Dell'Utri 42 milioni Berlusconi: a giudizio con la moglie
Dell'Utri 42 milioni Berlusconi: il gup di Milano Giulia Marozzi dispone il rinvio a giudizio per l'ex senatore di Forza Italia e per la ex moglie Miranda Ratti. Prima udienza fissata il 9 luglio 2026.

Dell'Utri 42 milioni Berlusconi: il gup Marozzi rinvia a giudizio
Il caso Dell'Utri 42 milioni Berlusconi approda davanti al tribunale di Milano. Lunedì 27 aprile 2026 il giudice per l'udienza preliminare Giulia Marozzi ha disposto il rinvio a giudizio dell'ex senatore di Forza Italia e dell'ex moglie Miranda Ratti. La prima udienza è fissata per il 9 luglio davanti alla seconda sezione penale del capoluogo lombardo. Sul tavolo ci sono circa 42 milioni di euro transitati sui conti della coppia tra il 2014 e il 2024 in otto bonifici, somme che, secondo l'accusa, l'ex manager di Publitalia avrebbe dovuto comunicare alla Guardia di Finanza in virtù della sua condanna definitiva del 2014 per concorso esterno in associazione mafiosa.
La decisione del gup chiude la fase preliminare di un procedimento partito a Firenze e poi traslocato a Milano per competenza territoriale. Inoltre, parte dei capi d'imputazione risulta già coperta da prescrizione, un dettaglio che non basta tuttavia a sgonfiare la portata politica del processo: in aula finirà uno dei volti storici dell'era berlusconiana, accusato di aver gestito un fiume di denaro proveniente direttamente dal Cavaliere.

Le accuse: legge Rognoni-La Torre e trasferimento fraudolento
Il capo d'imputazione principale a carico dell'ex senatore è la violazione della legge Rognoni-La Torre, la normativa antimafia che impone ai condannati per reati di stampo mafioso l'obbligo di segnalare ogni variazione patrimoniale superiore a 10.329,14 euro l'anno per i dieci anni successivi alla sentenza. Dell'Utri, condannato in via definitiva nel 2014 dalla Cassazione a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa, sarebbe rimasto invece silente di fronte ai movimenti milionari che avevano per protagonista Silvio Berlusconi.
Per Miranda Ratti la contestazione è diversa ma collegata: trasferimento fraudolento di valori, ipotesi prevista per chi riceve denaro o beni allo scopo di eludere le misure di prevenzione patrimoniale. La pena prevista per entrambe le posizioni va da due a sei anni di reclusione. La procura di Firenze aveva fotografato in particolare quindici bonifici per circa otto milioni indirizzati direttamente alla Ratti, oltre alla quota documentata di donazioni dirette al marito.
Dei 42 milioni complessivi, infatti, una porzione di 10 milioni e 840 mila euro è inquadrata come donazione esplicita di Berlusconi all'amico di una vita, motivata dallo stesso fondatore di Forza Italia con ragioni di «affetto e amicizia». Quella stessa cifra era stata oggetto di un sequestro preventivo del tribunale di Firenze nel marzo 2024 e resta tuttora congelata.
Da Firenze a Milano: la traiettoria dell'inchiesta
Il fascicolo nasce in Toscana come costola del filone investigativo sulle stragi del 1992-1993, quando i pm fiorentini ipotizzavano che i versamenti potessero rappresentare un quantum per garantire al Cavaliere l'impunità giudiziaria sul suo presunto ruolo nelle bombe di Roma, Firenze e Milano. Tuttavia il gup di Firenze aveva escluso l'aggravante mafiosa, scorporando di fatto il procedimento dal grande contenitore stragista e riportandolo al perimetro più tecnico delle norme antimafia.
Conseguenza diretta: la competenza territoriale è passata a Milano, città di residenza dell'imputato. Qui il fascicolo è approdato sul tavolo del gup Marozzi, che dopo mesi di udienza preliminare ha ritenuto sussistenti gli elementi per il dibattimento. La complessa storia processuale è uno dei motivi per cui i tempi della prescrizione hanno già intaccato una parte delle ipotesi accusatorie originarie.

La difesa: «Sei autorità giudiziarie ci hanno già dato ragione»
Il collegio difensivo guidato dagli avvocati Francesco Centonze, Filippo Dinacci, Padovani e Beduschi rivendica un percorso giudiziario che a loro avviso depone a favore degli assistiti. «Lo stesso caso – sottolineano i legali – è stato esaminato da sei diverse autorità giudiziarie, tra cui due volte la Corte di Cassazione, escludendo il trasferimento fraudolento». Una linea che la difesa intende riproporre nella fase dibattimentale, anche puntando sulla buona fede dell'imputato e sulla natura privata e amicale dei trasferimenti.
Sul fronte opposto, i pm si presenteranno in aula con la mole di documentazione bancaria già acquisita a Firenze e con le ricostruzioni della Direzione Investigativa Antimafia. Il fatto che la cornice mafiosa sia stata depennata non cambia la sostanza dell'addebito: la legge Rognoni-La Torre prescinde dal movente delle somme, perché ciò che conta è la mancata trasparenza patrimoniale di un soggetto sottoposto a obbligo di comunicazione.
Il caso Dell'Utri 42 milioni Berlusconi e l'eredità del Cavaliere
Il processo Dell'Utri 42 milioni Berlusconi proietta un'ombra lunga sull'eredità politica e patrimoniale del fondatore di Forza Italia, scomparso nel 2023. Infatti la magistratura ricostruirà nel dettaglio i flussi di denaro partiti dal patrimonio Berlusconi negli ultimi anni di vita: un esercizio destinato a riaccendere il dibattito sui rapporti privati e politici tra il Cavaliere e il suo storico delfino, accusato di aver costruito proprio insieme a lui Publitalia '80 e poi il movimento azzurro.
Il partito guidato oggi da Antonio Tajani non ha rilasciato commenti ufficiali sul rinvio a giudizio: una scelta prudenziale, in coerenza con l'agenda parlamentare del governo che proprio in questi giorni discute il decreto sicurezza e il correttivo sui rimpatri. La famiglia Berlusconi, da parte sua, è estranea al procedimento: il Cavaliere non figura tra gli imputati e non potrebbe più esserlo per via dell'estinzione del reato dovuta al decesso.
Le prossime tappe: 9 luglio in aula a Milano
Il 9 luglio 2026, davanti alla seconda sezione penale del tribunale di Milano, si aprirà ufficialmente il dibattimento. Quindi sarà il momento delle eccezioni preliminari della difesa, della costituzione delle parti civili e della discussione sulle prescrizioni già maturate. La macchina giudiziaria potrebbe poi richiedere mesi di udienze tecniche, viste le perizie bancarie e le testimonianze di funzionari finanziari attese dall'accusa.
Sullo sfondo resta il tema politico-istituzionale: come ricordato in altri dossier giudiziari aperti su esponenti del centrodestra, la giustizia italiana continua a misurarsi con figure simbolo della stagione berlusconiana. Infine, per gli osservatori, il banco di prova del 9 luglio dirà se le accuse di omessa comunicazione patrimoniale terranno o se la lunga catena di pronunce favorevoli alla difesa, citate dai legali, troverà nel processo milanese un nuovo capitolo. La sentenza, in ogni caso, è attesa non prima del 2027.
Fonti: Il Post, Sky TG24, ANSA, Il Fatto Quotidiano.


