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Incendio Santo Stefano Quisquina: oltre 100 sfollati

L'incendio Santo Stefano Quisquina costringe a evacuare oltre cento persone: fiamme vicino a un deposito di ossigeno, alla clinica, a un distributore e a una fabbrica di fuochi d'artificio.

Di Nicola Paparusso

Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Incendio Santo Stefano Quisquina: fumo e fiamme sulle colline dei Sicani in provincia di Agrigento
Immagine generata con IA

Un vasto incendio Santo Stefano Quisquina ha costretto le autorità a evacuare oltre cento persone nella mattinata di mercoledì 22 luglio 2026. Le fiamme, alimentate dal vento di scirocco, hanno raggiunto il centro abitato del comune dell'Agrigentino, sui monti Sicani, minacciando alcune strutture particolarmente delicate e mandando in tilt la viabilità dell'intera zona.

Fin dalle prime ore del mattino la colonna di fumo era visibile a chilometri di distanza. Il rogo, partito dalla campagna circostante, ha trovato terreno fertile in una vegetazione resa secca da settimane di caldo torrido e ha cominciato ad avanzare rapidamente verso le abitazioni.

Incendio Santo Stefano Quisquina: oltre cento sfollati

Il sindaco Francesco Cacciatore ha ordinato lo sgombero precauzionale dei residenti delle contrade Canfuto e Bosco, le più esposte all'avanzata del fuoco. In poche ore oltre cento persone hanno lasciato le proprie abitazioni, portando con sé lo stretto indispensabile, mentre il paese veniva avvolto da un fumo sempre più denso.

La decisione di evacuare è arrivata quando è apparso chiaro che le fiamme non accennavano a fermarsi. Infatti il fronte del fuoco si è spinto pericolosamente vicino a diversi punti sensibili del territorio, imponendo scelte rapide alla macchina dei soccorsi e ai residenti.

Molti abitanti hanno raccontato momenti di paura, con il vento che cambiava direzione e ravvivava le fiamme proprio mentre le squadre tentavano di creare una linea di contenimento. Le famiglie sfollate sono state indirizzate verso zone sicure, lontano dal perimetro dell'incendio.

Deposito di ossigeno e fabbrica di fuochi nel mirino delle fiamme

A destare la maggiore preoccupazione durante l'incendio Santo Stefano Quisquina è stata la presenza di un deposito di ossigeno presso la clinica Ignazio Attardi. Un serbatoio di ossigeno investito dal fuoco rappresenta un rischio esplosivo elevatissimo, motivo per cui la struttura sanitaria è finita immediatamente tra le priorità assolute dei soccorritori.

Accanto, nel raggio d'azione del rogo, si trovano anche un distributore di benzina e una fabbrica di giochi d'artificio: tre obiettivi ad altissimo rischio, capaci di trasformare un incendio boschivo in un'emergenza ben più grave e potenzialmente letale.

Per questo motivo più squadre di vigili del fuoco sono state schierate proprio a protezione di questi siti, con l'obiettivo di raffreddare le strutture e impedire che le fiamme le raggiungessero. Tuttavia la conformazione del terreno e la forza del vento hanno reso difficile ogni operazione di contenimento.

Canadair in azione contro un vasto incendio su una collina secca della Sicilia
I mezzi aerei della forestale in azione contro i roghi che stanno interessando l'entroterra siciliano. · Immagine generata con IA

Vigili del fuoco, canadair e la statale 118 chiusa

Sul posto sono intervenute le squadre dei vigili del fuoco, rinforzate dai distaccamenti di Sciacca e Canicattì, insieme a carabinieri e polizia impegnati nella gestione dell'ordine pubblico e nell'assistenza agli sfollati. In arrivo anche i canadair della forestale per attaccare le fiamme dall'alto, in una zona resa impervia dalla vegetazione secca e dalla scarsa accessibilità.

Le autorità hanno inoltre disposto la chiusura, in entrambe le direzioni, della strada statale 118 "Corleonese Agrigentina", dal chilometro 71,600 al chilometro 73,800. La viabilità è rimasta paralizzata proprio nel tratto che attraversa il comune, complicando anche l'arrivo dei mezzi di soccorso e costringendo a deviazioni sulle strade secondarie.

Non si registrano al momento vittime né feriti, ma il bilancio dei danni ambientali è già pesante. Un secondo rogo, divampato dopo la mezzanotte nel parco dell'Addolorata ad Agrigento, ha intanto distrutto ettari di macchia mediterranea, a conferma di una pressione sul territorio che non conosce tregua nemmeno di notte.

Una Sicilia in fiamme: scirocco e caldo record

L'incendio Santo Stefano Quisquina non è purtroppo un caso isolato. L'intera isola è stretta in una morsa di roghi favoriti dalle temperature elevate, che in alcune località hanno superato i 46 gradi, e dal vento caldo di scirocco che sospinge le fiamme e ne accelera la propagazione.

Nelle stesse ore le squadre hanno operato a Castronovo di Sicilia e Bivona, tra i monti Sicani e la valle del Belice, con altre abitazioni evacuate. Fumo e fiamme hanno interessato anche Monreale e la stessa Palermo, avvolta dalla foschia, mentre roghi sono stati segnalati nel Catanese, tra Belpasso e Militello in Val di Catania, nel Siracusano a Carlentini, Palazzolo Acreide e Noto, e nel Messinese tra Letojanni e Pagliara.

Quindi il quadro è quello di una regione sotto assedio, in cui i mezzi aerei e terrestri vengono spostati continuamente da un fronte all'altro. La combinazione tra siccità prolungata, temperature record e possibili inneschi dolosi rende ogni giornata una corsa contro il tempo per la Protezione civile e per il Corpo forestale.

Perché la stagione degli incendi diventi meno drammatica serviranno tempo, prevenzione e un presidio costante del territorio. Per ora la priorità resta domare i fronti attivi e mettere in sicurezza i centri abitati. Aggiornamenti su questa e altre emergenze sono disponibili nelle sezioni Società e Cronaca di AFG Magazine.

Le fonti ufficiali confermano che l'emergenza legata all'incendio Santo Stefano Quisquina resta in piena evoluzione. Per approfondire si rimanda ai resoconti di ANSA, Affaritaliani e MeridioNews.

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