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Espulsioni dalla Germania: l'Italia dice no ai dublinanti

Espulsioni dalla Germania verso l'Italia: Berlino conferma la ripresa dei trasferimenti Dublino dal 12 giugno e fissa il primo caso al 19 agosto, mentre il Viminale sostiene che l'arretrato è già azzerato e rilancia sulle Ong battenti bandiera tedesca.

Di Nicola Paparusso

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Espulsioni dalla Germania verso l'Italia: gate d'imbarco deserto in un aeroporto europeo all'alba
Immagine generata con IA

Le espulsioni dalla Germania verso l'Italia non sono più un'ipotesi: Berlino ha confermato che i trasferimenti previsti dal regolamento di Dublino ripartiranno, e il primo caso ha già una data. Il 19 agosto una richiedente asilo somala di 22 anni, Abdirisaq Warsame, dovrebbe lasciare la Germania per rientrare nel Paese in cui è entrata per la prima volta in Europa. Il Viminale, però, replica che non c'è nessuno da riprendere. Due governi alleati stanno leggendo lo stesso regolamento in due modi opposti.

Espulsioni dalla Germania: il primo caso fissato per il 19 agosto

La vicenda emerge da un'anticipazione di Repubblica e riguarda una donna arrivata in Germania il 31 marzo 2026, dopo essere transitata dall'Italia. Il 25 giugno ha ricevuto la notifica del ministero dell'Interno tedesco: la competenza sulla sua domanda d'asilo non è di Berlino ma di Roma, perché l'Italia è stato il primo Paese dell'Unione in cui ha messo piede.

Le espulsioni dalla Germania seguono esattamente il meccanismo del regolamento di Dublino, congelato di fatto per anni e ora rimesso in moto. La Germania ha chiesto la presa in carico e, in assenza di risposta italiana entro i termini, è scattato il silenzio-assenso. Da qui la data del 19 agosto, che trasforma un principio giuridico astratto in un volo con un nome e un cognome sopra.

Postazioni di controllo passaporti vuote in un terminal aeroportuale europeo
I trasferimenti Dublino passano dai valichi aeroportuali: procedure amministrative, non respingimenti alla frontiera. · Immagine generata con IA

Il nodo non è la regola, è la data

Qui sta il punto che sfugge nella polemica quotidiana. Nessuno dei due governi contesta che Dublino si applichi: entrambi lo rivendicano. Lo scontro sulle espulsioni dalla Germania riguarda quale data azzera il contatore.

Il nuovo Sistema europeo comune di asilo è entrato in vigore il 12 giugno 2026, insieme al regolamento sulla gestione dell'asilo e della migrazione. Berlino sostiene che gli accordi bilaterali chiusi con Italia e Grecia nell'autunno 2025 prevedessero proprio questo: sospensione fino all'entrata in vigore della riforma, poi ripresa piena dei trasferimenti. «Un sistema di Dublino funzionante è la premessa per il successo della riforma dell'asilo europeo», ha dichiarato un portavoce del ministero dell'Interno tedesco, aggiungendo che la Germania si aspetta il ripristino dei trasferimenti verso Italia e Grecia a partire da quella data.

Roma legge la stessa scadenza al contrario. Secondo fonti del Viminale, tutti i presunti dublinanti arrivati in Europa prima del 12 giugno 2026 sono «azzerati» in virtù degli accordi sottoscritti con alcuni Paesi europei, Germania inclusa: nel dicembre 2025 era stata siglata un'intesa proprio per cancellare l'arretrato. Per i casi successivi a giugno, aggiungono le stesse fonti, è «ancora prematuro» parlarne. Tradotto: la moratoria non è una tregua scaduta, è un debito già saldato.

Il 12 agosto Berlino ha alzato le spalle. «Siamo un po' sorpresi dell'agitazione sulla questione e delle divergenze», ha fatto sapere il ministero dell'Interno, ribadendo che «le espulsioni di Dublino saranno eseguite anche verso l'Italia». Sui fascicoli antecedenti al 12 giugno, però, la portavoce ha ammesso di dover «verificare nuovamente» prima di dare una risposta precisa. È una crepa non piccola nella fermezza tedesca.

Undicimila dublinanti, dodici richieste formali

La sproporzione tra il rumore politico e i numeri effettivi è la parte più istruttiva di questa storia. Nei primi sei mesi del 2026 la Germania ha registrato 11.745 potenziali dublinanti, di cui 7.591 confermati come richiedenti asilo entrati dall'Europa attraverso un Paese di primo approdo. Sono cifre che alimentano titoli allarmati e sondaggi.

