Doppia OPS MPS: 34 miliardi su Bpm e Banca Generali
Doppia OPS MPS: il Monte dei Paschi lancia due offerte pubbliche di scambio da 34 miliardi complessivi su Banco BPM e Banca Generali, rispondendo all'OPS da 30,6 miliardi di Intesa Sanpaolo. Assemblea straordinaria il 29 ottobre.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

La doppia OPS MPS annunciata venerdì 21 agosto 2026 ribalta il tavolo del risiko bancario italiano: Banca Monte dei Paschi di Siena ha lanciato due offerte pubbliche di scambio volontarie sulla totalità di Banco BPM e di Banca Generali, per un controvalore complessivo di circa 34 miliardi di euro. È la mossa con cui l'amministratore delegato Luigi Lovaglio prova a sottrarre l'istituto senese all'offerta da 30,6 miliardi lanciata da Intesa Sanpaolo lo scorso 8 giugno.
Doppia OPS MPS: i numeri delle due offerte
Le due operazioni sono state definite dal Monte «contestuali e parallele, ma giuridicamente separate». Il primo fronte della doppia OPS MPS è il Banco BPM guidato da Giuseppe Castagna, dove l'offerta vale 25,3 miliardi di euro, con un rapporto di cambio di 1,567 azioni MPS di nuova emissione per ogni titolo BPM: significa 16,729 euro per azione, cioè un valore allineato ai corsi di mercato, senza alcun premio.
Diverso il trattamento riservato a Banca Generali, valutata 8,72 miliardi: qui il concambio è di 6,958 azioni MPS per titolo, pari a 74,284 euro, con un premio del 10% sulle chiusure del 19 agosto. Nessuna delle due offerte prevede una componente in contanti: la doppia OPS MPS è interamente carta contro carta.
Entrambe le gambe della doppia OPS MPS sono condizionate al raggiungimento di una soglia minima di adesioni del 50% più un'azione e al via libera delle autorità di vigilanza. Il closing, secondo il calendario indicato dalla banca, è atteso entro la metà di febbraio 2027. A perimetro completo, gli azionisti del Monte conserverebbero il 50,1% del nuovo gruppo, quelli di Banco BPM il 37,2% e quelli di Banca Generali il 12,7%.

Doppia OPS MPS: la contromossa di Lovaglio a Intesa Sanpaolo
Per capire la portata dell'annuncio bisogna tornare all'8 giugno, quando Intesa Sanpaolo ha lanciato la propria offerta pubblica di scambio da 30,6 miliardi sul Monte dei Paschi. Da allora la banca senese è formalmente sotto assedio, e la doppia OPS MPS rappresenta la risposta difensiva più aggressiva possibile: invece di lasciarsi assorbire dal primo gruppo bancario italiano, Siena prova a diventare essa stessa il predatore.
La logica della doppia OPS MPS è quella che i manuali di finanza chiamano difesa Pac-Man. Lovaglio propone infatti che MPS si trasformi nel «centro di un nuovo polo bancario nazionale», integrando Banco BPM e Banca Generali con il perimetro che il Monte ha già costruito attorno a Mediobanca. Non è soltanto una questione di taglia: sul tavolo ci sono due visioni alternative del futuro dell'istituto più antico del mondo, e un aumento di capitale al servizio dello scambio che diluirebbe inevitabilmente chi oggi controlla Siena.
Tuttavia la mossa ha un costo strategico evidente. Con il 50,1% del capitale, gli attuali soci del Monte manterrebbero un margine di controllo strettissimo, sufficiente sulla carta ma fragile davanti a qualunque scostamento nelle adesioni. Nella compagine risultante Crédit Agricole sarebbe il primo azionista con il 10,9%, seguito da Delfin all'8,8% e dal gruppo Caltagirone al 6,8%.
Un gruppo da 80 miliardi e una cedola straordinaria da 4 miliardi
I numeri con cui Lovaglio ha presentato la doppia OPS MPS sono ambiziosi. Il gruppo combinato raggiungerebbe una capitalizzazione di 80 miliardi di euro e oltre 11 milioni di clienti, entrando nella top ten europea per valore di Borsa. Sul territorio significherebbe 2.915 sportelli — secondo polo italiano per rete — 245 miliardi di impieghi verso la clientela e 810 miliardi di attività finanziarie totali.
Su base pro-forma 2025 le tre banche hanno generato insieme circa 6 miliardi di utili e 15 miliardi di ricavi. Le sinergie ante imposte stimate a regime ammontano a 2,6 miliardi di euro l'anno, di cui circa 0,8 miliardi riconducibili all'integrazione di Mediobanca, a fronte di oneri una tantum per 2,5 miliardi.
Il vero richiamo per gli azionisti, però, è la remunerazione. Il gruppo promette 30 miliardi di dividendi nell'arco 2026-2030, di cui 19 di competenza del Monte, e soprattutto una cedola straordinaria immediata da 4 miliardi: 1 miliardo in contanti e 3 miliardi corrisposti in azioni Generali, pari a circa il 4,5% del capitale del Leone. È il modo con cui Siena prova a rendere la propria autonomia più appetibile dell'offerta di Intesa.

