Grazia Nicole Minetti: Mattarella scrive a Nordio
Grazia Nicole Minetti sotto i riflettori: il Quirinale chiede al Ministero della Giustizia chiarimenti urgenti dopo gli scoop del Fatto Quotidiano sulle supposte falsità contenute nella domanda di clemenza, dall'adozione in Uruguay alle valutazioni mediche.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

La grazia Nicole Minetti torna al centro dello scontro istituzionale. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inviato una nota formale al ministro della Giustizia Carlo Nordio chiedendogli di «acquisire con cortese urgenza le necessarie informazioni» sulle supposte falsità che, secondo gli scoop del Fatto Quotidiano del 27 aprile 2026, sarebbero state inserite nella domanda di clemenza dell'ex consigliera regionale lombarda. Il Ministero ha confermato di aver avviato l'istruttoria e ha autorizzato la Procura Generale a svolgere nuove verifiche. La diretta interessata, intanto, ha diffidato il quotidiano accusandolo di pubblicare «notizie false e lesive» della propria reputazione.

La lettera del Quirinale e l'istruttoria sulla grazia Nicole Minetti
La nota partita dal Colle è arrivata a via Arenula nel tardo pomeriggio di lunedì 27 aprile. Mattarella, di fronte alle ricostruzioni del Fatto, ha chiesto al guardasigilli di verificare la «supposta falsità degli elementi» che hanno motivato la firma del decreto di clemenza. La grazia Nicole Minetti, infatti, era stata firmata il 18 febbraio scorso dal Capo dello Stato su proposta del ministro Nordio, ma la pubblicità del provvedimento era arrivata solo l'11 aprile, quando già circolavano i primi dubbi sulla documentazione presentata.
Il Ministero della Giustizia ha replicato in serata con una nota stringata. Il guardasigilli ha dato mandato di avviare le verifiche e ha autorizzato la Procura Generale presso la Corte d'Appello di Milano a svolgere nuove indagini sui documenti depositati. Inoltre, fonti di via Arenula assicurano che le prime risultanze saranno trasmesse al Quirinale entro 24 ore. Tuttavia, il caso ha già aperto una crepa sui rapporti tra Colle e governo Meloni, perché la procedura di grazia è di competenza tecnica del ministro che ne risponde davanti al Capo dello Stato.
Le supposte falsità: l'adozione in Uruguay e il ricovero a Boston

Il fulcro della vicenda riguarda due passaggi chiave dell'istanza presentata dai legali di Nicole Minetti. Il primo, secondo la ricostruzione del Fatto Quotidiano, riguarda l'adozione di un bambino in Uruguay. La domanda descrive il minore come «abbandonato alla nascita» e privo di legami familiari; tuttavia, gli atti depositati nel tribunale di Maldonado mostrerebbero due genitori biologici ancora in vita, contro i quali la coppia avrebbe avviato un'azione per la sospensione della potestà genitoriale.
Il secondo punto critico è di natura sanitaria. L'istanza sosteneva che il San Raffaele di Milano e l'Azienda ospedaliera di Padova avessero «sconsigliato» un intervento chirurgico sul bambino, rendendo «indispensabile» il trasferimento al Boston Children's Hospital. Infatti, i direttori delle due strutture italiane interpellati dal quotidiano avrebbero negato categoricamente di aver mai visitato il piccolo, precisando che la procedura sarebbe routinaria nel nostro Paese. Di conseguenza, il quadro motivazionale alla base della clemenza viene ora contestato nella sua stessa essenza.
A complicare il quadro c'è la posizione del compagno della Minetti, l'imprenditore Giuseppe Cipriani, descritto nella domanda come filantropo lontano da contesti devianti. Documenti giudiziari statunitensi citati dal Fatto, invece, lo collegherebbero a finanziamenti ricevuti dal defunto Jeffrey Epstein, profilo che mal si concilia con la ricostruzione presentata al Ministero.
Il caso Ruby alle spalle e il decreto di febbraio
Per ricostruire il contesto bisogna tornare al processo Ruby. Nicole Minetti, ex igienista dentale e consigliera regionale del PdL in Lombardia, era stata condannata in via definitiva a 3 anni e 11 mesi di reclusione per peculato e favoreggiamento della prostituzione. La sentenza la riconosceva come una delle figure cardine del sistema di reclutamento di giovani donne per le serate di Arcore organizzate da Silvio Berlusconi. La grazia firmata il 18 febbraio 2026 azzera completamente la pena residua, sulla base dei motivi umanitari legati al figlio adottivo.
Quindi, se le verifiche dovessero confermare le ricostruzioni del Fatto, il decreto presidenziale potrebbe essere messo in discussione nella sua premessa motivazionale. La dottrina costituzionale prevede che il provvedimento di clemenza sia un atto sostanzialmente presidenziale, ma la responsabilità tecnica della procedura ricade sul ministro proponente. Perché in questi casi l'eventuale revoca passerebbe da un nuovo decreto, con conseguenze politiche immediate sul governo. L'ANSA conferma che il Ministero ha già autorizzato il Procuratore Generale ad approfondire la documentazione.
Le reazioni politiche: PD chiede dimissioni Nordio

Le opposizioni hanno reagito immediatamente. Il Partito Democratico ha chiesto formalmente le dimissioni del ministro Nordio, ritenendolo politicamente responsabile del passaggio istruttorio. Sui social, il direttore di Repubblica Massimo Giannini, intervenuto a LA7, ha parlato di «Paese da operetta» denunciando come Mattarella sia stato «messo ancora in imbarazzo davanti al Paese». Inoltre, anche dalle file del Movimento 5 Stelle e dell'Alleanza Verdi-Sinistra arrivano richieste di un'audizione urgente del guardasigilli in commissione Giustizia.
Sul fronte opposto, Nicole Minetti ha annunciato che procederà legalmente contro il Fatto Quotidiano. In una nota, l'ex consigliera definisce «gravemente diffamatorie» le ricostruzioni del giornale e annuncia querele e azioni di risarcimento. Tuttavia, secondo la ricostruzione del Post, alcuni documenti del tribunale di Maldonado sarebbero già nelle mani della Procura Generale milanese e potrebbero confermare le ricostruzioni giornalistiche.
La vicenda si intreccia con altri dossier istituzionali aperti. Nelle scorse settimane il governo aveva incassato la fiducia sul decreto sicurezza in Camera, mentre resta sullo sfondo l'inchiesta sul dossieraggio della Squadra Fiore che già aveva acceso lo scontro tra magistratura e politica. Infine, nei prossimi giorni il Ministero dovrà inviare al Colle il dossier completo, con tutte le risultanze documentali. Da quel passaggio dipenderà la tenuta politica del ministro Nordio e, soprattutto, la credibilità dell'istruttoria che ha portato alla firma di una grazia ora pesantemente contestata.


