Emergenza caldo: 45,8 gradi a Jerzu e roghi in Ogliastra
Emergenza caldo al picco stagionale: 45,8 gradi a Jerzu in Ogliastra, un centinaio di evacuati ad Arzana, un incendio riacceso sul monte Morrone e una morte sul lavoro nel Bolognese. Nelle stesse ore il Nord finiva sotto grandine e trombe d'aria.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

L'emergenza caldo ha toccato venerdì 28 agosto 2026 il suo punto più alto dell'estate: in Sardegna la colonnina di mercurio ha segnato 45,8 gradi a Jerzu, in Ogliastra, mentre a poche decine di chilometri un incendio boschivo costringeva il sindaco di Arzana a far evacuare oltre un centinaio di persone. Nella stessa giornata, però, il Nord veniva colpito da trombe d'aria e grandinate. Il Paese, insomma, si è spaccato in due lungo la stessa faglia climatica.
Il quadro nazionale dell'emergenza caldo lo riassume il bollettino serale dell'ANSA: 45 gradi in Sicilia, 44 nel Cosentino, 42 in Abruzzo, 41 a Roma, 40 a Firenze. Inoltre le notti tropicali hanno interessato mezza penisola, con minime che in alcune località di Umbria e Sardegna non sono scese sotto i 31 gradi.
Emergenza caldo: il termometro e la mappa dei bollini non coincidono
Il ministero della Salute ha assegnato per venerdì nove bollini rossi su 27 città monitorate: Bari, Cagliari, Campobasso, Catania, Latina, Messina, Palermo, Reggio Calabria e Roma. Altre undici città erano in arancione, fra cui Ancona, Bologna, Bolzano, Firenze, Napoli, Perugia e Pescara.
Qui però l'emergenza caldo mostra il suo punto cieco. Cagliari, inserita fra le nove città a rischio massimo, ha registrato «solo» 40,8 gradi: cinque in meno di Jerzu, che nella mappa sanitaria non compare affatto. Stessa storia per Bari Sardo (45,7), Osini (44,9) e Tortolì (43,9), tutti sul versante orientale dell'isola. I dati, ancora non validati, sono quelli diffusi dall'Arpas, l'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente della Sardegna.
Il sistema di allerta sull'emergenza caldo, infatti, sorveglia i centri urbani perché è lì che si concentra la popolazione fragile. Tuttavia il caldo più violento si registra nelle valli interne, dove non abita quasi nessuno ma dove bruciano i boschi. È una distinzione che conta, perché le due emergenze — quella sanitaria e quella degli incendi — vengono misurate con strumenti diversi.
Il confronto con le settimane precedenti rende la scala del fenomeno ancora più chiara. Quattro settimane fa, il 31 luglio, avevamo raccontato una giornata da undici bollini rossi con punte di 40 gradi: oggi le città in rosso sono due in meno, ma il picco è salito di quasi sei gradi. Meno allarmi, quindi, non significa meno caldo.
Secondo il meteorologo Lorenzo Tedici di iLMeteo.it, citato da Adnkronos, si tratta della quinta ondata di calore del 2026: breve, ma la più intensa della stagione per il Sud. L'anticiclone africano che la alimenta si è spinto fino alla Danimarca, trascinando con sé enormi quantità di sabbia sahariana.
Arzana, cento evacuati e la corsa ai Canadair
Nel pomeriggio l'emergenza caldo ha prodotto il suo effetto più visibile. Le fiamme divampate nel bosco davanti al paese sono arrivate alle porte di Arzana. Il sindaco Angelo Stochino ha ordinato l'evacuazione di oltre cento persone: fra queste i sessanta ospiti di una struttura protetta per pazienti psichici, i residenti delle case sparse in campagna e alcuni abitanti della periferia. «La situazione è drammatica», ha detto all'ANSA.

