Aggregazione Banco BPM MPS: nasce il secondo polo bancario
Aggregazione Banco BPM MPS proposta il 7 giugno 2026: capitalizzazione 50 miliardi, sinergie ante imposte 1,1 miliardi, contromossa Intesa-BPER-Unipol, CDA senese atteso lunedì 8 giugno.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Aggregazione Banco BPM MPS: la proposta arriva a sorpresa il 7 giugno
L’aggregazione Banco BPM MPS è ufficialmente sul tavolo. Domenica 7 giugno 2026 il consiglio di amministrazione di Banco BPM, guidato dall’amministratore delegato Giuseppe Castagna, ha approvato all’unanimità l’invio di una comunicazione formale al Monte dei Paschi di Siena, proponendo l’avvio di un dialogo per dar vita a quello che diventerebbe il secondo operatore bancario italiano per dimensioni, alle spalle della sola Intesa Sanpaolo. La mossa è arrivata di domenica, a Borse chiuse, e ha rimesso al centro del tavolo il dossier che fino a poche settimane fa sembrava archiviato in favore di altre traiettorie senesi.
Nella lettera inviata da Piazza Meda al vertice senese, Banco BPM definisce l’operazione come la «soluzione più coerente per allineare tutti gli azionisti su un disegno industriale comune, preservando il Dna dei due istituti e valorizzando le rispettive culture». Il quadro proposto è quello di una merger of equals, ossia una fusione tra pari, con bilanciamento della governance e rappresentatività degli stakeholder dei due gruppi. La risposta del Monte è attesa per lunedì 8 giugno, quando si riunirà il consiglio di amministrazione convocato a Siena.
Il piano industriale: 50 miliardi di capitalizzazione e 1,1 miliardi di sinergie
I numeri dell’aggregazione Banco BPM MPS raccontano la dimensione storica del progetto. La capitalizzazione di mercato del nuovo gruppo supererebbe i 50 miliardi di euro, con una generazione di utile netto a regime stimata intorno ai 6 miliardi e un CET1 pro-forma in area 15%. La creazione di valore attesa è di almeno 5,5 miliardi, mentre le sinergie complessive ante imposte sono indicate sopra 1,1 miliardi di euro: oltre 650 milioni da risparmi di costo e oltre 450 milioni dalla componente ricavi. Quest’ultima si scompone in circa 250 milioni di sinergie di rete commerciale e 200 milioni dalla razionalizzazione delle fabbriche prodotto.
Sul fronte territoriale, il combinato nascente sarebbe primo operatore per numero di sportelli in Lombardia, Toscana e Veneto, rafforzando al tempo stesso la presenza nel Centro-Sud, storica area di radicamento del Monte. Il razionale strategico tocca anche le partecipazioni rilevate da MPS in Mediobanca e le sinergie con Assicurazioni Generali, oltre alla complementarietà nelle fabbriche prodotto che Banco BPM ha recentemente reinternalizzato e che Siena ha invece esternalizzato negli anni della ricapitalizzazione pubblica. Per inquadrare il contesto patrimoniale del settore basta confrontare la mossa di Castagna con il record di redditività segnato a primavera da Unicredit nel primo trimestre 2026: il risiko parte da banche in salute, non da gruppi in crisi.
La contromossa di Intesa Sanpaolo, BPER e Unipol
La proposta di Banco BPM ha innescato una reazione immediata. Intesa Sanpaolo, guidata da Carlo Messina, starebbe lavorando a un’offerta congiunta con BPER e Unipol: lo ha rivelato il Financial Times nelle ore successive all’annuncio milanese e lo conferma l’AGI nella sua sintesi del dossier. Lo schema in costruzione prevede una divisione netta delle spoglie senesi: BPER rileverebbe le attività bancarie pure di MPS, mentre Ca’ de Sass acquisirebbe la controllata Mediobanca e di conseguenza la partecipazione del 13% nel capitale di Assicurazioni Generali.
Intesa Sanpaolo e Unipol hanno tenuto consigli di amministrazione straordinari proprio nella serata di domenica 7 giugno, mentre Unipol è attesa a un comunicato pre-apertura lunedì 9 giugno. Inoltre Monte dei Paschi ha precisato di non essere «a conoscenza di alcuna presunta offerta congiunta» da parte dei concorrenti, una formula che non chiude la porta ma prende tempo. Tuttavia il pressing competitivo cambia radicalmente l’orizzonte del CDA senese: la valutazione della proposta BPM non potrà più prescindere dallo scenario alternativo.
Il peso di Crédit Agricole e le ricadute sul Monte dei Paschi
Un nodo cruciale del dossier è il ruolo di Crédit Agricole, primo azionista di Banco BPM con il 22,8% del capitale. I rappresentanti dei francesi nel CDA hanno approvato la mossa, segnalando il commitment necessario perché un’offerta carta contro carta di queste dimensioni risulti credibile sul mercato. Il via libera di Verdun non è scontato e cambia il profilo di rischio del progetto: senza il sostegno del socio francese il piano sarebbe rimasto sulla carta.
Resta da capire la posizione del Ministero dell’Economia, che attraverso il Tesoro ha governato la lunga stagione di ricapitalizzazione del Monte e che oggi mantiene una quota residua dopo le cessioni del biennio scorso. L’esecutivo Meloni ha sempre dichiarato di voler favorire la nascita di un terzo polo bancario di matrice italiana: il piano di Castagna si inserisce in questa cornice, ma la controproposta Intesa-BPER risponde alla stessa logica scomponendo il Monte tra più attori. Infine pesa anche il giudizio dei mercati su MPS: secondo Michele Calcaterra, docente di Corporate Finance alla Bocconi citato dall’Adnkronos, «la vera ragione per accelerare non è tanto industriale quanto opportunistica», perché la finestra di valutazione apertasi sul titolo senese potrebbe richiudersi rapidamente.
Aggregazione Banco BPM MPS: cosa attendersi dal CDA di lunedì 8 giugno
Il calendario di settimana prossima dirà molto sull’esito dell’aggregazione Banco BPM MPS. Il CDA del Monte, convocato lunedì 8 giugno, dovrà decidere se aprire formalmente una due diligence con Piazza Meda, se attendere un’eventuale offerta concorrente di Intesa Sanpaolo e BPER o se rispedire al mittente la proposta milanese. Il board ha tre opzioni concrete: dialogo esclusivo con BPM, dialogo competitivo tra i due schieramenti, oppure status quo a difesa del piano stand-alone basato sull’ingresso in Mediobanca.
Per il sistema bancario italiano la posta in gioco va oltre il singolo dossier: la riapertura del consolidamento dopo anni di stallo coinvolge banche, assicurazioni e i grandi azionisti francesi, in una partita che potrebbe ridisegnare il panorama dell’economia e finanza italiana per il prossimo decennio. Quindi i prossimi cinque giorni di Borsa, tra le sedute di lunedì 8 e venerdì 12 giugno, saranno decisivi per capire quale tra i due progetti di terzo polo nazionale riuscirà a coagulare consenso tra azionisti, autorità di vigilanza e mercato. Una sintesi dettagliata della proposta è disponibile sull’Ansa, mentre il commento di Sky TG24 ricostruisce la tempistica della contromossa di Intesa Sanpaolo. Infine, il pronunciamento di Unipol atteso prima dell’apertura del 9 giugno chiuderà il cerchio sulla credibilità dello schieramento alternativo a Banco BPM.


