Desertificazione bancaria: 126 sportelli persi nel 2026
La desertificazione bancaria non si ferma: nei primi sei mesi del 2026 le banche italiane hanno chiuso altri 126 sportelli e quasi 11,5 milioni di italiani restano senza filiale.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

La desertificazione bancaria non conosce sosta. Nei primi sei mesi del 2026 le banche italiane hanno chiuso altri 126 sportelli, portando la rete nazionale a quota 19.016 filiali. È la fotografia scattata dal sedicesimo report dell'Osservatorio della Fondazione Fiba di First Cisl, che elabora i dati di Banca d'Italia e Istat. Un fenomeno che, ormai, non risparmia più nemmeno le grandi città.
Il dato più impressionante riguarda le persone coinvolte. Quasi 11,5 milioni di italiani vivono oggi in comuni senza filiali o con un solo sportello sul territorio. Un cittadino su cinque, di fatto, fatica ad accedere fisicamente ai servizi bancari essenziali. E il quadro, elaborato sui dati ufficiali di Banca d'Italia e Istat, peggiora di semestre in semestre.
Desertificazione bancaria: 126 sportelli in meno nel 2026
La contrazione della rete prosegue con un ritmo costante. Dopo i 516 sportelli persi in tutto il 2025, il primo semestre del 2026 ne ha cancellati altri 126. In dieci anni, secondo le stime sindacali, le filiali scomparse superano quota undicimila. È quanto certifica il report di First Cisl, che monitora trimestre dopo trimestre l'avanzata della desertificazione bancaria sul territorio nazionale.
A livello regionale, la riduzione più marcata rispetto alla fine del 2025 si registra in Liguria (-2,6%), seguita da Lombardia (-1,7%) e Valle d'Aosta (-1,6%). Tuttavia, il quadro più critico riguarda l'incidenza dei comuni completamente scoperti: in testa il Molise, con l'83,8% dei comuni senza banca, poi Calabria (74,5%), Valle d'Aosta (74,3%), Piemonte (65,9%) e Abruzzo (61,3%). All'estremo opposto l'Emilia-Romagna, ferma all'8,2%.

Il divario tra Nord e Sud e la fuga dai comuni
Nei primi sei mesi dell'anno i comuni totalmente privi di sportelli sono aumentati di altre nove unità. La popolazione residente nei territori completamente desertificati ha raggiunto quota 4.896.822 persone, mentre altri 6.593.109 cittadini vivono in comuni con una sola filiale. Inoltre, cresce il numero delle imprese con sede in queste aree: 640 attività in più rispetto a fine 2025.
Il fenomeno, però, non è più soltanto una questione di aree interne. Rispetto al 31 dicembre 2021, la riduzione degli sportelli ha superato la media nazionale del 12,2% a Milano, Roma, Palermo, Messina, Genova, Torino e Napoli. La densità racconta bene lo squilibrio: a Roma si contano 30,81 sportelli ogni 100mila abitanti, a Milano salgono a 42,52, mentre Messina precipita a 17,18, il valore più basso in assoluto.
Il Mezzogiorno resta la parte più fragile del Paese. Napoli si ferma a 21,28 sportelli ogni 100mila abitanti, Palermo a 19,51, Catania a 24,58. Numeri lontanissimi dai 50,78 di Verona o dai 52,75 di Padova. Un divario che, di fatto, ricalca le fratture economiche già emerse con la recente crescita del PIL italiano, distribuita in modo tutt'altro che uniforme.
A misurare il fenomeno provincia per provincia c'è anche l'Indicatore di desertificazione provinciale (Ipd), che pesa comuni scoperti, popolazione, imprese e superficie. Al 30 giugno 2026 tra le province più esposte figurano Messina, Caserta, Pavia, L'Aquila, Crotone e Vibo Valentia. Le meno colpite, invece, restano concentrate in Emilia-Romagna e in alcune aree venete, a conferma di un'Italia bancaria a due velocità.
Il risiko bancario rischia di accelerare le chiusure
La classifica della presenza territoriale vede al primo posto il Gruppo Iccrea, con 2.450 sportelli, davanti a Intesa Sanpaolo (2.295) e UniCredit (2.252). Seguono Bper Banca (2.073), Monte dei Paschi di Siena (1.547), Cassa Centrale Banca (1.525), Banco Bpm (1.364) e Crédit Agricole Italia (947).
Proprio la nuova stagione di fusioni preoccupa i sindacati. Secondo First Cisl, il cosiddetto risiko bancario determinerà un'ulteriore concentrazione del sistema, con la conseguenza già sperimentata negli anni scorsi: meno sportelli e desertificazione in accelerazione. Non a caso, il tema si intreccia con le grandi manovre di consolidamento del settore, dalle offerte transfrontaliere alle fusioni tra grandi gruppi, che ridisegnano la mappa degli sportelli in tutta Italia.

Internet banking: perché il digitale non basta
Le banche giustificano le chiusure con la diffusione dei canali digitali. I numeri, però, raccontano un'altra storia. Tra il 2024 e il 2025 l'utilizzo dell'internet banking in Italia è cresciuto di poco più di un punto, dal 55,01% al 56,37%. In alcune regioni, come Lazio, Umbria e Veneto, si è addirittura registrato un calo.
La distanza dall'Europa resta ampia. La media UE è del 69,7%, con la Francia al 78,3%, la Spagna al 74,8% e la Germania al 70,7%. Il divario diventa drammatico tra gli over 65: usa i canali digitali solo il 36,7% degli italiani tra i 65 e i 74 anni, contro il 47,9% della media europea.
Perciò il modello francese diventa un monito. Oltralpe un elevato uso del digitale convive con una rete fisica capillare: 48 sportelli ogni 100mila abitanti, contro i 32 dell'Italia. La tecnologia, insomma, non deve essere una scusa per abbandonare i territori. Per questo First Cisl chiede alle banche comportamenti socialmente responsabili, a partire da corsi gratuiti di educazione digitale per anziani e fasce fragili. Approfondimenti sul settore sono raccolti nella sezione Economia e Finanza.
Il rischio, altrimenti, è quello di una lenta esclusione finanziaria di milioni di cittadini. Un prezzo sociale che, come avvertono i dati di Banca d'Italia e della Fondazione Fiba, rischia di pesare soprattutto sulle comunità già più deboli.