Ma le richieste effettivamente arrivate a Roma dopo l'entrata in vigore del nuovo Patto sono un'altra cosa: secondo la Commissione europea, dal 12 giugno otto Paesi hanno chiesto all'Italia di riprendersi dodici migranti. Dodici persone, non dodicimila. Le espulsioni dalla Germania di cui si discute come di un'ondata sono, allo stato degli atti, una manciata di pratiche amministrative.

Questo non significa che il problema sia inventato. Significa che il divario tra il bacino potenziale e le procedure aperte è enorme, e che quel divario è il vero spazio negoziale: finché resta tale, entrambi i governi possono raccontare ai rispettivi elettorati di aver vinto.

Fascicoli e faldoni accatastati sulla scrivania di un ufficio amministrativo
Tra le oltre undicimila posizioni censite a Berlino e le dodici richieste formali arrivate a Roma corre tutta la distanza tra politica e amministrazione. · Immagine generata con IA

La «compensazione» delle Ong tedesche

C'è poi l'argomento con cui il Viminale prova a spostare il tavolo delle espulsioni dalla Germania. Gli irregolari arrivati dopo il 12 giugno, sostengono le fonti italiane, andrebbero comunque «compensati» considerando i migranti sbarcati in Italia da imbarcazioni di organizzazioni non governative che battono bandiera di Paesi europei, nella maggior parte dei casi proprio tedesca.

Il ragionamento ha una sua efficacia comunicativa, e infatti è stato ripreso anche da Antonio Tajani, che da Sant'Anna di Stazzema ha minimizzato lo scontro: «Non credo ci sia un problema», ha detto il ministro degli Esteri, richiamando la necessità di un «equilibrio» proprio alla luce delle navi Ong tedesche che sbarcano persone sulle coste italiane.

Tuttavia la compensazione tra bandiera di soccorso e competenza sull'asilo non esiste in nessun testo europeo. Il regolamento assegna la responsabilità in base al primo ingresso, non alla nazionalità dell'armatore che ha effettuato il salvataggio. È un'arma retorica robusta e un appiglio giuridico fragile: utile in conferenza stampa, difficilmente spendibile davanti a un tribunale amministrativo tedesco. Non a caso il tema si intreccia con la stretta italiana sulle frontiere già emersa con la sospensione di Schengen con la Spagna, un'altra mossa costruita più sul messaggio politico che sull'architettura comunitaria.

Perché a Merz servono queste espulsioni

Il calendario tedesco spiega molto delle espulsioni dalla Germania annunciate in queste settimane. Friedrich Merz governa mentre l'AfD cresce nei sondaggi, e la linea dura sui rimpatri è uno dei pochi terreni su cui il cancelliere può competere senza inseguire l'ultradestra sul suo lessico. Riattivare Dublino verso i Paesi di primo approdo consente a Berlino di mostrare severità scaricando il costo operativo altrove.

Roma, dal canto suo, ha una storia coerente da difendere. Dal dicembre 2022 il governo Meloni aveva sospeso le riprese in carico, evitando di fatto il rientro di decine di migliaia di persone; oltre 340mila migranti sono sbarcati in Italia da quella data, molti dei quali hanno usato il Paese come transito verso Francoforte, Monaco o Amburgo. Ammettere oggi il ritorno dei dublinanti significherebbe certificare che la moratoria era temporanea, non strutturale.

Il confronto, infine, non riguarda solo due capitali. La premier danese Mette Frederiksen ha annunciato in Parlamento la disponibilità a intensificare i controlli e, «come ultima risorsa», a chiudere del tutto le frontiere in caso di nuove ondate. Il nuovo Patto europeo, nato per distribuire la responsabilità, sta producendo l'effetto opposto: ogni Stato lo cita per dimostrare che il problema è del vicino. Altre analisi sulle dinamiche migratorie e sulle scelte del governo si trovano nella sezione Società di AFG Magazine.

Cosa succede il 19 agosto

La prova dei fatti è vicina. Se il volo del 19 agosto parte, la posizione del Viminale — «nessuno da riprendere» — si rivela una dichiarazione politica più che una procedura. Se invece il trasferimento salta, saranno le espulsioni dalla Germania annunciate da Berlino a rivelarsi un annuncio a uso interno.

In entrambi i casi il punto resta lo stesso: una riforma pensata per superare l'iniquità del criterio del primo ingresso ha finito per riattivarlo con più forza di prima. E l'Italia, che di quel criterio è sempre stata la principale vittima strutturale, si ritrova a difendere una data anziché contestare la regola. Infine, è su questo che si misurerà la credibilità del nuovo Patto: non sulle dichiarazioni di agosto, ma su quanti fascicoli, a fine anno, avranno davvero cambiato Paese.

Fonti: ANSA, Sky TG24, Open.

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