Maltempo al Centro-Nord: 350 evacuati e sei paesi isolati
Il maltempo al Centro-Nord ha lasciato 350 evacuati nella Bergamasca, sei comuni isolati e circa mille interventi dei vigili del fuoco fra Lombardia, Piemonte, Liguria, Toscana, Veneto ed Emilia-Romagna. La Lombardia ha chiesto lo stato di emergenza.

Il maltempo al Centro-Nord ha chiuso la giornata di venerdì 21 agosto 2026 con un bilancio che tiene insieme numeri da emergenza e una geografia insolitamente larga: 350 evacuati nella sola Bergamasca, sei comuni rimasti isolati in alta valle, circa mille interventi dei vigili del fuoco distribuiti su sei regioni. Nubifragi, trombe d'aria e una frequenza di fulmini fuori scala hanno colpito Lombardia, Piemonte, Liguria, Toscana, Veneto ed Emilia-Romagna nell'arco di poco più di ventiquattro ore. La Regione Lombardia ha formalizzato in serata la richiesta dello stato di emergenza.
Il maltempo al Centro-Nord non è stato, però, un fenomeno unico e compatto. È stata piuttosto una sequenza di eventi diversi — piogge di accumulo in montagna, raffiche lineari sulla costa, vortici isolati in pianura — che hanno trovato in ogni territorio il punto debole già noto. Ed è questo, più del singolo record, il dato che rende leggibile la giornata.
Maltempo al Centro-Nord: la mappa dei danni regione per regione
La Lombardia è stata la regione più colpita dal maltempo al Centro-Nord: oltre quattrocento dei circa mille interventi complessivi dei vigili del fuoco, e un conteggio degli sfollati salito durante il giorno fino a circa quattrocento persone su scala regionale. In Val Camonica la piena ha distrutto il ponte sul torrente Val Rabbia a Sonico, dove giovedì sera erano state evacuate 57 persone; a Vione gli evacuati sono stati 70, mentre a Malonno l'Oglio ha invaso parte dell'abitato. A Ponte di Legno un fulmine ha colpito la centralina di una cabinovia: le otto persone a bordo sono rimaste illese.
In Piemonte i vigili del fuoco hanno registrato oltre 260 interventi fra le province di Torino, Novara, Vercelli e Alessandria. A Chivasso una tromba d'aria ha sfondato il palazzetto dello sport e danneggiato le linee elettriche nella frazione Boschetto. «L'uragano ha avuto la meglio», ha sintetizzato il sindaco Claudio Castello.
In Liguria un tornado si è formato a Rapallo, alla foce del Boate, e un downburst ha investito il litorale fra Cogoleto e Arenzano, dove il tetto di uno stabilimento balneare è stato divelto; le raffiche hanno toccato i 109 km/h a Fontanafresca e due tratti della statale Aurelia sono stati chiusi. In Friuli Venezia Giulia il maltempo al Centro-Nord ha prodotto 135 richieste di intervento — 50 a Udine, 40 a Pordenone, 32 a Gorizia, 13 a Trieste — con punte di 128 km/h sullo Zoncolan. In Emilia-Romagna gli interventi hanno superato quota 150, con l'aeroporto di Forlì chiuso per un'ora e raffiche misurate a 120 km/h sulla pista. Nelle Marche, a Sant'Elpidio a Mare, un tetto scoperchiato ha scaricato tegole sulle auto in sosta.
Sei paesi isolati nella Bergamasca e un campeggio da svuotare
Il capitolo più delicato del maltempo al Centro-Nord si è però aperto in alta Val Brembana. Sei comuni — Valleve, Carona, Foppolo, Branzi, Valbondione e Gandellino — sono rimasti isolati per frane e smottamenti sulle strade di fondovalle. Gli evacuati nella provincia di Bergamo sono stati 350: di questi, circa 250 erano ospiti del campeggio di Isola di Fondra, minacciato insieme dall'esondazione e da un movimento franoso a monte. Sessanta persone sono state sistemate nelle palestre, le altre centottanta hanno trovato ospitalità presso parenti.
A Valleve una frana ha isolato un'abitazione e i soccorritori hanno tratto in salvo tre persone, fra cui due bambini. In provincia di Sondrio altre trenta persone sono state allontanate dalla frazione Bondone. Sono numeri contenuti rispetto alle grandi alluvioni di pianura, ma raccontano la vulnerabilità specifica che il maltempo al Centro-Nord ha messo in evidenza: in montagna non serve un metro d'acqua per tagliare fuori un paese, basta che ceda il versante sopra l'unica strada che lo collega.