Sul rogo hanno operato tre Canadair, due Super Puma e tre elicotteri leggeri della flotta regionale sarda. Un dettaglio, però, dice più di ogni bilancio: uno dei tre Canadair era stato «appena richiesto», cioè chiamato a operazioni già in corso. Durante un'emergenza caldo di questa portata i mezzi aerei non stazionano in attesa, ma vengono spostati da un fronte all'altro.
Monte Morrone, il rogo dato per spento che si è riacceso
Come funzioni davvero quella rotazione lo spiega il caso abruzzese. Sul monte Morrone, in provincia dell'Aquila, un incendio bruciava da oltre quindici giorni. Alle 11.40 di giovedì, stando ai filmati della protezione civile regionale, il fronte era praticamente spento: si stava valutando di smantellare il campo base.
Poi è arrivato il pomeriggio. Il vento caldo e forte, le temperature elevate e — secondo la ricostruzione dell'ANSA — l'interruzione «troppo frettolosa» dello scarico d'acqua hanno riacceso i focolai. I Canadair, nel frattempo, erano stati dislocati da Roma verso altre regioni ritenute più bisognose.
Venerdì mattina la battaglia è ricominciata da capo: oltre cento operatori a terra fra vigili del fuoco, volontari e militari del nono reggimento alpini dell'Aquila, tre Canadair, due elicotteri regionali e un Erickson. Nella notte, con il fronte a 1,2 chilometri da Roccacasale, i pompieri hanno valutato l'evacuazione del paese, decisione poi rientrata. «È una lotta senza quartiere, non c'è regione in Italia con questo contingente in campo», hanno spiegato fonti istituzionali.
L'emergenza caldo, in altre parole, non moltiplica solo gli inneschi: allunga la vita dei roghi già domati. Un incendio dichiarato quasi estinto dopo più di due settimane torna operativo in poche ore se il vento è abbastanza secco. E la flotta aerea nazionale, che a inizio agosto contava già settantamila ettari bruciati dall'inizio dell'estate, deve scegliere ogni giorno dove non intervenire.
Emergenza caldo e una morte sul lavoro nel Bolognese
C'è una sola vittima in questo bilancio, e non è caduta in un bosco. Un giardiniere italiano di 46 anni è morto giovedì pomeriggio a Pianoro, in provincia di Bologna, colpito da un malore mentre lavorava al ripristino della pavimentazione di un'area verde in un'abitazione privata, nel pieno dell'emergenza caldo.
L'allarme è scattato intorno alle 17.10. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione di Pianoro insieme al nucleo operativo radiomobile di San Lazzaro di Savena e al 118, ma i tentativi di rianimarlo sono stati inutili. L'uomo era dipendente di un'azienda di giardinaggio. Le temperature elevate, secondo la ricostruzione dell'ANSA, potrebbero avere concorso al decesso.
Il nesso resta prudenziale e nessuna perizia lo ha confermato. Vale però la pena notare dove è accaduto: nel bollettino di venerdì Bologna figura fra i bollini arancioni, non fra i rossi. L'emergenza caldo, per chi lavora all'aperto nel primo pomeriggio, non comincia al livello massimo di allerta.
Il rovescio del Nord: trombe d'aria, grandine e turisti evacuati
Nelle stesse ore, infatti, l'altra metà del Paese affrontava il problema opposto all'emergenza caldo. Una tromba d'aria si è abbattuta su Cremona danneggiando il Duomo e il Palazzo comunale: sono crollati la copertura di una guglia della cattedrale e il tetto della torre civica, l'unica testimonianza rimasta del più antico palazzo comunale, sostituito nel 1206 dall'edificio attuale.

Grandinate violente hanno interessato anche il Bresciano e il Veronese, con danni all'agricoltura e in particolare ai raccolti di uva a poche settimane dalla vendemmia. A Cremona la pioggia ha sradicato alberi e la grandine ha colpito centinaia di automobili.
In Trentino, intorno alle 14, la funivia del Sass Pordoi sopra Canazei ha chiuso per il maltempo con circa duecento persone alla stazione a monte. Il Soccorso alpino e speleologico trentino ne ha riportate a valle un centinaio in discesa coordinata, mentre le raffiche impedivano l'uso dell'elicottero. Due escursionisti si sono feriti scendendo a piedi lungo i sentieri.
Non è una contraddizione meteorologica: l'aria rovente risalita dal Sahara e l'aria fredda in quota si sono incontrate proprio sopra la Pianura Padana, e quel contrasto è il carburante delle supercelle. È lo stesso meccanismo che avevamo descritto in occasione del maltempo che a fine agosto ha isolato sei paesi fra Lombardia e Toscana.
Cosa aspettarsi nel fine settimana
La tregua dall'emergenza caldo è vicina ma parziale. Sabato i bollini rossi scendono a sei — Bari, Catania, Messina, Palermo, Reggio Calabria e Roma — e gli arancioni a tre. Domenica restano in rosso solo quattro città, tutte fra Sicilia e Calabria: Catania, Messina, Palermo e Reggio Calabria.
Sempre domenica sedici delle 27 città monitorate passano al verde, cioè a rischio nullo. Il Sud estremo, quindi, resterà l'ultimo fronte aperto dell'emergenza caldo, mentre il resto d'Italia rientra nella norma stagionale.
Resta il conto di una giornata sola: 45,8 gradi in Ogliastra, un morto nel Bolognese, oltre cento evacuati ad Arzana, un incendio riacceso in Abruzzo dopo oltre due settimane di lavoro, due monumenti danneggiati a Cremona. Il 19 luglio scorso, quaranta giorni fa, Orani aveva toccato i 48,4 gradi: il record stagionale del 2026 resta quello. L'emergenza caldo di fine agosto non lo ha battuto, ma ha dimostrato che a settembre alle porte l'estate non ha ancora restituito nulla.


