le piccole imprese, quelle che da sole all'estero non ci arrivano. Ed è qui che il format mostra la sua utilità reale: non apre un mercato, apre una porta a chi non ha un ufficio export.

Il test che conta arriva dopo la mostra

Resta un numero da tenere d'occhio, e non è quello dei visitatori. I quasi 50 milioni di euro del primo trimestre 2026, proiettati sull'anno, valgono circa 200 milioni: sotto i 225 milioni del 2025. Significa che l'iniziativa arriva mentre il dato scende, non mentre sale.

Il che, va riconosciuto, è il momento in cui una promozione ha più senso — ma è anche il motivo per cui l'inaugurazione non dimostra nulla.

Il contesto generale non aiuta a rilassarsi: nel 2025 il tessile-abbigliamento italiano si è fermato a 58,39 miliardi di euro di fatturato, in calo del 2,4%, con un export di 36,9 miliardi (-1,6%). Sono i numeri che le cronache canadesi non raccontano, e che invece spiegano perché la Farnesina abbia messo in campo dieci associazioni per una mostra di sei giorni.

Ci sono quindi due verifiche datate, e nessuna cade questa settimana. La prima: l'export di accessori verso il Canada chiuderà il 2026 sopra o sotto i 225 milioni dell'anno scorso? La seconda: le tappe di Stati Uniti ed Emirati manterranno questa formula culturale — mostra, documentari, academy — o vireranno sul B2B, ammettendo che il posizionamento da solo non basta?

Per ora Montréal consegna un'immagine efficace e un messaggio ordinato: un Oscar del 1977, quattro academy filmate, dieci sigle e una manciata di imprese che senza la Farnesina non avrebbero attraversato l'Atlantico. È poco per cambiare una statistica, ed è il massimo che una mostra possa fare. La moda italiana in Canada, tra un anno, si giudicherà sulle bolle di accompagnamento, non sulle fotografie dell'inaugurazione.

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