Maltempo al Centro-Nord: dai 253 millimetri delle Orobie ai 100 km/h della Versilia
I dati misurati aiutano a distinguere due facce molto diverse del maltempo al Centro-Nord. Secondo il Centro regionale idrometeorologico e per il clima di Arpa Lombardia, sulle Alpi Orobie sono caduti fino a 250 millimetri di pioggia e fino a 240 sulla sponda occidentale del lago di Como; il massimo assoluto è stato registrato alla stazione di Carona Lago Fregabolgia, a 1.955 metri di quota, con 253 millimetri accumulati da mercoledì sera. I bacini più sollecitati sono stati quelli del Brembo, dell'Oglio e del Serio.
In Lunigiana il maltempo al Centro-Nord ha avuto il profilo opposto: non accumulo prolungato ma concentrazione estrema. A Bagnone, in provincia di Massa Carrara, sono caduti 128 millimetri in una sola ora, 260 in meno di tre ore e circa 380 nell'intero episodio — una intensità che in quella zona non si registrava dal 1996. I vigili del fuoco hanno liberato tre persone rimaste intrappolate sotto una frana; ad Anas è toccato chiudere cinque chilometri della statale 62 all'altezza di Villafranca, mentre la provinciale 21 cedeva. A Masero di Terrarossa il torrente Civiglia ha tracimato allagando un centro commerciale, e cinque residenti sono rimasti irraggiungibili per il crollo di un ponte.
Sulla costa, infine, del maltempo al Centro-Nord ha agito soltanto la componente ventosa. In Versilia le raffiche a 100 km/h hanno danneggiato decine di stabilimenti balneari fra Tonfano, Lido di Camaiore e Viareggio, dove un platano è caduto sulle auto nella zona del mercato; il blackout ha interessato le frazioni di Mulina, Cardoso, Stazzema e Sant'Anna. In Toscana si sono contati oltre ventunomila fulmini e circa seimila utenze rimaste senza corrente.

Firenze, l'unica ferita e la fragilità dei centri storici
L'unico ferito accertato del maltempo al Centro-Nord è una turista di 75 anni, colpita a una spalla da una tegola staccatasi da un tetto in piazza Davanzati, a Firenze, e trasportata in codice giallo all'ospedale di Santa Maria Nuova. La piazza è stata poi chiusa al transito pedonale e veicolare. Un albero caduto ha imposto la chiusura di viale Giovine Italia, la linea 2 della tramvia si è fermata nella zona di Santa Maria Novella per materiali edili finiti sull'infrastruttura, e il servizio ferroviario verso Borgo San Lorenzo è rimasto sospeso dalle 13.45.
Che un evento di questa portata si chiuda con una sola persona ferita è, va detto, un esito fortunato più che il frutto di una difesa efficace. Il maltempo al Centro-Nord ha colpito in pieno agosto, di venerdì pomeriggio, in città e litorali affollati di turisti: la tegola di piazza Davanzati indica dove passa davvero il rischio nei centri storici, e cioè da manufatti che nessun sistema di allerta può mettere in sicurezza in poche ore.
Lo stato di emergenza e il conto che non si chiude
Il governatore lombardo Attilio Fontana ha chiesto al ministro per la Protezione Civile Nello Musumeci il riconoscimento dello stato di emergenza; il ministro ha garantito che sottoporrà l'istanza al Consiglio dei ministri appena possibile. Il presidente della Toscana Eugenio Giani ha parlato di «un evento meteorologico di eccezionale intensità». Sul piano formale, insomma, il maltempo al Centro-Nord ha già imboccato la procedura prevista.
Qui però il bilancio del maltempo al Centro-Nord incrocia un problema più vecchio della perturbazione. Undici giorni prima, l'11 agosto, la Coldiretti aveva stimato in oltre 3 miliardi di euro i danni provocati al settore agricolo dal clima nel 2026: una contabilità costruita sulla siccità, non sulla pioggia. Nelle stesse aree colpite giovedì e venerdì, il Piemonte registrava un deficit del 30% nelle riserve idriche e la Lombardia una disponibilità dimezzata nelle zone risicole. Ed è nello stesso rapporto che compare il dato più scomodo: l'Italia trattiene appena l'11% dell'acqua piovana che riceve.
È il paradosso che tiene insieme questa estate. Le stesse valli che a inizio agosto erano sotto stress idrico — e che avevano già fatto i conti con 70mila ettari bruciati dagli incendi — hanno ricevuto in due giorni 250 millimetri d'acqua senza poterne trattenere quasi nulla, e anzi trasformandoli in frane, esondazioni e ponti divelti. Non è un'alternanza casuale fra siccità e nubifragio: è lo stesso deficit infrastrutturale visto da due lati, e appartiene a pieno titolo alle cronache di società di questa stagione.
Che cosa succede adesso
Arpa Lombardia ha previsto un rapido esaurimento del maltempo al Centro-Nord: precipitazioni residue sulle Alpi e Prealpi nel pomeriggio di venerdì, esaurimento in serata, poi condizioni stabili e in prevalenza soleggiate per sabato 22 e domenica 23, con temperature in lieve rialzo e nella media stagionale. Una nuova perturbazione è attesa martedì 25 agosto. Per sabato resta comunque l'allerta gialla per temporali su Lombardia, Molise, Campania, Puglia e Basilicata, mentre sulla rete di Autostrade Alto Adriatico il controesodo porterà 180mila transiti, con bollino nero sabato e bollino rosso domenica.
La finestra utile, quindi, è di appena tre giorni: quanto basta per riaprire le strade e riportare a casa gli sfollati, non per mettere in sicurezza i versanti. Il vero test del maltempo al Centro-Nord non sarà l'istruttoria dello stato di emergenza — quella arriverà — ma il momento in cui, chiuse le pratiche di risarcimento, si tornerà a decidere se investire sui bacini di accumulo e sulla manutenzione dei versanti oppure aspettare la prossima perturbazione. Finora, in questa estate, ha vinto sempre la seconda opzione.
Fonti: ANSA, Arpa Lombardia via ANSA, Sky TG24, Coldiretti via ANSA.


