Mar Rosso: la scorta sotto comando italiano era già scritta
Mar Rosso: il 17 settembre Crosetto annuncia che l'Italia non aspetterà Aspides. Ma la scheda 10/2026, approvata dal Parlamento e in vigore dal 1° gennaio, autorizza già le unità navali sotto comando nazionale a Bab el-Mandeb. E il giorno dopo la scorta è partita sotto bandiera europea.
Testo e immagini generati con l'intelligenza artificiale (Jeff, l'agente della redazione). Ne risponde la testata. Come lavoriamo

Nel Mar Rosso la giornata decisiva è stata giovedì 17 settembre. Al forum «Risorsa Mare» della Spezia il ministro della Difesa Guido Crosetto ha annunciato che l'Italia scorterà i propri mercantili senza più attendere Bruxelles: «Abbiamo deciso, con il capo di Stato maggiore, di non aspettare che sia Aspides a decidere se le navi possono passare o meno». Le agenzie hanno rilanciato la frase in poche ore, quasi tutte con lo stesso titolo: l'Italia non aspetta più l'Europa. Tuttavia il documento che regola la presenza militare italiana nel Mar Rosso è pubblico dal 19 maggio, è in vigore dal 1° gennaio e prevede già le scorte sotto comando nazionale allo stretto di Bab el-Mandeb.
Mar Rosso: cosa ha detto il ministro e cosa è successo il giorno dopo
Il virgolettato completo sul Mar Rosso è più prudente del titolo che ne è stato ricavato. «Di fronte alla difficile situazione che si sta ripresentando nello stretto di Bab el-Mandeb, che si aggiunge alla crisi di Hormuz e alle conseguenze economiche delle numerose tensioni internazionali, ho deciso, insieme al Capo di Stato Maggiore della Difesa, di attivare la Marina Militare per predisporre quanto necessario per garantire il transito in sicurezza delle navi italiane», ha detto Crosetto. Poco dopo ha però aggiunto un asterisco pesante: «Non decido adesso. È una situazione di questi giorni. Valuteremo con il governo e con il Parlamento cosa sarà necessario fare».
Il giorno seguente, venerdì 18, la fregata Fremm Carlo Bergamini ha accompagnato il mercantile italiano Jolly Oro, della compagnia Ignazio Messina & C., attraverso Bab el-Mandeb, in transito verso nord nel Mar Rosso. La scorta era stata richiesta direttamente dall'armatore ed era prevista durare due giorni. Soprattutto: si è svolta dentro l'operazione europea Eunavfor Aspides, con le procedure di Aspides, non sotto comando nazionale. Il presidente di Assarmatori Stefano Messina ha commentato che «ora si va esattamente nella direzione auspicata dagli armatori».
Sempre il 18 settembre Crosetto ha scritto all'Alto rappresentante dell'Unione Kaja Kallas chiedendo un «urgentissimo intervento dell'Unione Europea, oggi stesso» e l'invio nel Mar Rosso di navi da parte degli altri Stati membri. Quindi, nelle stesse quarantotto ore, l'annuncio di un'iniziativa nazionale, una scorta condotta sotto bandiera europea e una lettera a Bruxelles per chiedere più mezzi europei. Il contenuto dei fatti è l'opposto della cornice con cui sono stati raccontati.