Le incognite: Crédit Agricole, Generali e il gelo di Piazza Affari
Gli ostacoli sul percorso della doppia OPS MPS non sono pochi. Crédit Agricole, che detiene il 29,3% di Banco BPM, ha già manifestato dubbi sull'effettiva creazione di valore dell'operazione: senza il suo assenso la soglia del 50% diventa un traguardo assai più impervio. Sul fronte opposto, Assicurazioni Generali controlla il 50,17% di Banca Generali e dovrebbe accettare di rinunciare al controllo della propria controllata nel risparmio gestito, che a sua volta ha definito l'offerta «non sollecitata né preventivamente concordata».
Il mercato, infine, non si è scaldato. Nella seduta del 21 agosto la doppia OPS MPS ha prodotto reazioni tiepide a Piazza Affari: il Monte ha oscillato attorno alla parità chiudendo poi in flessione dell'1,7%, Banco BPM ha ceduto lo 0,3% e Banca Generali ha perso l'1,9%, mentre Mediobanca arretrava dell'1,4%. Intesa Sanpaolo e Generali si sono mosse in leggero rialzo, con il Ftse Mib sostanzialmente invariato. L'assenza di premio sul Banco BPM spiega buona parte della freddezza degli investitori, che leggono l'operazione più come una manovra difensiva che come un progetto industriale già maturo.
Consob, assemblea del 29 ottobre e i prossimi passaggi
Sul piano procedurale la partita della doppia OPS MPS si giocherà nelle prossime settimane. L'assemblea straordinaria del Monte è convocata per il 29 ottobre: dovrà autorizzare sia l'aumento di capitale al servizio delle offerte sia la distribuzione della cedola straordinaria. La delibera del consiglio di amministrazione del 20 agosto, però, è passata soltanto a maggioranza, con l'astensione di quattro consiglieri — un segnale, osservano gli analisti di Equita, delle divergenze interne alla governance senese.
Nel frattempo Intesa Sanpaolo sta valutando un esposto alla Consob. I legali del gruppo guidato da Carlo Messina stanno approfondendo le comunicazioni al mercato del Monte, in particolare la tempistica della convocazione assembleare e il fatto che gran parte delle decisioni del consiglio fossero circolate con largo anticipo rispetto al comunicato ufficiale. La banca senese, dal canto suo, resta soggetta alle restrizioni sulla comunicazione previste durante un'offerta pubblica.
Quella che si apre è dunque una fase di logoramento regolatorio e assembleare, non una corsa a chi annuncia per primo. Come già accaduto nella precedente stagione di aggregazioni attorno a BPM e MPS, il consolidamento del sistema bancario italiano procede per offerte incrociate e contromosse più che per accordi negoziati. Per il risparmiatore, come per le imprese che si finanziano allo sportello, l'esito di questa partita di economia e finanza deciderà quanti interlocutori bancari resteranno davvero sul mercato.
La doppia OPS MPS resta comunque un passaggio spartiacque: qualunque sia l'esito del 29 ottobre, il perimetro delle prime tre banche italiane non sarà più quello dell'inizio dell'estate.