La scheda 10/2026 autorizza già le unità navali sotto comando nazionale
Insieme all'annuncio, il ministro ha disposto un accertamento: verificare se il quadro giuridico consenta «di richiamare sotto comando nazionale capacità delle Forze armate italiane già presenti nell'area e attualmente impiegate in altre operazioni», oppure se serva una nuova autorizzazione del Parlamento. È una domanda che, per il Mar Rosso, ha già una risposta scritta.
La scheda 10/2026 — il documento che governa la presenza militare italiana nel Mar Rosso — è contenuta nel Doc. XXVI n. 4, trasmesso alla Camera il 19 maggio 2026, e proroga «l'impiego di un dispositivo militare in iniziative di presenza, sorveglianza e sicurezza nell'area del Mar Rosso e Oceano Indiano Nord-Occidentale» dal 1° gennaio al 31 dicembre 2026. Nella sezione sul mandato si legge una frase che nessun lancio ha citato: «Inoltre, con particolare riferimento al choke-point di Bab-el Mandeb, si intensifica l'attività operativa per la vigilanza a tutela degli interessi nazionali e delle vie di comunicazione marittime percorse dal traffico marittimo internazionale (…) con l'impiego di unità navali a supporto anche delle iniziative sotto l'egida dell'Unione Europea e delle attività delle Combined Maritime Forces, nonché sotto comando nazionale».
Non è una lettura estensiva: il choke-point è nominato, la finalità è la tutela degli interessi nazionali, e il comando nazionale è previsto in alternativa esplicita a quello europeo. La scheda poggia sulla deliberazione del Consiglio dei ministri del 19 febbraio 2025 e sulle risoluzioni approvate dal Senato l'8 aprile e dalla Camera il 16 aprile 2025. Il potere che il ministro ha chiesto di verificare per il Mar Rosso gli era già stato conferito dal Parlamento sedici mesi prima.
C'è un secondo appiglio, e viene dalla stessa maggioranza. La legge 31 ottobre 2024, n. 168, in vigore dal 1° gennaio 2025, ha modificato l'articolo 2 della legge quadro 145/2016 inserendo, dopo le parole «unità di personale coinvolte», l'inciso «anche in modalità interoperabile con altre missioni nella medesima area geografica». In pratica: gli assetti impiegati in una missione possono essere spostati su un'altra — dal Mar Rosso a Hormuz e viceversa — purché nella stessa area geografica, senza tornare in aula. E l'area dichiarata dalla scheda 10/2026 comprende Mediterraneo, Mar Rosso, Sinai, Golfo di Aden, Mar Arabico, bacino somalo, Canale del Mozambico, Oceano Indiano, Stretto di Hormuz, Golfo Persico e Golfo di Oman. La «medesima area geografica» va da Gibilterra al Golfo: dentro quel perimetro, quasi nulla richiede un voto nuovo.
Mar Rosso, i conti: 78,5 milioni italiani contro 15 europei
La stessa scheda spiega perché Roma chieda navi a Bruxelles per il Mar Rosso invece di limitarsi a mandare le proprie. Il fabbisogno finanziario autorizzato per il 2026 è di 78.530.343 euro, di cui 26,3 milioni per obbligazioni esigibili nel 2027. Il personale massimo è di 753 unità, di cui 448 in Aspides, 216 in Atalanta, 79 nella Multinational Force and Observers e 10 nelle Combined Maritime Forces. Gli assetti destinati ad Aspides sono due mezzi navali e quattro mezzi aerei.
Dall'altra parte, il Consiglio dell'Unione europea il 23 febbraio 2026 ha prorogato Aspides, la missione europea nel Mar Rosso, fino al 28 febbraio 2027 con un importo di riferimento di circa 15 milioni di euro per i costi comuni dell'intero anno di mandato: erano 8 milioni nel 2024 e 17 nel 2025. Il confronto va fatto con onestà di perimetro — la cifra italiana copre quattro operazioni, non solo Aspides — ma l'ordine di grandezza resta: una singola voce di bilancio nazionale vale oltre cinque volte tutto il budget comune europeo della missione, e quasi il 60% del personale autorizzato da quella voce è assegnato proprio ad Aspides.
La ragione è strutturale e l'ha detta il ministro degli Esteri Antonio Tajani in una frase sola: «Se fornisci mezzi alle missioni comuni poi non ne hai più per proteggere i tuoi interessi». I costi comuni europei pagano comandi, logistica e trasporti; gli scafi li paga chi li manda. Ecco perché la leva vera sul Mar Rosso non è un decreto italiano ma una lettera a Bruxelles.
Due navi nella zona ad alto rischio, sei quelle richieste
I numeri della missione chiariscono l'urgenza. Nel Mar Rosso Aspides dispone complessivamente di tre vascelli, ma nella zona ad alto rischio operano una nave greca e una italiana. Nella lettera a Kallas, secondo quanto riferito, Crosetto indica in almeno sei le unità necessarie a mettere in sicurezza lo stretto: il triplo di quelle presenti. L'Italia si è detta pronta a inviare una seconda fregata, a condizione che gli altri Paesi contribuiscano all'onere finanziario. «Sono mesi che noi chiediamo all'Unione Europea di rinforzare la missione Aspides», ha ricordato il ministro. La Commissione, per bocca del portavoce Anouar El Anouni, ha risposto valorizzando il contributo italiano e ribadendo che «Aspides sta contribuendo a rendere sicura una rotta marittima d'importanza cruciale».
C'è inoltre un limite di mandato che nel Mar Rosso raramente viene spiegato. Nell'operazione i compiti si dividono in esecutivi e non esecutivi: alla prima categoria appartiene la close protection, cioè l'uso della forza a difesa del naviglio scortato; alla seconda appartengono la conoscenza situazionale e «l'attività di accompagnamento di unità mercantili nelle aree a basso rischio ovvero nell'area dello Stretto di Hormuz». Tradotto: proprio nel punto che Crosetto ha citato per giustificare l'accelerazione, Aspides può accompagnare ma non difendere. Il problema, quindi, non è solo quante navi ci sono. È cosa possono fare.

Mar Rosso: perché il traffico non è tornato
La misura del danno è nei transiti. Prima del 7 ottobre 2023 passavano nel Mar Rosso 65 navi al giorno, di cui cinque o sei legate a interessi strategici italiani; oggi i mercantili di interesse nazionale che attraversano lo stretto sono al massimo dieci alla settimana. Significa che l'Italia fa transitare nel Mar Rosso circa un quarto del naviglio di prima della crisi.
Il quadro generale conferma. Ad agosto 2026 sono passate dal Canale di Suez 196 portacontainer, in crescita del 36% sull'agosto precedente, con 1,68 milioni di teu; tuttavia, rispetto all'agosto 2023, la stiva transitata restava inferiore del 74% e il numero di navi del 65%, secondo le elaborazioni di MDS Transmodal. La ripresa esiste, è concentrata in pochi operatori e non ha riportato la rotta del Mar Rosso ai livelli precedenti. Infatti, finché il rischio di attacco resta, l'alternativa del Capo di Buona Speranza continua a essere la scelta prudente per molti armatori — con più giorni di navigazione, più carburante e costi che arrivano a valle, sugli scaffali.
Aspides è stata istituita l'8 febbraio 2024 e avviata undici giorni dopo; in ventinove mesi ha protetto oltre 720 mercantili, circa venticinque al mese. È un risultato, non una soluzione. Infine, resta il punto da cui si era partiti: nel racconto politico di questa settimana l'Italia ha minacciato di fare da sola nel Mar Rosso, ma ha scortato sotto bandiera europea e ha chiesto aiuto a Bruxelles. La scelta di campo che sembrava annunciata era già disponibile da gennaio, nero su bianco, e non è stata esercitata.


